Il Cremlino, la Casa Bianca, le sanzioni e l'ossessione del "Regime Change"Tribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Il Cremlino, la Casa Bianca, le sanzioni e l’ossessione del “Regime Change”

Si fa un gran parlare di Guerra Fredda 2.0 con schermaglie diplomatiche e non tra Russia e Stati Uniti all’ordine del giorno. Con l’accerchiamento di Mosca riguardo alla vicenda dell’Ucraina però si è fatto un ulteriore salto in avanti, e il Cremlino accusa Washington di lavorare non tanto per un contenimento della Russia, quanto per un vero e proprio “Regime Change”, che sarebbe il secondo in trent’anni.

Ormai trent’anni fa il potere sovietico si sgretolava come neve al sole, quasi dall’oggi al domani, vanificando il tentativo messo in atto, sinceramente o meno, da Gorbachev con la Perestrojka e la Glasnost di rinnovare il socialismo reale. Le cose non sarebbero andate così per forza, e ormai le ingerenze degli Stati Uniti e del blocco Occidentale all’interno della vita dell’Unione Sovietica degli anni Ottanta sono state ampiamente appurate, basti pensare al ruolo giocato da Solidarnosc con i suoi legami con il Vaticano, la Cia e così via.  Questo non vuole assolutamente dire che le cose nell’Urss andassero bene, dei problemi esistevano sicuramente ed erano sistemici, ma è indubitabile che l’avversario dell’Urss, ovvero gli Stati Uniti, abbiano fatto tutto quello che era in loro potere per far sì che la crisi interna dell’Urss diventasse una crisi capace di far crollare l’intero sistema. Si chiama realpolitik del resto, e quando si ha una Guerra Fredda totale come quella tra Usa e Urss nel XX secolo, appare chiaro che i due schieramenti fossero pronti a qualsiasi cosa pur di prevalere sull’avversario.

Oggi l’Unione Sovietica e il socialismo reale non ci sono più e per qualche anno Mosca e Washington sono viaggiate sulla stessa lunghezza d’onda con la Russia di Eiltsin che ha abbracciato completamente il neoliberismo occidentale. Inutile dire che il neoliberismo applicato a tavolino in tutto l’ex blocco socialista ha provocato dei danni enormi alle economie di questi paesi e alle popolazioni, danni però che i media hanno pensato bene di occultare e non raccontare celebrando invece la ritrovata “democrazia” e teorizzando persino la “Fine della Storia”, vedi Francis Fukuyama. Le cose però con l’avvento di Vladimir Putin nelle stanze del Cremlino sono cambiate velocemente; questo non vuol dire che Putin sia un “comunista”, ovvero il portatore di un sistema da contrapporre al capitalismo, ma vuol dire semplicemente che con Putin la Russia ha smesso di pensare se stessa come un paese comprimario e secondario. Questo peccato “mortale”, ovvero il ritenere la Russia un paese sovrano e quindi in grado di decidere della sua sovranità e delle sue politiche in modo indipendente ha scatenato la rabbia e l’isteria  a Washington. Per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda la Russia è tornato a essere un Paese indipendente che dichiara al mondo di voler fare i propri interessi, e lo ha dimostrato mettendo a punto una politica estera che non è allineata a quella della Casa Bianca. Inevitabile che da Washington abbiano cominciato a storcere il naso, inevitabile che a Washington farebbe sicuramente più comodo una Russia “democratica” (ovviamente democratica secondo i criteri degli Usa) allineata in politica estera e in geopolitica agli standard e agli obiettivi degli Stati Uniti.

Da qui la decisione degli Usa di cominciare una opera capillare di destabilizzazione della Russia e della figura di Putin, una campagna mediatica portata avanti in modo grossolano e grezzo e a trecentosessantagradi. Putin e la Russia sono diventati nuovamente un paese considerato “aggressore”, che non rispetta i diritti umani e che mira al predominio mondiale. Queste fantasiose teorie vengono propagandate quotidianamente a mezzo stampa e ripetute dai politici e dai capi di Stato dell’Occidente, una sorta di costruzione del nemico che è propedeutico al tentativo di destabilizzarlo o comunque di creare le condizioni per una sua destabilizzazione. E infatti si è prima cominciato con i diritti civili attaccando la Russia sui diritti degli omosessuali e non, vedi la vicenda delle Pussy Riot e delle Femen, poi con la vera e propria aggressione militare in Ucraina con le accuse alla Russia di invasione, e infine con le sanzioni commerciali da esse derivanti. L’Occidente sostiene che queste sanzioni servono a “contenere” la Russia, ma nella realtà sembra che l’Occidente voglia attaccare la Russia, nel senso che vuole un regime change per eliminare il nemico che siede nuovamente al Cremlino. Di questo sembrano essersene accorti i russi, e infatti il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha risposto in modo netto: “I leader occidentali dicono pubblicamente che le sanzioni devono colpire l’economia russa favorendo proteste pubbliche. L’Occidente non vuole cambiare le politiche in Russia, loro vogliono un cambiamento di regime. Praticamente nessuno lo nega“. Lavrov ha anche chiarito il suo atteggiamento nei confronti dell’Europa: “L’Unione Europea è il nostro partner più importante, nessuno vuole spararsi sui piedi e rifiutare la cooperazione con l’Europa, ma tutti capiscono che gli affari non torneranno normali come prima“.

Non solo, Lavrov ha anche criticato per l’escalation una “minoranza aggressiva” nelle nazioni europee che porta avanti un piano ideologico per ristrutturare l’architettura del potere in Europa dell’Est, inclusa l’Ucraina, piuttosto che affrontare i problemi che attanagliano l’Europa e sono di natura economica e sociale. Gli Stati Uniti attualmente, come ricordato dallo stesso Lavrov, hanno scelto di esercitare pressioni su altre nazioni per obbligarle ad assumere la loro stessa visione del mondo. Insomma agli Stati Uniti non interessa tanto quali siano le idee di chi governa la Russia, agli Usa interessa cambiare la politica del Cremlino per poter fare i propri interessi e quando questo non accade interessa creare le condizioni per cambiare governo in modo da sostituirlo con uno più propenso a fare i suoi interessi.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top