Il 9 maggio 1978 moriva Peppino ImpastatoTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Il 9 maggio 1978 moriva Peppino Impastato

Il 9 maggio 1978 la mafia uccideva Peppino Impastato. Una data forse non casuale dal momento che era lo stesso giorno in cui venne ritrovato il cadavere di Aldo Moro. Impossibile dimenticare l’esempio e il sacrificio di Peppino, un uomo che ha sacrificato la sua stessa vita per la giustizia. 

Ogni 9 maggio è impossibile che non venga in mente la figura di Peppino Impastato, un uomo straordinario che dedicò la sua stessa vita alla lotta contro il malaffare, la mafia e l’ingiustizia, fino ad arrivare a pagare il suo impegno in prima persona. Peppino del resto non era nato in una famiglia come le altre, era nato a Cinisi il 5 gennaio 1948 in una famiglia mafiosa, basti pensare che suo padre Luigi era stato inviato al confino sotto il fascismo, mentre suo cognato era nientemeno che Cesare Manzella, il capomafia ucciso in un agguato nel 1963 in un agguato con una autobomba. Inevitabile che la mafia e il crimine organizzato entrassero in qualche modo a contatto con il mondo di Peppino, che però a differenza del padre e della sua famiglia aveva ben altre idee. Ancora ragazzo infatti Peppino litigò col padre Luigi e decise di dedicare la sua vita alla lotta alla mafia, fuggendo persino di casa. Avvicinatosi all’idea socialista, Peppino fondò nel 1965 il giornale “L’idea socialista” e aderì persino al PSIUP. Nel 1968, solo tre anni dopo, Peppino si avvicinò al comunismo, cominciando da dirigente a partecipare in prima persone alle attività nel suo territorio, guidando le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’areoporto di Palermo, proprio a Cinisi, la sua Cinisi. Ancora giovanissimo Peppino nel 1976 creò un gruppo, Musica e Cultura, che si occupava di attività culturali come teatro, dibattiti e musica, una vera e propria rivoluzione culturale per un paese come Cinisi, dove l’antica mentalità era ancora quella dominante. Infine, lo stesso anno, creò Radio Aut, una radio libera e completamente autofinanziata con la quale cominciò apertamente a parlare dei delitti e degli affari criminali dei mafiosi a Cinisi e Terrasini. Il suo bersaglio preferito era il capomafia Gaetano Badalamenti che chiamava a mò di sfottò “Toro Seduto” Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici, e ben presto tutti, in Sicilia, iniziarono a conoscere quel ragazzo che aveva sfidato la mafia. Due anni dopo, nel 1978, Peppino Impastato si candidò nelle liste di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Non riuscì nemmeno a concludere la campagna elettorale dal momento che il 9 maggio 1978, lo stesso giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, venne ucciso e abbandonato nei pressi della ferrovia, inscenando un finto attentato che lui non avrebbe mai commesso. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale, anche se ormai Peppino se ne era andato per sempre. In modo vergognoso la stampa, le forze dell’ordine e persino la magistratura parlarono di un atto terroristico nel quale Peppino Impastato si sarebbe forse suicidato, niente di vero dal momento che lo sostennero sulla base di una lettera che però risaliva a molti mesi prima. Grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre Felicia però, finalmente venne messa alla luce la matrice mafiosa del delitto, e la sua famiglia ruppe per sempre con la criminalità organizzata. Inoltre i suoi compagni continuarono sul solco del suo impegno, continuando a portare avanti il Centro siciliano di documentazione aperto da Umberto Santino e Anna Puglisi nel 1977 a Palermo e successivamente nel 1980 dedicato proprio a Peppino. Il 9 maggio del 1979, il Centro siciliano di documentazione organizza, con Democrazia Proletaria, la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia d’Italia, a cui parteciparono 2000 persone provenienti da tutto il paese, un momento straordinario di antimafia avvenuto proprio nel segno di Peppino, il cui sacrificio non è avvenuto quindi invano. Alla fine anche i suoi assassini, o meglio il mandante, Gaetano Badalamenti, fu condannato dopo anni e anni di udienze all’ergastolo l’11 aprile 2002. Impossibile, ancora oggi, dimenticare la figura immensa di Peppino; il rammarico è quello di non essere riusciti a utilizzare la sua storia straordinaria per mostrare alla Sicilia e all’Italia che un’altra strada, di legalità, correttezza e giustizia, è possibile. Intanto però a tanti anni dalla morte emerge con forze un’interrogativo: Fu davvero casuale che Peppino Impastato venne ammazzato lo stesso giorno in cui venne ritrovato il corpo di Aldo Moro? Forse sì, ma come disse Andreotti a pensar male si fa peccato, ma spesso…

Addio Peppino

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