Il "Divide et Impera" del Pentagono infiamma il mondoTribuno del Popolo
sabato , 29 luglio 2017
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Il “Divide et Impera” del Pentagono infiamma il mondo

Gli Stati Uniti sembrano non voler cedere lo scettro di guida mondiale e sembrano utilizzare una tattica vecchia ma di sicuro effetto: il “Divide et Impera” di romana memoria. Piuttosto che intervenire attivamente il Pentagono sembra aver capito in che modo destabilizzare indirettamente interi Stati, per poi avvantaggiarsi nel caos. 

Secondo molti entro il 2024 gli Stati Uniti cederanno il loro scettro di guida globale sia dal punto di vista economico che militare a favore della Cina e dei Brics più in generale.  Inutile dire che gli Stati Uniti, per il modo in cui sono strutturati e organizzati, non possono di certo accettare questo dato di fatto restando con le mani in mano, per questo motivo il Pentagono ha messo in atto una serie di contromisure più o meno aggressive volte a contenere i rivali degli Stati Uniti e a trovare un modo per fare comunque, e a qualsiasi costo, gli interessi di Washington. Non diciamo nulla di nuovo del resto dal momento che nel corso della Guerra Fredda gli Stati Uniti sono effettivamente ricorsi a qualsiasi mezzo per arginare, ovunque nel mondo, ogni avanzata del campo progressista che fosse in qualche modo correlato al Cremlino.  Ora la situazione è molto particolare dal momento che gli Usa, senza paura, hanno ripreso una conflittualità particolarmente aggressiva nei confronti del solito rivale geopolitico della Russia. Questo ci mostra sostanzialmente che gli Stati Uniti non tollerano competitors regionali ovunque nel mondo, indipendentemente dalla forma di governo che essi adottano. Basti poi pensare ai fatti accaduti nel mondo dal 2008 al 2014, ovvero il periodo della crisi economica globale, per capire come ci siano state guerre ovunque nel mondo; tutto questo può essere casuale? A distanza di dieci anni e più dalle campagne militari di Bush Jr, gli Stati Uniti non solo sono ancora in Afghanistan, ma minacciano di tornare in Iraq dove, guardacaso, è arrivata la “provvidenziale” invasione dell’Isis. Potevano gli Stati Uniti non sapere che nel cuore della Siria e dell’Iraq si stava organizzando un gruppo di oltre ventimila miliziani jihadisti pronti a marciare verso Baghdad? Potevano e sapevano, come sottolineato dal Wall Street Journal, dal momento che una delle basi di addestramento dell’Isis sarebbe in Turchia, proprio vicino a una base Nato. Prendete poi i fatti accaduti in Libia, in Siria, in Egitto, in Mali, e capirete come la strategia degli Stati Uniti e dell’Occidente in senso lato sia una sola: quella del Divide Et Impera. Si sceglie un paese che, per qualche motivo, non sta facendo a pieno gli interessi dell’Occidente e lo si destabilizza in tutti i modi utilizzando i media a senso unico, finanziando, supportando e addestrando gruppi di opposizione radicale, e infine appoggiandoli attivamente fino a creare la situazione da “cappio al collo” per il governo che si vuole rimpiazzare. Il presidente di turno infatti si troverà di fronte al dilemma se reprimere le proteste violente (come hanno fatto Assad e Gheddafi prendendosi l’epiteto di macellai dai media), oppure se arrendersi come in Ucraina, col risultato di un vero e proprio golpe. Si tratta di una forma aggiornata del Divide Et Impera di romana memoria, si creano guerre civili capaci di creare il caos, e poi si sceglie di trattare con i gruppi organizzati in grado di assicurare un futuro, ipotecando così il futuro del Paese stesso. Attualmente gli Stati Uniti stanno provando a realizzare questa tattica proprio in Iraq, dove Nuri Al-Maliki, sciita, ha commesso l’errore di avvicinarsi a Teheran e di appoggiare Assad in chiave anti-sunnita nella guerra siriana. Obama quindi difficilmente potrebbe accettare di lasciare l’Iraq in mani potenzialmente ostili agli interessi Usa, dopo una guerra di dieci anni per assicurarsi il controllo del Paese. Tutto questo per non parlare dell’11 settembre del 2001, una data che ha cambiato il corso del XXI secolo e le cui ombre, a distanza di più di dieci anni, al posto che dissiparsi si sono rafforzate, pesando come una spada di Damocle sulla Casa Bianca.

dc

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