Il capitalismo, la democrazia, e il neocolonialismoTribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:
Il capitalismo, la democrazia, e il neocolonialismo

Il capitalismo, la democrazia, e il neocolonialismo

Mentre il nostro Paese insieme a tutta la fascia mediterranea sprofonda nella miseria e nella crisi economica e morale, le teorie neoliberiste non sembrano fermarsi di fronte a niente e anzi rilanciano, al punto che si configura un rapporto di neocolonialismo con l’Europa mediterranea.

Uno dei problemi dell’Italia, lo abbiamo già detto, è che il campo della cosiddetta “sinistra” ha distrutto se stesso, accettando in toto la visione del mondo degli avversari sotto ogni ambito, da quello culturale a quello geopolitico. Da allora parole come “lotta di classe” sono state denigrate e relegate a un passato ormai lontano, una immane campagna di demonizzazione volta a rompere i ponti con il passato per avere “le mani libere”. I danni che sono stati realizzati da quando la sinistra italiana è diventata quella roba lì sono sotto gli occhi di tutti, ed è del tutto inutile riproporre uno sterile elenco delle nefandezze che abbiamo dovuto subire. Il problema però è che ci sembra in pochi colgano la reale partita che è in campo adesso. Il neoliberismo dai tempi della Thatcher e di Reagan, è diventato il pensiero forte dell’Occidente, e si sta “vendicando” del “tradimento” marxista facendo terra bruciata proprio in quei Paese che, guardacaso, sono sempre stati guardati dai paesi anglosassoni con quella tipica puzza sotto al naso con cui Londra, Parigi, Berlino e Washington hanno sempre guardato le proprie colonie. Ovviamente questo è solo un nostro punto di vista, ma siamo convinti che non sia casuale che questa crisi finanziaria abbia prodotto l’annullamento e l’annichilimento, nonchè la colpevolizzazione, di quello che restava delle grandi conquiste sociali del XX secolo, ottenute appunto grazie al pensiero di Karl Marx. E’ lui che si vuole colpire, facendo passare il concetto che questa crisi fosse inevitabile proprio a causa delle risorse spese per mantenere i “fannulloni”, ovvero coloro che ricevono servizi dallo Stato per sopravvivere. E qui si innesta un altro interessante punto da approfondire, ovvero che sia in atto uno scontro di tipo “culturale”, con la filosofia di stampo protestante e calvinista che domina i paesi anglosassoni che vede con disprezzo il “pietismo cattolico” della solidarietà sociale, del welfare, dei servizi ai cittadini. Tutto questo va in contrasto palese con il capitalismo, dal momento che è l’individualismo il valore primario del sistema anglosassone, con il non detto che “se non ce la fai” alla fine è giusto che resti ai margini della società. E’ uno scontro tra civiltà, tra visioni del mondo, tra culture contrapposte, uno scontro che affonda le sue radici nel passato e che permane irrisolto. Guardacaso proprio le agenzie di rating avevano individuato come un “problema” le Costituzioni antifasciste dei paesi mediterranei, nate all’indomani del nazifascismo, in quanto mettevano troppi paletti al profitto e al mercato. Con questo non vogliamo sembrare complottisti, non vogliamo dire che la crisi sia stata indotta per ottenere una americanizzazione generale e distruggere e annichilire l’alternativa “mista” europea, che ha recuperato diversi aspetti dal socialismo, siamo certi che la crisi fosse un prodotto inevitabile e sistemico di questo sistema economico e sociale chiamato neoliberismo. Ma è sicuro che una volta preso atto della crisi, qualcuno abbia voluto utilizzare la cosa a proprio vantaggio, facendo una lotta di classe vera per distruggere tutte le conquiste culturali e materiali del socialismo. L’ “Io” contro il “Noi” insomma, un becero tentativo di americanizzare il mondo che avviene non con le bombe e i colpi di pistola ma con lo spread e il ricatto delle banche. E tutto questo avviene perchè qualcuno, dall’altra parte dell’Oceano, pensa di essere un “popolo eletto” in grado di decidere per tutto il mondo quale è la direzione da prendere. In tutto questo però emerge una speranza, la stessa speranza che ci hanno restituito i 70.000 che hanno marciato a Roma contro l’austerity, ovvero la speranza di parlarne e trovare insieme una soluzione per uscirne come gruppo, come popolo, e non come singoli individui come nella mentalità anglosassone, dove la cooptazione dei “meritevoli” divide la classe di riferimento in modo drammatico. Sull’onda lunga del Sessantotto il campo avverso a quello socialista ha avuto buon gioco nel banalizzare nel grigiore il campo avversario e nel proporre beni di consumo e stili di vita goderecci e tutti improntati al dispiegamento senza limiti dell’ “io”, distruggendo il senso di comunità e illudendo ciascuno di potercela fare a trovare un soddisfacimento nella società. Hanno fatto credere che bastano le doti personali, la fatica, la fiducia in se stessi, per ottenere un posto di rilievo della società, e chi non ce la fa, dopotutto, se lo merita. Alla fine l’egoismo è duro da sconfiggere, e se qualcuno pensa di avere tanto per sè, difficilmente si preoccuperà degli altri, quindi tantovale fargli credere che lui ha perchè se lo merita, e sarà uno dei più ardenti fanatici dello status quo. Il capitalismo ha scoperto tutto questo, e ha vinto. Ma ora che scricchiola e vorrebbe imporre un modello culturale oltre che economico a paesi che non hanno nulla in comune con esso, potrebbe aver tentato il passo più lungo della gamba. Ora che le ricchezze per soddisfare l’ “io” stanno finendo, ecco che potrebbero pensare di trasformarci in una colonia, una sorta di neocolonialismo che ora è diretto verso di noi in quanto popolo dotato di una cultura ritenuta non adatta a sposare quello che viene definito il “modello giusto”. Una volta smantellato tutto quello che resta della nostra Costituzione, magari essa stessa, ecco che non rimarrà più niente, diventeremo una società atomizzata, priva di memoria storica, priva della consapevolezza che potrebbe esistere una alternativa. E intanto fedeli collaborazionisti, che al governo ci sono già o stanno per arrivarci, completeranno l’opera di neocolonialismo, trasformando il nostro Paese nel giardino bello e soleggiato del Nord del mondo, dove il massimo che si può sperare è di diventare i giardinieri e i maggiordomi di qualcuno. E se pensate che tutto questo sia una forzatura, pensate alle parole pronunciate recentemente da Papa Francesco, che si è scagliato contro la cultura dell’ Esclusione degli ultimi e contro l’eccessiva ricerca del profitto.

Gracchus Babeuf

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/vermininc/2746566782/”>Vermin Inc</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top