Il diritto a non essere "Charlie"Tribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Il diritto a non essere “Charlie”

Di fronte alla vignetta di Charlie Hebdo sul terremoto di Amatrice in molti si sono indignati e altri hanno difeso il diritto del giornale francese a fare satira. Dopo i tanti “Je suis Charlie” proliferati un pò dappertutto su internet e la solita retorica reclamiamo il diritto a non esserlo “Charlie”, per molti motivi…

Tanti si sono indignati nei confronti di Charlie Hebdo solo ora che la loro satira ha toccato direttamente il nostro Paese, cosa ovviamente comprensibile ma che la dice lunga su come la doppia morale sia entrata ormai nella nostra vita quotidiana. Quando Charlie Hebdo infatti offendeva Maometto o i morti russi dell’aereo civile abbattuto in Sinai molti continuavano a parlare di satira, magari un pò Noir e di cattivo gusto, ma pur sempre satira in fondo. Appena hanno toccato noi italiani ecco che sono rimasti in pochi i difensori del diritto di satira e in molti hanno preferito indignarsi, accusando Charlie Hebdo di essere un gruppo di sciacalli. Chi vi scrive invece pur ritenendo giusto il diritto alla satira non ha mai stimato Charlie Hebdo perchè il suo modo di fare satira ha sempre rasentato il cattivo gusto, e la vignetta sul terremoto è solo l’ennesima riprova di come il giornale francese abbia forse passato la linea della satira per sconfinare nel cattivo gusto. Chiaramente questo non vuol dire che bisognerebbe vietare a Charlie Hebdo di pubblicare le proprie vignette, semmai bisognerebbe chiedere ai difensori del diritto di satira che scrivevano “Je Suis Charlie” e che oggi si sono indignati come mai non si sono indignati quando i fini comici francesi offendevano i migranti presentandoli come scimmie. A chi scrive Charlie Hebdo non piace per molti motivi, in primis perchè ci ricorda da vicino quei radical chic pieni di soldi e con la puzza sotto al naso che nei loro salotti patinati e rassicuranti trinciano giudizi sul resto del mondo, ovviamente partendo dal presupposto di essere comunque in grado di giudicare gli altri. Per questo mentre scrivere “Je Suis Charlie” è diventata l’ennesima moda tragicomica, reclamiamo il diritto a non esserlo, Charlie. In questo senso facciamo nostre le parole di un saggio come Daniel Pennac: “io penso che neppure la satira dovrebbe calpestare una cosa importante: l’empatia. Penso alle vittime delle scosse, penso alle sofferenze di quelle terre, e non posso non concludere che quelle vignette mancano di rispetto a quel dolore, a quelle storie. Non mi piace chi gioca con la morte degli altri.”

Tribuno del Popolo

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top