Il comunismo, il socialismo e una nuova narrazione come alternativa alle barbarieTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Il comunismo, il socialismo e una nuova narrazione come alternativa alle barbarie

Il mondo post-89 ha visto sostanzialmente la fine dell’elaborazione teorica e di prospettiva della sinistra che ha lasciato il campo al liberismo capitalista. Nei vent’anni successivi più nulla si è opposto alla globalizzazione capitalistica, e oggi di fronte al suo fallimento riemergono le barbarie della lotta religiosa, della xenofobia e della lotta per le risorse. Bisognerebbe riavvolgere il nastro e riprendere la storia della sinistra elaborando una nuova narrazione in grado di traghettare il mondo lontano dal rischio di un nuovo “medioevo”.

Ogni qual volta un Impero o un sistema di valori nella storia dell’uomo arriva al punto critico e comincia a crollare si apre un periodo di tensioni incontrollate che spesso sfociano nel caos vero e proprio. Nel 1989 con il crollo dell’Unione Sovietica non è solo crollato fisicamente un governo che rappresentava il comunismo, ma è crollato l’intero sistema di valori che permetteva alla sinistra di veicolare una narrazione più o meno indipendente da quella dei loro avversari ideologici. Il capitalismo sostanzialmente ha vinto, ma non ha dato alcuna gloria ai vinti. Al contrario ha destituito le ragioni dei vinti da ogni fondamento facendo credere che rappresentassero l’ “impero del male”, come disse Ronald Reagan nel 1983 riferendosi appunto all’Unione Sovietica. Intellettuali di sinistra che fino al giorno prima parlavano dell’inevitabilità del socialismo vedendosi crollare il mondo addosso hanno finito per passare dall’altra parte, accettando i valori veicolati dal capitalismo e accettando integralmente il sistema di valori che fino a qualche anno prima era dei loro avversari politici. La demonizzazione totale ed estremistica dell’intero esperimento comunista nel XX secolo, oltre che a essere ingiusta dal punto di vista storico (vedi tutte le incongruenze e le inesattezze sul comunismo che però vengono prese per vere senza alcuna fonte) è stata deleteria dal punto di vista oggettivo in quanto ha visto un annullamento della narrazione opposta a quella capitalistica. Di conseguenza l’unica narrazione oggi attiva è quella dell’Occidente “buono” e portatore di valori come “libertà” e “democrazia”, una narrazione che non tiene minimamente conto del fatto che gran parte del mondo si trova ancora sotto una oppressione oggettiva e che soprattutto non tiene conto del fatto che l’Occidente è diventata la locomotiva del mondo imponendosi con la forza su tutti gli altri popoli, vedi colonialismo e neocolonialismo. Oggi che il meccanismo sembra essersi inceppato e il capitalismo non genera più ricchezza come prima generando sempre più solo ricchezza per pochi e ingiustizie per tutti gli altri, ecco che non esiste più alcuna narrazione da opporre con coerenza ed efficacia. C’è stato un periodo di qualche decennio nel XX secolo, quello chiamato della decolonizzazione, nel quale popoli oppressi dell‘Africa e dell’Asia avevano trovato proprio nella narrazione socialista e comunista una speranza di riscatto, ed è forse anche per questo motivo che l’Occidente ha utilizzato ogni mezzo per spegnere questa narrazione, ricorrendo anche al supporto attivo dato a quelle frange più estreme dell’islamismo, vedi quanto fatto in Afghanistan con i mujhadeen contro l’invasione sovietica. Durante quel periodo gli Stati del Terzo Mondo avevano capito sostanzialmente il motivo che li portava a essere “poveri”, il progressismo marxista e l’internazionalismo socialista li facevano avanzare, seppur a strappi e con molta fatica, verso una narrazione di progresso. Con il 1989 quella narrazione è stata distrutta e oggi i paesi che si trovano sotto l’oppressione economica e materiale non hanno altra narrazione se non quella religiosa a dare un senso alla loro esistenza e soprattutto una prospettiva. Ecco perchè il richiamo infido della religione è tornato a farsi sentire soprattutto nei paesi arabi e in Africa laddove l’oppressione materiale è più forte. Accettare la realtà diventa impossibile per masse sempre più isolate, prive di servizi e di prospettiva, ecco quindi il bisogno di una narrazione che dia una prospettiva di lungo periodo e che si contrapponga a quella dominante del turbocapitalismo occidentale e americano. Ma non c’è bisogno di andare fino in Medio Oriente per capirlo, anche nella occidentale Europa essendo tramontata la narrazione socialista e comunista che nel Novecento dava una prospettiva laica, progressista e democratica (sì democratica, basti vedere la storia dei partiti comunisti europei nel Secondo Dopoguerra), non è rimasto più nulla a parte la narrazione dominante. Coloro i quali non si adeguano alla narrazione dominante diventano dei reietti, vengono messi ai margini della società finendo per diventare quasi un sottoproletariato, una società all’interno della società, scollegata dai gangli vitali che danno l’identità culturale a un popolo. E infatti in quanti privi di una narrazione alternativa anche in Europa si lasciano sedurre dalla xenofobia, dalla intolleranza, dalla paura e magari dalla religione? Il rischio è che nei prossimi anni si sancirà il fallimento del capitalismo, un fallimento oggettivo e sotto tutti i punti di vista, ma non ci sarà niente altro da proporre se non l’identità nazionalista dei singoli popoli che potrebbero tornare a scornarsi per l’osso proprio come decenni fa. Al posto del progresso rischiamo di assistere a un “regresso”, un ritorno a lotte di religioni che sembravano essere finite a Lepanto nel XVI secolo. Oppure si può tornare al 1989 e riprendere in mano il filo rosso di quella storia per raccontare una nuova narrazione socialista e comunista che, facendo tesoro degli errori passati, possa rappresentare una valida alternativa alle barbarie e al Medioevo.

Gb

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top