Il dramma dei migranti commuove per fintaTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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Il dramma dei migranti commuove per finta

C’è chi sui migranti specula fomentando odii e paure, ma anche chi invoca solidarietà rifiutandosi però di andare oltre con l’analisi e capire che cosa ingenera queste “invasioni”. E uno dei motivi è la politica estera aggressiva e scellerata portata avanti dall’Occidente in questi paesi. Anche perchè risolvere la situazione dal punto di vista politico potrebbe non essere nell’interesse di chi ha causato tutto questo.

Di fronte al dramma di centinaia di migliaia di persone che lasciano tutto per cercare la sorte su barconi o convogli disperati non si può che commuoversi e mobilitarsi per l’accoglienza. Questo è un dato di fatto in quanto aiutare persone in difficoltà ci qualifica come esseri umani, ed è un sentimento molto nobile che però da solo non basta a risolvere il problema. Un altro sentimento molto probabile di fronte a queste migrazioni di massa infatti è quello opposto alla solidarietà, ovvero la paura che si trasforma in diffidenza, odio ed egoismo. Esistono forze politiche che cercano di far leva su un sentimento o sull’altro ma si fermano comunque lì, senza andare oltre nell’analisi e nella comprensione di queste migrazioni di massa. E’ verissimo infatti che i nostri governi da soli poco possono fare di fronte a migrazioni che riguardano decine di paesi e decine di migliaia di persone, ma è pur vero che a cinque anni ormai dall’esplosione delle “Primavere Arabe” nulla è stato fatto per porre rimedio a ciò che origina queste migrazioni, ovvero guerre civili causate spesso e volentieri anche da ingerenze straniere.

Tutti sapevano che rimuovendo Gheddafi probabilmente il paese sarebbe collassato in una feroce guerra civile, quindi non ci voleva certo un fine analista geopolitico per immaginare che i flussi di migranti sarebbero aumentati esponenzialmente nei mesi e anni successivi. Così come non ci voleva un genio a capire che le guerre civili e confessionali che infiammano l’Africa Mediterranea e Sub-Sahariana avrebbero contribuito ulteriormente ad aggravare la situazione. Eppure l’Occidente in questi anni non ha fatto assolutamente nulla per evitarlo, pensando più come al solito a ottenere vantaggi economici nell’immediato. Se pensate che la nostra sia una visione parziale torniamo ancora una volta alla Libia, dove dopo la caduta di Gheddafi il potere è oggi diviso tra tre poteri differenti: una coalizione islamista basata a Tripoli e vicina in passato ai Fratelli Musulmani, il governo riconosciuto dalla comunità internazionale di Tobruk e lo Stato Islamico. Ora, il governo di Tobruk ha la volontà di sconfiggere l’Isis ma subisce un embargo che viene mantenuto nonostante l’esercito di Tobruk sia l’unico attivo sul territorio libico che potrebbe materialmente fare qualcosa per fermare l’Isis. E questo è solo un esempio, si potrebbe anche parlare della Siria dove in nome della necessità dell’Occidente di cacciare Assad si tollera sostanzialmente che in Siria agiscano da anni bande di jihadisti che procedono ad eliminare fisicamente anche civili e innocenti. E’ chiaro che giocando a “Risiko” direttamente o indirettamente si ingenerano dei movimenti di persone che poi, inevitabilmente, si presentano ai confini dell’Occidente per fuggire dalle barbarie che qualcuno ha lasciato che prosperassero.

Senza capire questo si può sicuramente dibattere a lungo sul tema dei migranti e di cosa fare per porvi rimedio, ma si cercherà sempre di mettere delle toppe sulle falle di uno scafo che imbarca acqua da uno squarcio. Dunque siamo d’accordo nell’auspicare una maggiore solidarietà nei confronti dei migranti, anzi bisognerebbe cercare di stanziare anche maggiori fondi per aiutarli, ma bisognerebbe anche andare al nodo del problema e quindi lavorare affinchè quelli che riteniamo paesi “amici” si assumano le proprie responsabilità e cambino strategie di politica estera in Medio Oriente e in Africa.

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