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venerdì , 20 gennaio 2017
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Il Giappone gioca con il fuoco di fronte al Dragone

Il Giappone gioca con il fuoco di fronte al Dragone

La disperazione fa si che ogni mezzo, anche il più crudele e illegale, giustifichi i propositi dei potenti. La storia pare ripetersi. Sempre è risultata utile alla classe politica dominante nel mondo la vecchia manovra di sviare l’attenzione dai problemi economici e sociali che devono affrontare i paesi, esaltando lo sciovinismo, scavando brecce culturali e odi irrazionali tra i popoli, per potere alla fine provocare la guerra tra paesi.

E‘ precisamente a questa manovra che nuovamente ricorre la classe politica dominante in Giappone (la sua decadente borghesia) quando promuove i sentimenti ultra-nazionalisti nel popolo giapponese e provoca la Repubblica Popolare Cinese per i territori in disputa (le isole Diaoyu, o Senkaku secondo il Giappone).

Oggi il Giappone sta sperimentando la peggiore crisi economica della sua storia, con l’aggravante che non esistono fuoruscite possibili da essa all’interno del sistema capitalista. D’altro lato, i governanti giapponesi credono di poter contare su un “alleato” come gli USA (facendo appello all’accordo di mutua sicurezza) che li appoggerebbe nel loro pericoloso gioco contro il nemico comune. Inoltre, costoro sanno che gli Stati Uniti hanno convenienza a giustificare la loro presenza, la vendita di armi e il controllo della zona.

Lo scorso 1 luglio, il primo ministro di destra del Giappone, Shinzo Abe, ha approvato una risoluzione (praticamente un emendamento costituzionale, che viene considerato anche da molti come un colpo di Stato) che reinterpreta la Costituzione del paese per la prima volta in quasi 70 anni [1]. Con la risoluzione si permette al paese nipponico di assumere iniziative militari di carattere offensivo all’estero (e non difensivo) e indipendenti dagli Stati Uniti. Una cosa fino a poco tempo fa impossibile.

Occorre ricordare che dopo la sua sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, il Giappone fu obbligato dal suo “alleato” nel 1947 ad adottare una Costituzione pacifista e a non possedere un proprio esercito. Sebbene questa permettesse al Giappone di disporre di Forze di Autodifesa Nazionale (una specie di polizia militare), della sua “sicurezza” si sarebbero incaricati gli USA, che hanno seminato il paese di varie basi militari, alcune delle quali con depositi di armi nucleari.

Anni dopo, il paese del sol levante aveva emendato questa ultima disposizione costituzionale che proibiva a tali forze di partecipare a missioni all’estero. Sotto il controllo di militari statunitensi, le “Autodifese” nipponiche sono riuscite a partecipare a missioni “per il mantenimento della pace (in realtà missioni di guerra) in Africa e Afghanistan.

A tutti gli effetti, il Giappone conta oggi su un proprio esercito e con esperienza di combattimento, possiede pure un’industria degli armamenti con tecnologia rilevante capace di competere con il Complesso Militare-Industriale statunitense ed europeo.

Ma la Repubblica Popolare Cinese è una potenza economica, militare e nucleare in crescita. L’attuale leader cinese Xi Jinping si è dimostrato estremamente fermo nel non fare marcia indietro in presenza di quella che considera la giusta rivendicazione da parte del suo paese del Mare della Cina Orientale e delle Isole Diaoyu (Senkaku per il Giappone), nei cui sottosuoli marini si nascondono importanti ricchezze energetiche.

Il Giappone, appoggiato, ma soprattutto istigato dagli USA, sta giocando con il fuoco.

La Cina sta muovendo tutte le sue pedine e alleanze nella zona, mentre rafforza le sue relazioni economico-militari con la potenza russa.

Il Dragone cinese sa molto bene cosa significa giocare con il fuoco. La sua bocca può soffiare fuoco, ma preferisce operare con minuziosa pazienza senza lasciarsi tentare dalle provocazioni USA-giapponesi. Certamente, negli ultimi anni ha aumentato il suo bilancio militare fino a raggiungere, secondo le stime di alcuni analisti, una spesa di 200 mila milioni di dollari [2].

Il Dragone si esercita, mostrando i muscoli a chi lo provoca. Mesi fa ha stabilito zone di difesa aerea sulle isole che rivendica e su acque territoriali che contende a Filippine, Vietnam, Malaysia, ecc. [3].

La zona sta diventando incandescente.

Note:

[1] Abe organiza un golpe a la Constitución pacifista
http://spanish.xinhuanet.com/mundo/2014-07/01/c_133451710.htm

[2] China aumenta su presupuesto militar
http://www.abc.es/internacional/20140305/abci-china-gasto-militar-201403050417.html

[3] China establece zonas de defensa aéreas
http://www.europapress.es/internacional/noticia-china-advierte-establecer-nuevas-zonas-defensa-aerea-dependera-nivel-amenaza-20140227173951.html

Basem Tajeldine* | da www.rebelion.org

Traduzione di Marx21.it

*Basem Tajeldine, analista di politica internazionale, è collaboratore del “Centro de Saberes Africanos” di Caracas

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