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lunedì , 16 gennaio 2017
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Il fascismo avanza in Europa

Il fascismo avanza in Europa

Per quanto l’imperialismo gridi contro “l’illegalità” del referendum del 16 marzo in Crimea e minacci “sanzioni”, la verità è che neppure i media che hanno dato copertura al colpo di stato a Kiev riescono a nascondere che, in contrasto con la violenza e il terrore del Majdan, in Crimea abbiamo assistito all’inequivocabile espressione della volontà popolare.

In Crimea (come nelle immagini di allegria che ci sono arrivate da Piazza Lenin a Simferopoli) è possibile vedere la speranza di riconquistare molto di quello che la scomparsa dell’URSS aveva distrutto, al pari dell’inequivocabile rigetto del fascismo, che in Crimea come in tutta l’Ucraina, ha perpetrato crimini che si conservano nella memoria del popolo.

Infatti, nell’incerta evoluzione della situazione in Ucraina, situazione in cui non sono esclusi sviluppi molto pericolosi per la sicurezza e la pace, sta emergendo un elemento inquietante che non può essere nascosto: il fascismo avanza in Europa. Avanza senza mascherature, apertamente, arrogante e provocatore, appoggiato e organizzato dai servizi segreti “occidentali” e agendo come forza d’assalto dell’espansionismo imperialista. E si installa in un governo golpista “filo-occidentale” basato sulla violenza e sulla persecuzione etnica e anticomunista, un governo prontamente riconosciuto dall’Unione Europea che con esso si prepara a firmare un accordo oneroso che il legittimo governo aveva rifiutato. Ricusazione questa che è stata il pretesto per la brutale azione di ingerenza e sovversione condotta da USA, NATO e UE, responsabile della grave situazione attuale, in particolare per gli sviluppi che si verificano nella parte Est/Sud dell’Ucraina e che hanno portato al referendum in Crimea.

Un’evidenza emerge: l’imperialismo non retrocede di fronte a nessun crimine a meno che a ciò sia obbligato dalla lotta e dal rapporto di forza sul piano internazionale. La sua natura sfruttatrice e aggressiva che sta all’origine delle due guerre mondiali devastatrici si ripresenta nuovamente nella sua espressione più terrorista ricordando che il capitalismo porta la guerra come la nuvola porta la tempesta e che, essendo certo che la guerra non è inevitabile, la pace sarà assicurata solo con la liquidazione dei monopoli e l’abolizione degli antagonismi di classe. La lotta contro il fascismo e la guerra e la lotta per il progresso sociale e il socialismo sono strettamente collegate fra loro.

Non è mai abbastanza ripeterlo: la situazione in Ucraina è inseparabile dalle drammatiche sconfitte del socialismo e dalla cavalcata dell’imperialismo verso Est che ne è seguita. Per consolidare la controrivoluzione e sfruttare la tragedia sociale e ideologica che ha coinvolto popoli interi, l’imperialismo ha dichiarato guerra mortale a qualsiasi resistenza all’espansione del suo dominio. Dall’annessione della RDT alla distruzione con le bombe della Jugoslavia, e oggi all’Ucraina, è concesso tutto. Non esiste legge internazionale che non sia violata in nome dei “diritti umani” e del “dovere di ingerenza umanitaria”. Strappato violentemente alla Serbia, il Kosovo continua ad essere un esempio particolarmente accusatorio dell’ipocrisia e del gansterismo imperialista. E’ evidente che gli USA, la Germania/UE e la NATO, vestiti i panni di protettori della “sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina”, ciò che in realtà cercano di ottenere è sottomettere questo grande e ricco paese e stringere d’assedio la Russia. Ciò senza dimenticare che tra l’URSS socialista e la Russia capitalista e tra il contenuto delle rispettive politiche estera e di difesa esiste un abisso che, pur in presenza dell’inevitabile resistenza dell’attuale potere russo alla strategia dell’imperialismo tesa a distruggere il suo potenziale nucleare e a impossessarsi delle sue immense ricchezze, nessuno potrà colmare. Ma senza dimenticare anche che, come è evidente in Ucraina, i settori più reazionari e aggressivi del capitalismo puntano sempre più pericolosamente sul fascismo e sulla guerra per affrontare la crisi e fermare la resistenza dei lavoratori e dei popoli alla sua offensiva sfruttatrice e aggressiva.

di Albano Nunes | da www.avante.pt; Traduzione: Marx21.it

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