Il 27 gennaio 1945, quando l'Armata Rossa aprì le porte degli inferiTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Il 27 gennaio 1945, quando l’Armata Rossa aprì le porte degli inferi

Il 27 gennaio del 1945 fu l’Armata Rossa ad aprire i cancelli di Auschwitz liberando ben 7.650 prigionieri abbandonati dai nazisti nel campo di sterminio di fronte all’avanzata sovietica. I tedeschi tentarono anche di distruggere le prove del genocidio, ma non ci riuscirono. Solo ad Auschwitz vennero uccisi quasi un milione e mezzo di prigionieri in pochi mesi..

“Dovremmo ricordarci che senza Stalin ora saremmo tutti nazisti. Invece Benigni, in una delle sue genuflessioni alla Chiesa e all’America, ha fatto liberare Auschwitz da un carro armato americano. Roberto! Auschwitz è stata liberata dall’Armata Rossa.” 
(Mario Monicelli)

Quando nel novembre 1944 l’Armata Rossa avanzava già decisa verso Ovest distruggendo le sacche di resistenza naziste che trovava sul proprio percorso fu chiaro tra gli ufficiali nazisti che molto presto avrebbero avuto il problema dei campi e dei prigionieri. A questo proposito fu Himmler a dare ordine di cessare le esecuzioni nelle camere a gas nel vano tentativo di demolire le prove del genocidio prima dell’arrivo dei sovietici. Per questo motivo i tedeschi cominciarono a distruggere le camere a gas e i forni crematori a Birkenau  ma non ad Auschwitz, dove il campo venne momentaneamente adibito a rifugio antibomba. Fino a quel momento nel campo polacco di Auschwitz erano già stati uccisi qualcosa come quasi un milione e mezzo di persone, e non solo ebrei, tra loro anche moltissimi prigionieri politici, dissidenti, omosessuali, zingari e semplici oppositori del nazismo. Quando i sovietici arrivarono di fronte al campo il 27 gennaio del 1945 il primo reparto a entrarvi fu quello del  1° Fronte Ucraino della LX Armata del generale Kurockin al comando del maresciallo Ivan Konev. Qui l’Armata Rossa trovò uno spettacolo raccapricciante di fronte ai propri occhi e liberò oltre 7000 prigionieri ancora in vita che vennero trovati in condizione di salute disastrose. Non solo, i soldati sovietici trovarono migliaia e migliaia di indumenti abbandonati e un numero sterminato di oggetti vari che erano appartenuti ai prigionieri prima di entrare nel campo di prigionia. I sovietici trovarono anche otto tonnellate di capelli umani imballati e pronti per il trasporto, qualcosa di molto simile a un girone infernale. All’ingresso trovarono la famosa insegna “Il Lavoro rende liberi” a sormontare l’ingresso nel campo, delle vere e proprie porte dell’inferno per molti. Ma l’Armata Rossa non liberò solo Auschwitz, i soldati russi arrivarono anche a liberare i campi di Chelmno e Belzec, peraltro due campi di sterminio progettati proprio per uccidere in massa migliaia di persone. Dal 1979 il campo di Auschwitz è divenuto patrimonio dell’UNESCO e ogni anno migliaia di ragazzi e ragazze di tutta Europa vi arrivano per vedere con i propri occhi quello che fu il nazifascismo. Quello che non si vuole ricordare adeguatamente però è che furono i sovietici ad aprire quei cancelli e a porre fine all’abominio, ed è quello che vogliamo fare noi con questo breve testo.

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