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mercoledì , 18 gennaio 2017
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Il futuro del centrosinistra stretto tra il tortello magico, turchi e rottamatori

Il futuro del centrosinistra stretto tra il tortello magico, turchi e rottamatori

Cosa succede a sinistra? Le elezioni hanno consegnato al paese un quadro politico in frantumi con un Pd in sofferenza. Le difficoltà incontrate da Bersani nella costruzione del governo mettono in crisi la sua leadership sempre più incalzata dai big del partito. Tanti i possibili risvolti, ma l’impresione è che in casa democratica i nodi stiano venendo al pettine. 

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Fonte: Oltremedianews

Grande è la confusione sotto il cielo progressista. Possiamo riassumere la situazione così: dopo “l’inversione dell’ordine del giorno” voluta da Napolitano, il ‘tortello magico’ (Bersani, Migliavacca, Errani) ormai lavora, anche se non apertamente, ad un’silent agreement’ con Berlusconi che porti al Quirinale una figura del centrosinistra ma non ostile al Pdl. Come contropartita il Pd chiederebbe di far partire un governo Bersani che potrebbe avere nelle caselle considerate ‘chiave’ per Berlusconi, guardasigilli e ministero della comunicazione su tutti, personaggi di caratura tecnica e graditi al Pdl. Rimane da sciogliere il nome del Presidente della Repubblica, e la formula del sostegno che il Pdl dovrebbe dare al governo. I bersaniani vorrebbero fosse meno evidente possibile, per scacciare le accuse di inciucio o governissimo, Berlusconi vorrebbe la richiesta esplicita di sostegno in aula. Ma, francamente, non sono posizioni completamente inconciliabili: su questo spartito lavoreranno Alfano, Verdini, G. Letta da un lato e Migliavacca, Errani e E. Letta dall’altro. In attesa dell’incontro tra i due leaders della settimana prossima.E’ presto per dire se questo tentativo andrà a buon fine, certo è che nel campo progressista sono in corso grandi manovre.Renzi scalda i motori, e per questo alza lo scontro con il quartier generale: nei giorni scorsi i renziani in Parlamento hanno presentato un disegno di legge per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e ieri Matteo Richetti ha chiesto le dimissioni del bersanianissimo di rito turco direttore de “L’Unità” Claudio Sardo a causa di un titolo considerato troppo hard. Renzi sa che una legislatura non brevissima potrebbe logorarlo e provocare anche su di lui “l’effetto Vendola”, che nel 2010 veniva dato quasi vincente, ed è arrivato alle primarie 2012 con il 15% dei consensi. Tuttavia sarebbe un errore leggere lo scontro in atto nel Pd –  ma sarebbe più corretto dire nella coalizione di centrosinistra – secondo il paradigma di novembre: bersaniani contro renziani. E’ iniziato infatti – anche se sono in pochi ad ammetterlo –  il ‘dopo-Bersani’. E poco importa se il tentativo del segretario di formare un governo avrà successo: si tratterà infatti di un’esperienza comunque non superiore ad un anno, un anno e mezzo, e che in ogni caso sarà attraversata da un congresso.Ieri Matteo Orfini in un’intervista al Manifesto proponeva che il congresso del Pd diventi l’occasione per un allargamento del partito a Sel nel solco del socialismo europeo. Nel pomeriggio non si faceva attendere la risposta di Nichi Vendola che sostanzialmente accettava la proposta dichiarandosi pronto a “mescolarsi al Pd a patto che non sia un processo politicista”. Sullo sfondo Fabrizio Barca, ministro del Governo Monti, ma soprattutto uomo considerato di sinistra, figlio di ‘Botteghe Oscure’ con un piede nell’estabilishment, accenna ad una sua possibile discesa in campo, e annuncia per il 18 aprile, anniversario della scomparsa del padre Luciano, un convegno in cui – dicono i ben informati – presenterà di fatto il suo manifesto politico in uscita nei giorni successivi.

Cundari, ‘ideologo’ e ‘cantore’ dei ‘Giovani turchi’ scrive oggi che il Pd ha vinto le primarie e perso le elezioni. Ha perso, in altre parole, per la mancanza di coraggio di chiudere con l’esperienza del governo Monti e ha regalato il vantaggio di una rottura con il governo tecnico a Berlusconi.

Sulla sponda opposta Rosi Bindi si lascia scappare che “il partito è fermo” e che “il problema è che Pierluigi si è impuntato sul suo nome”. Dario Franceschini in un’intervista al ‘Corriere della sera’ parla di “necessità di uscire dall’incomunicabilità con il Pdl”. La sensazione è che sia in atto un rimescolamento di carte dall’esito ancora incerto.

In casa democratica tutti iniziano a pensare al fallimento della ‘mission’ del Pd: un partito nato nel 2007, che ha perso le elezioni del 2008 con Veltroni e ha non-vinto le elezioni del 2013. Inizia ad affiorare la consapevolezza che per essere all’altezza della sfida sia necessario ‘cambiare tutto’. Sul tappeto – forse non ancora esplicitamente – ad oggi ci sono due ipotesi: una nuova forza nel campo del socialismo europeo, un partito solido e radicato nella società che poi si possa alleare con un centro moderato e un partito liquido che incorpori dentro di sé aspetti della cultura liberale: un’ideablairista in salsa rottamatrice 15 anni dopo. Al netto dei personalismi e dei tatticismi, di questo discuteranno i progressisti nei prossimi mesi.

Quello che scandirà inevitabilmente gli eventi sarà l’esito della partita sulla presidenza della Repubblica e sul governo. Se partirà un governo Bersani, anche zoppicante, il luogo della discussione sarà il congresso del Pd, in caso di ritorno alle urne immediato probabilmente il confronto passerà per nuove primarie, che i bersaniani di stretta osservanza cercheranno fino all’ultimo di evitare. Ma c’è una terza ipotesi, di cui nessuno parla, ma a cui pensano tutti: un governo tecnico o istituzionale con un accordo Pd-Pdl. La partita a quel punto sarebbe tutta nei gruppi parlamentari, e conterebbero molto le scelte di veltroniani, lettiani, bindiani e franceschiniani. Chi vince nei gruppi parlamentari, tiene il Pd. In caso di assenso al governo tecnico, i giovani turchi e Sel sarebbero isolati e non è escluso che decidano di rompere gli ormeggi e di costruire il partito della sinistra ancorato al socialismo europeo fuori dal Pd. In questo caso, l’epilogo della parabola del Partito democratico sarebbe inevitabilmente: i merli con i merli, i passeri con i passeri. E qualcuno spera – anche questo a bassa voce e forse un po’ romanticamente – che il vero regista dell’operazione possa essere il merlo per eccellenza:Massimo D’Alema.

Armando Troda

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