Il clamoroso fallimento del liberismoTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Il clamoroso fallimento del liberismo

Negli ultimi cinque mesi il debito pubblico italiano è cresciuto di oltre 83 miliardi di euro mentre dal 2007 a oggi è cresciuto di 613 miliardi. Il Pil in compenso è rimasto invariato a segnalare il totale fallimento delle politiche liberiste nel risanare i conti pubblici. Eppure nessuno è chiamato a risponderne.

Anche se qualcuno non ne capisce nulla di economia basterebbe prendere in mano i dati degli ultimi mesi/anni per rendersi conto di come le politiche economiche con le quali si è cercato di affrontare la crisi non solo hanno fallito, ma hanno anche fatto precipitare la situazione. Solo negli ultimi cinque mesi del 2015 infatti, il debito pubblico italiano è cresciuto di qualcosa come 83 miliardi di euro, mentre dal 2007 a oggi il debito è cresciuto di qualcosa come 613 miliardi portandosi dai 1598.97 miliardi di euro a 2.218,23 di oggi. Considerato che il Pil è rimasto invariato negli ultimi anni, ecco che la situazione appare drammatica e la percentuale del debito rispetto al Pil è salita dal 99% del 2007 al 135% di oggi. E quindi? Questo significa che tutte le misure e le riforme adottate per abbassare la crescita del debito si sono rivelate un fallimento clamoroso e anzi hanno peggiorato la situazione. Non solo, anche le tanto conclamate riforme del lavoro non hanno fatto ripartire nessun dato ma in compenso hanno contribuito a rimuovere diritti per una quota sempre maggiore di cittadini italiani. Nessuno però sembra proporre davvero di finirla con lo strozzinaggio dell’Ue, con il nostro Paese che è letteralmente costretto a pagare tassi di interesse a coloro che acquistano i titoli di stato. In sostanza l’Italia non potrà mai rimborsare il debito pubblico proprio come la Grecia, ma intanto nel passare degli anni verranno realizzati nuovi tagli per rincorrere questa folle illusione. Non solo, i fautori del neoliberismo continuano a presentarsi in Tv propagandando le loro riforme senza rendere conto a nessuno dei disastri causati, e la sensazione è che questo andazzo continuerà nei prossimi mesi ed anni in modo ancora più pronunciato ancor più che le regole della Bce non sono riformabili. Questa è dunque l’Europa “progressista” che in tanti, soprattutto nel Pd, vorrebbero difendere a spada tratta.

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