Il destino degli obiettori di coscienza israeliani dell'Unità 8200Tribuno del Popolo
giovedì , 21 settembre 2017
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Il destino degli obiettori di coscienza israeliani dell’Unità 8200

Era lo scorso settembre quando il premier Netanyahu e i capi di stato maggiore e  dell’intelligence militare israeliani ricevettero una lettera, tanto inattesa quanto intrisa di coraggio,da parte di un gruppo di 43 ufficiali e militari riservisti israeliani, tra loro anche un maggiore e due capitani. Si trattava, infatti, del più significativo atto di obiezione di coscienza dal 2003, quando 27 piloti dell’Air Force rifiutarono pubblicamente di intervenire a Gaza e di compiere omicidi mirati su quel territorio.

Precisamente, i 43 soldati israeliani provenivano dall’Unità di intelligence 8200, che si occupa di sorveglianza elettronica; questa divisione dei servizi segreti svolge un lavoro paragonabile alla NSA stutunitense, e la riservatezza che solitamente contraddistingue i suoi membri aveva contribuito a rendere ancor più eclatante la presa di posizione dei 43, tanto che il Ministro della Difesa Yaloon li aveva definiti, senza mezzi termini, “criminali”. Israele respinse immediatamente ogni tipo di accusa. Passi della missiva erano stati riportati anche dal “Guardian“; vi si affermava che “la popolazione palestinese è completamente esposta allo spionaggio e alla sorveglianza dell’intelligence israeliana. [L'Unità 8200] è usata per fini politici, per creare divisioni tra i palestinesi e per reclutare collaboratori”, selezionati tra le fila di palestinesi “innocenti” e non coinvolti in attività politiche e/o militari. Lungi dal limitarsi a quei compiti che dovrebbero mirare a garantire la sicurezza di Israele, la finalità dell’agenzia è quella di creare “un enorme esercito di informatori, reclutati grazie al perfido uso dei loro punti deboli, dei loro bisogni, delle loro malattie e dei loro orientamenti sessuali”, ha denunciato, qualche giorno dopo la pubblicazione della lettera, Gideon Levy; il quale ha poi azzardato un paragone con la Stasi, ma sottolineando come “a differenza dei servizi di intelligence della Germania est, i suoi emuli israeliani non prendono di mira i cittadini del proprio Stato, ma piuttosto i palestinesi che da questo Stato sono occupati”; il risultato è quello di “un’intera nazione [i Territori Occupati] privata del diritto alla privacy”. Così, a settembre, i 43 riservisti avevano deciso di alzare la voce, di denunciare quello che rappresenta un altro, l’ennesimo, brutale strumento di cui Tel Aviv si serve per sfruttare e controllare un intero popolo e rafforzare le fondamenta di un’occupazione militare impunita. Ebbene, a qualche mese dalla missiva, Israele ha radiato i 43 militari, decretando che per loro non ci sarà più spazio nell’Unità 8200. D’altronde, difficile sperare nella mano morbida dei vertici israeliani, in un paese dove l’esercito assume un ruolo così centrale e dove la renitenza alla leva può essere punita anche col carcere.

photo credit: <a href=”https://www.flickr.com/photos/idfonline/11963626906/”>Israel Defense Forces</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.0/”>cc</a>

Manuel Ciarcelluti

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