Il Deserto bancario italianoTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Il Deserto bancario italiano

La fortissima scossa tellurica che ha colpito l’Europa a causa del referendum che ha sancito l’abbandono del Regno Unito all’UE si è trasferita immediatamente sugli elementi più fragili della costruzione europea.

Sicuramente tra questi quello più vistoso e importante è il sistema bancario del terzo paese più importante d’Europa come peso economico: l’Italia. Immediatamente le banche italiane sono state colpite da una fortissimo attacco speculativo (che non va visto come un complotto pluto-giudaico-massonico, ma come normale allocazione delle risorse da parte degli investitori) a causa della loro fragilità causata dall’enorme esplosione dei crediti in sofferenza (che ormai hanno superato i 200 miliardi di euro) e dei crediti incagliati (non meno di ulteriori 150 miliardi).

Immediatamente il governo Renzi – conscio che il panico causato dall’effetto #Brexit – si è attivato per chiedere la sospensione delle norme sul Bail-in e del divieto degli aiuti di stato per le banche. L’idea pare fosse quella (a leggere anche il Prof. Giavazzi sulle colonne del Corriere della Sera) di ricapitalizzare le banche in evidente difficoltà con 40 miliardi di Euro. Sfortunatamente l’ipotesi d lavoro caldeggiata dagli italiani è stata respinta dalla contraerea tedesca che di riscrivere le regole per l’ennesima volta non vuole manco sentire parlare.

Ora arriva la notizia che la Commissione Europea e il Governo Italiano si sono accordati per un diverso percorso di aiuti rispettoso delle regole europee: la concessione di garanzie statali su 150 miliardi di bonds bancari.

La prima cosa che viene da pensare in merito a questo strano accordo è che proprio laBanca Centrale Europea oggi ha lanciato l’allarme che starebbero finendo i bond da concedere in collaterale per la concessione di liquidità alle banche. Forse le banche italiane erano tra quelle a corto di collaterale e dunque a rischio di trovarsi in una crisi di liquidità difficilmente gestibile? Probabilmente non lo sapremo mai, ma diciamo che questo accordo tra la Commissione Europea e il Governo Renzi casca “a fagiolo”.

Tutto bene quello che finisce bene? Crisi bancaria italiana risolta all’ultimo secondo per l’ennesima volta? Direi di no.

Già nel 2011 il Governo Monti concesse una garanzia statale (per oltre 100 miliardi) ai bond bancari proprio per evitare una drammatica crisi di liquidità. L’operazione non è stata per nulla risolutiva. Da allora ad ora le sofferenze bancarie sono cresciute da 140 miliardi a oltre 200 miliardi, sono fallite quattro banche molto ben radicate in territori un tempo molto ricchi (Etruria, Marche, Chieti e Ferrara) e le due banche del motore della crescita italiana degli anni novanta (Veneto Banca e Pop. Vicenza) sono state salvate solo grazie ad un fondo (Atlante) costituito con la finalità di acquistare le sofferenze bancarie ovviamente – e lo sottolineo – il salvataggio di queste due banche venete è avvenuto con fortissime perdite (anche il 99%) per gli azionisti-risparmiatori. Tutto questo nonostante la stampella delle garanzie statali date da Monti nel 2011.

Non si capisce per quale ragione ciò che non ha funzionato con Monti debba funzionare con Renzi: la traversata nel deserto continua e non sarà indolore.

Fonte: Zeroconsensus

Giuseppe Masala

Tribuno del Popolo


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