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martedì , 17 gennaio 2017
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Il Cairo in fiamme, scontri e morti per le sentenze di Port Said

Il Cairo in fiamme, scontri e morti per le sentenze di Port Said

Dopo le condanne severissime per le violenze e i 74 morti nello stadio di Port Said, l’ Egitto si infiamma ancora.

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Fonte: oltremedianews


Purtroppo non si parla di una partita, o di una conferenza stampa in cui si scaldano gli animi dei giocatori e dei tifosi. In questo caso non si parla nemmeno propriamente di sport, ma proprio perché è stato lo sport a far scaturire la scintilla, ci è sembrato doveroso raccontare questi eventi.

Torniamo al 28 gennaio dello scorso anno. Si gioca una partita della Premier League egiziana, la nostra serie A, Al-Masri contro Al-Ahly. La squadra di casa perde, e i loro tifosi invadono il campo in massa, rincorrendo i giocatori avversari per picchiarli mentre altri, rimasti sugli spalti, tirano sassi alla cieca, colpendo chiunque passi di lì. Uno scenario barbarico, che poco ha in comune con il calcio. I poliziotti sono vittima delle violenze, mentre i giocatori vengono evacuati con elicotteri. Lo stadio era un campo di battaglia, e come tutti i campi di battaglia anche esso ha reclamato le sue vittime. Nel panico la gente con buone intenzioni, il Vero Tifoso, cerca di fuggirema i cancelli non sono stati aperti dai responsabili alla sicurezza, peggiorando ulteriormente la situazione; nella calca rimangono uccise ben 74 persone. La guerriglia intanto si era allargata e aveva raggiunto la capitale egiziana stessa, e nemmeno a dirlo, la repressione fu durissima. È una strage a tutti gli effetti. Vengono arrestati inizialmente 43 elementima essi aumenteranno grazie alle ricerche della polizia e dalle riprese effettuate dalle telecamere. Il campionato viene bloccato dalla federcalcio a data da destinarsi.

La sentenza del 9 marzo era attesissima . C’era la paura di proteste violente, e se vogliamo possiamo trovare un antecedente significativo. Proprio a gennaio, dopo le condanne del primo appello, ci furono grandi  proteste e scontri e ancora una volta ci furono morti e feriti. Proprio per questo si temeva che potesse succedere ancora. Il tribunale della capitale ha confermato le 21 condanne a morte ai danni dei tifosi responsabili della strage, inoltre per quanto riguarda gli altri imputati, 5 sono stati condannati all’ergastolo, altri 19 hanno visto ridotta la propria pena e ben 28 sono stati assolti. Tuttavia i 21 condannati a morte per impiccagione hanno incontrato la solidarietà dei manifestanti che si sono riuniti per protestare contro le condanne emesse dal tribunale e contro il governo islamista di Mosri. Politica e calcio si uniscono ancora purtroppo. I tifosi e i protestanti chiedono che altrettante condanne siano date ai poliziotti che hanno usato la violenza contro i cittadini. Ci sono state vittime, tra le quali spicca un povero bambino di 8 anni, secondo le fonti mediche del Cairo negli scontri per le sue strade. Viene incendiata la sede della Federcalcio egiziana e viene dato fuoco anche alla sede della polizia della capitale; nel frattempo i pompieri sono ostacolati nel prestare soccorso agli edifici in fiamme. La metropolitana è bloccata dai manifestanti, i treni verso Port Said vengono soppressi, i motoscafi invadono le acque del Canale di Suez andando alla deriva dopo che i manifestanti li hanno privati degli ormeggi ostacolando la navigazione e per ampliare il disagio marino, i traghetti uscenti dalla città sono stati bloccati.

Nel centro del Cairo per garantire la sicurezza del governo e della Shura, il Senato, sono stati schierati dei carri armati dall’esercito. La situazione è sempre tesissima, anche se molto molto lentamente si è calmata pur continuando gli scontri. La decisione finale sulle condanne è ora nelle mani del Gran Muftì che quasi sempre avalla le sentenze dei tribunali ma che questa volta si è preso più tempo per decidere.

Non si è parlato di calcio, di Sport. Esso è rimasto nello sfondo a fare da cornice racchiundente questi terribili eventi. E’ davvero possibile che tutto questo sia scaturito da una partita di calcio malamente persa? Oppure in mezzo c’è la politica? Forse le proteste per la strage dello stadio di Port Said e quelle contro il governo egiziano si sono unite, creando un canale di sfogo comune per la popolazione ormai allo stremo? Non possiamo dirlo. Solo una cosa è certa: questa violenza, non può essere vincolata allo sport.Tutto questo non è sport.

Davide Tiberia

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