Il 2.0 che fa mutare il non mutatoTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Il 2.0 che fa mutare il non mutato

Di ritiri e di cambiamenti, di passato e di futuro, di partiti 2.0 e ritiri per “fare squadra

Fonte: OltremediaNews

Molte cose e molte situazioni sono cambiate nella vita politica italiana degli ultimi due anni. A partire dalla stessa politica, mutilata da una legge elettorale che ha visto, nell’ultima tornata amministrativa, tutti vincenti e tutti perdenti, che ha ritrovato vigore, se così si può dire, col mezzo delle larghe intese. Durante le strane maggioranze, come è stata definita quella del governo Monti prima e di conseguenza quella del governo Letta poi, cambiano situazioni modus pensandi, cambia la politica: il Pd ha accettato il compromesso di governo col Pdl per il bene del paese che rischiava il collasso economico, finanziario, morale, politico et cetera; il Pdl ha, dunque, acconsentito al patto d’azione con i democratici a patto che si togliesse l’Imu sulla prima casa

Facile, dunque, che le larghe intese si prestino al gioco del Pdl e del Pd meno L come lo chiama Beppe Grillo. Forse troppo facile, ma che, sicuramente, ha una presa e un impatto immediato. E questo perché ai tempi dei tecnici e delle larghe intese cambiano anche le liturgie della politica: Matteo Renzi, ad esempio, cerca sempre di “uscire dal politichese”; ci si sgomita invocando il dibattito, quello schietto e franco, che però a volte sfocia in episodi poco felici per il Parlamento; si dà nome di scimmia ai ministri solo perché di colore. Insomma: tutto salta.

Anche le responsabilità singole dei ministri vengono meno, trincerate dietro ai “non potevamo sapere” ignorando, o peggio, ciò che è stato fatto avallando momentaneamente un potere dello Stato. Dal momento che saltano le liturgie, può anche succedere che tutto torni come prima, che tutto cambi per nulla cambiare: la Forza Italia 2.0 di Berlusconi, l’IDV 2.0 di Antonio Di Pietro e così via, fino ad un riassetto di strutture che poco hanno a vedere con la realtà politica e popolare del Paese. Come i ritiri. Dall’Abbazia di Spineto a Tivoli: prima il neo Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, poi il neo Sindaco di Roma Ignazio Marino. Si riscopre la meditazione e il ritiro spirituale, si riscopre il sentimento che fa unire tutti i membri di governi, consigli comunali et similia. Nell’Abbazia di Spineto si respirava un clima da vecchia Democrazia Cristiana (verrebbe da dire una DC 2.0, seguendo i canoni pocanzi menzionati) con due componenti ai vertici di un Governo provenienti, proprio, dalla storia a scudo crociato: Angelino Alfano ed Enrico Letta, Vicepresidente e Presidente.

Stesso discorso parrebbe valere anche per la scelta di Ignazio Marino, in linea con Politica Nazionale dei ritiri per ritrovarsi ed iniziare, così, una nuova fase politica e per creare squadra. Quindi Marino, all’entrata dell’hotel prescelto a Bagni di Tivoli ha ricordato come “i presidi americani” facciano questo tipo di incontri “per creare squadra”. “Team builiding”, come ha riportato il sito del quotidiano “Corriere della Sera”. La pratica dei ritiri, comunque, in voga nel periodo della Dc, veniva ripresa da Amedeo Forlani nel 1989: “ Non sarebbe male – ha esortato Forlani – che anche noi riprendessimo a frequentare i ritiri spirituali e dedicassimo più tempo alla meditazione” ( http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/07/15/cari-dc-per-noi-ci-vogliono-ritiri.html ).

Pratica necessaria per la Democrazia Cristiana, quella del ritiro; pratica sempre più in voga nella classe politica attuale con la sola differenza che ora si chiama fare squadra. Una sorta di “ritiro 2.0”. Ma serve davvero fare squadra per superare l’impasse in cui ogni amministrazione (locale e non) versa? C’è bisogno di fare spogliatoio,come veniva detto nei giorni in cui i ministri del governo Letta erano in quel di Spineto? Dall’89 al 2013 non sembra essere cambiato molto, se non un ipotetico quanto beffardo 2.0 a fianco alla parola “ritiro”. Si cambia per non cambiare? Oppure perché, in realtà, è la pelle che cambia ma non le interiora dell’animale?


MP

 

VAI SULLA PAGINA FACEBOOK DEL TRIBUNO

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top