Il gioco di Renzi: Picchiare a sinistra per rompere il banco e prendersi tuttoTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Il gioco di Renzi: Picchiare a sinistra per rompere il banco e prendersi tutto

Renzi e tutti i suoi pasdran continuano a pestare duro a sinistra, con particolare mira nei confronti dei sindacati. Il motivo? Forzare la mano, arrivare alla scontro e magari andare alle urne per vincere con i voti della destra. 

Quando la Cgil ha portato un milione di persone in piazza nella giornata di sabato 25, Matteo Renzi si trovava assieme alla sua cricca alla kermesse della #Leopolda da dove, con un accorato discorso, ha lanciato l’ennesimo attacco alla sinistra, ai suoi valori, alla sua storia. Appare sempre più chiaro come Renzi e il suo cerchio magico di pasdraran: Serra, Nardella, Serracchiani, Picierno e Boschi, abbiano deciso di sparare ad alzo zero su tutto quello che si muove alla loro sinistra. Un attacco quasi volgare e rozzo che era stato cominciato dall’imbonitore fiorentino già un anno fa quando aveva apostrofato Fassina con l’ormai famoso: “Fassina chi?”, oppure quando qualche mese prima aveva lanciato il suo attacco contro D’Alema, Bersani e Cuperlo. Uno dopo l’altro ha eliminato e gettato nel fango tutti gli oppositori interni riuscendo nella sostanza a prendere in mano per sè e i suoi il Pd. Del resto proprio la Boschi qualche giorno fa, interrogata su chi preferisse tra Berlinguer e Fanfani ha detto candidamente di scegliere il secondo perchè di Arezzo come lei “per una questione di vicinanza territoriale”, anche questa una spia del modo di pensare del renzismo. Matteo Renzi si mostra sempre in camicia con aspetto giovanile parlando in moto accattivante, e lascia invece ai suoi segugi il compito di bastonare a sinistra senza pietà nè vergogna, come accaduto con la Picierno che ad Agorà ha avuto il coraggio di accusare la Cgil di aver riempito la piazza con “autobus pagati”, una volgare polemica che negli anni scorsi avremmo visto venir sbandierata dalla Santanchè o da un Gasparri qualsiasi. Oppure potremmo nominare il finanziere Serra che proprio mentre la gente affluiva a Roma con le bandiere rosse sosteneva che bisognerebbe normare e limitare il diritto di sciopero. Attacchi mirati, culminati con l’incidente di ieri a Roma quando i lavoratori della Ast di Terni sono stati brutalmente manganellati assieme alla Fiom dalla celere. Ormai sembra quasi che sia il passato il concetto che chi non è d’accordo con il premier si deve rassegnare, oppure deve andare incontro a pesanti conseguenze. Del resto è stato proprio Renzi a delegittimare il sindacato sostenendo di non voler trattare, e la sua fedele Picierno ha pure attaccato la Camusso accusandola di essere stata eletta con “tessere false”, una vera e propria macchina del fango che destabilizza il sindacato creando le premesse per una soluzione dei problemi sociali come problemi di ordine pubblico. I manganelli sui lavoratori sono un segnale terribile del vento dei tempi, un vento che spira a destra fortissimo e che deve ancora far conoscere le raffiche peggiori. A questo punto il suo gioco sembra quasi essere chiaro: “Rompere” con la sinistra del Pd per andare alle urne e magari assicurarsi una larga vittoria drenando milioni di voti che un tempo erano di Silvio Berlusconi. E per farlo Renzi deve continuare sulla falsariga dell’anticomunismo becero e viscerale già adottato da Silvio Berlusconi, che, ironia della sorte, non viene mai attaccato da Renzi e soci. Insomma un Renzi che è sempre di più e con prepotenza il “Thatcher italiano”.

photo credit: <a href=”https://www.flickr.com/photos/palazzochigi/15294748496/”>Palazzochigi</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

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