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giovedì , 19 gennaio 2017
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Il Giappone di Abe va alla guerra?

Il Giappone di Abe va alla guerra?

Per la prima volta dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale le forze armate nipponiche potranno condurre azioni di guerra anche fuori dai confini per la prima volta dopo il 1945. Il tutto avviene sotto l’egida degli Stati Uniti che hanno bisogno di usare lo spauracchio nipponico contro Pechino. Ma in Giappone la protesta pacifista aumenta…

Quella di Shinzo Abe, premier conservatore del Giappone, viene vista da molti come una palese violazione costituzionale. Stiamo parlando della possibilità che le forze armate giapponesi, nell’ottica dell’alleanza con gli Stati Uniti, possano ora essere autorizzate a condurre azioni anche fuori dai confini nazionali. L’opposizione ha deciso di dare battaglia ma intanto anche il bilancio nipponico delle forze armate è stato aumentato, a significare che Shinzo Abe ha serie intenzioni in questo senso. Del resto anche 55 anni fa il Giappone dovette ratificare la revisione del Trattato con Washington, e all’epoca a opporsi non erano studenti pacifisti bensì organizzazioni di stampo marxista decisamente più combattive. Non vi è dunque motivo per credere che in qualche modo le proteste fermeranno la traiettoria scelta da Abe e soci.

In Giappone esiste l’articolo 9 della Costituzione  (che venne varata nel 1946 all’indomani di Hiroshima e Nagasaki e sotto l’occupazione a stelle e strisce) che vieta al Giappone di avere un esercito per ruoli offensivi, e infatti vari governi giapponesi hanno sempre usato tale articolo per farsi scudo di fronte alle richieste americane di investire più soldi nell’apparato militare. Non a caso il Giappone ha drenato importanti risorse che altrimenti sarebbero state utilizzate dall’esercito proprio nello sviluppo economico, a differenza solo per fare un esempio della Corea del Sud che ha un bilancio pesantissimo per la Difesa. Shinzo Abe però non disponeva della maggioranza parlamentare dei due terzi anche alla Camera Alta per una abrogazione o revisione della Costituzione, di conseguenza ha deciso di modificare l’ “interpretazione ufficiale” della clausola pacifista. Il che è diventato un pacchetto di leggi che è stato approvato nelle scorse ore dalla Camera Alta (in luglio dalla Bassa) nonostante le rimostranze e le proteste dell’opposizione. Secondo molti costituzionalisti si tratterebbe di una violazione vera e propria della Costituzione, non a caso anche l’ex presidente della Corte Suprema Kunio Hamada secondo il Sole 24 Ore avrebbe ventilato una “futura dichiarazione giudiziaria di incostituzionalità“. Non solo, un gruppo di 75 ex giudici ha anche firmato una petizione contro questa modifica dello spirito della Costituzione, ma la sensazione è che Abe andrà avanti perchè è così che vogliono anche alla Casa Bianca.

In teoria c’è ancora un ultimo scoglio da superare: il voto in assemblea plenaria, ma si tratta di qualcosa di scontato dato che Abe conta una forte maggioranza. Inoltre c’è anche fretta di chiudere per evitare che i movimenti dell’opposizione e pacifisti convergano a Tokyo inscenando proteste contro il governo. Nonostante il governo abbia fornito molti dettagli circa possibili scenari in cui potrebbe in futuro venire coinvolto l’esercito nipponico, appare chiaro che una volta sdoganata la possibilità di effettuare azioni all’estero difficilmente si potrà tornare indietro. E dato che il Paese continua a vivere una difficile situazione economica ecco che Abe si trova in un difficile momento politico. La sensazione è che si tratti di una misura effettuata solo per tenere buoni gli alleati americani che evidentemente hanno bisogno di un alleato che mostri i muscoli alla Cina. Un gioco pericoloso però, che potrebbe anche costare caro ad Abe.

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