Il Califfato potrebbe trasferirsi in LibiaTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Il Califfato potrebbe trasferirsi in Libia

L’intervento russo in Siria, la controffensiva di Hezbollah e dell’esercito siriano, l’avanzata di quello iracheno stanno mettendo a dura prova l’esistenza e la resistenza dello Stato Islamico in Siria e Iraq. Sirte e la Libia invece, immerse nel caos del post-Gheddafi, potrebbero rappresentare il luogo ideale per un nuovo califfato del terrore. 

Da tempo gli addetti ai lavori, ma non solo, parlano della Libia come di una terra di nessuno, un non-Stato che somiglia sempre di più a luoghi come la Somalia dove tribù e bande armate si contendono il controllo su territori, città, villaggi. In Libia esistono diversi governi sulla carta, ma è chiaro che nell’anarchia rurale si sia inserito l’attore più pericoloso, quel Califfo che ha già seminato il terrore in Iraq e in Siria e che hanno cominciato a conoscere anche in Nord Africa. Gli artigli dell’Isis hanno già azzannato Sirte, una città non casuale dal momento che è stata l’ultima trincea dove ha combattuto Muammar Gheddafi prima di venire linciato da quei “ribelli” che nella narrazione occidentale erano giovani ragazzi assetati di libertà e che nella realtà, forse più prosaicamente, si sono rivelati ben altro. A Sirte il Califfo è già arrivato con tribunali islamici, decapitazioni pubbliche e altre cose terribili, al punto che verrebbe da chiedersi se quelli che hanno voluto cacciare Gheddafi in quanto dittatore sappiano. Non era un paradiso la Libia ma era un luogo dove era possibile laurearsi, studiare e vivere senza incorrere nella Sharia o nel rischio della decapitazione per non aver recitato le preghiere, e oggi è invece un luogo del terrore con le bombe dell’Occidente che hanno distrutto le infrastrutture condannando il Paese alla miseria.

Secondo Maurizio Molinari, sempre molto informato sulle vicende del Medio Oriente, lo Stato islamico in difficoltà in Siria e in Iraq starebbe pensando di trasferirsi in Libia, per la precisione a Sirte. A lanciare l’allarme sarebbe stato il presidente egiziano Al-Sisi, uno su cui se non altro si può fare affidamento nella lotta contro il terrorismo islamico. Secondo l’intelligence egiziana a Sirte negli ultimi giorni sarebbero arrivati alcuni dei fedelissimi del Califfo, al punto che lo Stato Islamico nell’area si sarebbe pericolosamente rafforzato. Con Raqqa seppellita dalle bombe dell’Occidente e della Russia e con l’esercito siriano e iracheno che riconquistano terreno da Est e Ovest, l’Isis secondo molti analisti militari avrebbe le ore contate. Ecco che quindi potrebbe trasferirsi in Libia, dove peraltro esistono già cellule dell’Isis, le stesse che hanno stretto alleanza con i nigeriani dei Boko Haram. Il timore è che il Califfo decida di spostare l’hub dell’Isis in Nord Africa, permettendo così ai terroristi di destabilizzare la Tunisia, l’Algeria e l’Egitto. Al-Sisi se non altro ha mostrato di essere un fiero oppositore del terrorismo islamico, ma è chiaro che con l’Isis radicato in Libia anche l’Italia verrebbe sottoposta a un rischio finora mai sperimentato.

Dc

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