Il conto salato dei nemici della culturaTribuno del Popolo
martedì , 17 ottobre 2017
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Il conto salato dei nemici della cultura

Ha fatto discutere un articolo di Stefano Feltri intitolato “Il conto salato degli studi umanistici” nel quale si prendeva di mira la scelta compiuta da molti ragazzi di iscriversi alle facoltà umanistiche. Un attacco scorretto e anche un pò grottesco che la dice lunga sul modus operandi del “pensiero unico”.

Tra qualche settimana molti studenti cominceranno l’università. I loro genitori che si sono laureati circa trent’anni fa potevano permettersi di sbagliare facoltà, errore concesso in un’economia in crescita. Oggi è molto, molto più pericoloso fare errori. Purtroppo migliaia e migliaia di ragazzi in autunno si iscriveranno a Lettere, Scienze politiche, Filosofia, Storia dell’arte.“, cominciava così  l’articolo pubblicato da “Il Fatto Quotidiano” di Stefano Feltri che non ha avuto altro di meglio da fare che scagliarsi contro quello che per i cantori del pensiero unico capitalistico è un “ramo morto”. Eh sì perchè la cultura non produce direttamente ricchezza, così per quelli come Feltri i ragazzi che scelgono di laurearsi in storia, filosofia e italiano semplicemente sbagliano scelta. Ma Feltri è andato ancora oltre: “È giusto studiare quello per cui si è portati e che si ama? Soltanto se si è ricchi e non si ha bisogno di lavorare, dicono gli economisti. Se guardiamo all’istruzione come un investimento, le indagini sugli studenti dimostrano che quelli più avversi al rischio, magari perché hanno voti bassi e non si sentono competitivi, scelgono le facoltà che danno meno prospettive di lavoro, cioè quelle umanistiche“. Insomma parole terribili, anche questa volta esemplificative del modo di pensare di una certa “intellighenzia” che evidentemente guarda con disprezzo coloro i quali intraprendono un percorso di studi che li porterà inevitabilmente ad avere un pensiero critico e a non essere delle prone e docili “unità di produzione”. Non solo, Feltri ha anche detto senza mezzi termini che gli studi umanistici dovrebbero essere appannaggio solo di chi se lo può permettere, un ritorno per certi versi alla istruzione classista dell’Ottocento dove i poveri possono studiare solo quelle materie che permettono al sistema di inglobarli come unità produttive, peraltro per sfruttarli. L’appello che noi lanciamo ai giovani in risposta a quello di Feltri è, al contrario, quello di iscriversi alle facoltà umanistiche in quanto probabilmente sarà difficile trovare “lavoro”, ammesso che ormai si possa chiamare così, ma almeno si avrà un cervello indipendente, che poi è quello che Feltri e soci più temono.

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