Il "castello di carta" dell'identità dell' OccidenteTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Il “castello di carta” dell’identità dell’ Occidente

L’Occidente inteso concettualmente oggi continua a proporre se stesso come la guida non solo economica ma anche morale del mondo. Intellettuali, paesi e governi che si ritrovano nel campo dell’ “Occidente” continuano a farsi portatori e rappresentanti di determinati ideali e valori “positivi”, ma per farlo devono per forza di cose nascondere la polvere del tappeto e procedere con la odiosa pratica del “revisionismo storico”. 

La storia è un elenco di fatti, di date, luoghi ed eventi che dovrebbe essere scevra da giudizi e prese di posizioni a priori. Gli storici cioè dovrebbero limitarsi a documentare la realtà senza cercare in essa le conferme a tesi precostituite. Questo ovviamente in teoria perchè in pratica l’interpretazione dei fatti storici è figlia del sentire del momento che a sua volta è largamente influenzabile e modificabile dai centri di potere che irraggiano l’informazione e la cultura nella società. Non diciamo ovviamente nulla di nuovo anche perchè la pratica del “revisionismo” storico è stata largamente analizzata da persone sicuramente più eminenti di noi. In modo particolarmente odioso si è visto il tentativo realizzato già nel corso del XX secolo di riabilitare il nazismo e il fascismo arrivando persino a negare le camere a gas e il progetto di sterminio, anche se in questo fortunatamente caso la levata di scudi del mondo accademico e culturale ha impedito che venisse presa in considerazione. Ma quanto la nostra memoria e la nostra concezione della realtà siano viziate da interpretazioni è possibile constatarlo anche solo prendendo in esame il modo sbrigativo con il quale l’Occidente ha metabolizzato e dimenticato il periodo dell’oscurità coloniale, un periodo che a dispetto di falsità e narrazioni più o meno ben riuscite è finito non nell’Ottocento ma in pieno XX secolo. Anzi ci risulta che più o meno formalmente le grandi potenze coloniali abbiano conservato avamposti in giro per il mondo, a segnalare che l’Occidente non solo non riconosce la colpa di essersi impossessata di beni e risorse non sue, ma anzi ipocritamente continua a perpetrare esattamente lo stesso schema mentale seppur in modo più subdolo. Tutto questo per agganciarci al nocciolo del nostro pensiero, ovvero che l’Occidente in modo propagandistico si fa portavoce di valori considerati positivi di per sè come la “libertà”, la “giustizia”, la “democrazia”, mentre nella realtà persegue il proprio utile senza nessuna considerazione di questi stessi valori, sia all’interno dei propri confini, sia fuori. E non c’è bisogno di citare il neocolonialismo, il ricatto del debito pubblico e dell’economia sulle nazioni e sui continenti per notare che esiste una contraddizione in termini quasi da ossimoro all’interno della società che viene costruita nei paesi del cosiddetto “Occidente”. Beninteso la cultura occidentale ha prodotto anche grandi cose, basti pensare all’illuminismo, al progressismo, alle conquiste nel campo scientifico e nei diritti umani, ma queste conquiste sembrano oggi quasi lettera morta. Il revisionismo opera in questa direzione, rimuovendo dalla memoria storica tutto ciò che è scomodo e inserendovi invece di volta in volta quanto più può servire a legittimare il presente. Un pò come dal 1989 in molti hanno trovato fruttuoso inaugurare la stagione del processo al comunismo in modo così da dare sprone all’avvento della cosiddetta “democrazia” che è poi quel sistema politico corrotto e sempre meno rappresentativo che abbiamo imparato a conoscere fino alla crisi dei nostri giorni. Allo stesso modo oggi, nel 2015, l’Europa non si turba di fronte alla presenza di ucraini ultranazionalisti e sostenitori di Stepan Bandera (collaborazionista delle Ss), perchè evidentemente la demonizzazione del nazifascismo non rientra più nelle priorità. Una interpretazione della storia selettiva che permette così’ al sistema economico del capitalismo di sopravvivere adeguandosi al senso comune che viene da esso inevitabilmente forgiato e foggiato su misura, non a caso ogni centro del sapere e dell’informazione indipendente negli ultimi anni di crisi ha visto erodere ogni spazio di manovra. Non a caso oggi in nome di questi presunti valori comuni, vedi l’onnipresente “libertà”, stati sovrani come quelli europei hanno concesso la loro sovranità in nome dell’ingresso nell’Unione Europea, processo che porterà sostanzialmente a erodere ogni possibilità di incidere ai cittadini dei singoli paesi. Un processo di globalizzazione del quale viene proposta una lettura univoca, priva di contraddittorio, all’interno della quale appare come un processo inevitabile e assolutamente positivo, per chi non si sa. Il fatto è che forse il processo della globalizzazione era effettivamente inevitabile ma era sicuramente possibile gestirla in modo diverso solo che i centri di potere cui questo non andava bene lo hanno impedito imponendo una visione del presente che è anche figlio di una determinata visione del passato. Una visione per la quale se va bene nazismo e comunismo sono la stessa cosa, per la quale la presunta “democrazia” è l’unico dei mondi possibili, una visione propedeutica a facilitare l’accettazione del presente a una massa di cittadini sempre meno consapevoli della loro storia e quindi del proprio presente.

Gb

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