Il giorno nero del lavoro | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Il giorno nero del lavoro

Incidente mortale all’Ilva di Taranto: un morto ed un ferito il bilancio. Dall’altra parte dell’Italia, nel frattempo, la Corte d’Appello ribalta la sentenza di primo grado relativa al caso Thyssenkrupp nelle cui acciaierie di Torino persero la vita sette operai in un incidente. Non più omicidio volontario ma omicidio colposo il capo d’imputazione. 

work

Fonte: Oltremedianews


Sarà ricordato come uno dei tanti giorni neri del lavoro, l’ennesimo di questa serie di lutti che il mondo del lavoro si porta dietro senza soluzione di discontinuità.Un morto ed un ferito, questo il bilancio nero della tragedia che ha sconvolto ancora una volta la città di Taranto; di nuovo tradita dalla sua fabbrica matrigna, portatrice di morte e disperazione. Il nuovo, l’ennesimo, incidente è avvenuto dentro il recinto del famigerato stabilimento Ilva del capoluogo pugliese, dove da questa notte alcuni operai stavano lavorando al rifacimento di un binario di una macchina caricatrice delle cokerie. All’improvviso la tragedia: due uomini della squadra sonocaduti nel vuoto a causa del cedimento di una lamiera utilizzata come copertura provvisoria. Per Ciro Moccia, 42 anni manutentore del reparto dell’area a caldo, assunto nello stabilimento nel 2002, non c’è stato nulla da fare sin da subito; è gravemente ferito ma non in pericolo di vita invece Antonio Liddi, di 46 anni.

L’incidente è avvenuto alla batteria 9 delle cokerie, un settore della fabbrica che era per di più fermo a causa del piano di ristrutturazione adottato dall’azienda a seguito delle vicende giudiziarie che ne hanno interrotto la produzione. E questo suona ancora più come una beffa: “È inaccettabile che i lavoratori rischino la vita nella prestazione della loro opera in un azienda in funzione; è ancor più assurdo che la perdano nel settore di una fabbrica che è fermo”. Così Mario Ghini, segretario nazionale della Uilm. Si tratta del terzo incidente mortale in pochi mesi per la fabbrica dell’Ilva già da tempo nell’occhio del ciclone a causa dell’elevato inquinamento che secondo giudici e periti la sua attività produttiva comporterebbe. Lo scorso 30 ottobre nel reparto movimento ferroviario perse la vita Claudio Marsella, operaio di ventinove anni. Il giovane rimase schiacciato tra due convogli. Il 29 novembre, invece, il tornado che spazzò Taranto, uccise Francesco Zaccaria, un gruista dell’Ilva che era al lavoro nella zona portuale.

Ma in apertura si parlava di giornata nera per il lavoro e questo perché, come se non bastasse la morte di un operaio, ce ne sono altri sette la cui memoria è stata a detta di molti tradita da una sentenza di tribunale di secondo grado emessa quest’oggi e che sta già facendo discutere. Si tratta degli operai della ThyssenKrupp che in numero di sette morirono in un incidente nel 2007 causato dalla fuoriuscita di olio bollente in combustione. Per quell’incidente si era instaurato un lungo processo conclusosi con una sentenza di primo grado che da molti fu definita di portata storica: reato di omicidio volontario con dolo eventuale riconosciuto a carico dei manager dell’azienda. Una sentenza innovativa se pensiamo che da sempre si dibatte sulla responsabilità oggettiva dei dirigenti aziendali per gli incidenti avvenuti nell’ambito dell’orario di lavoro e subiti dai dipendenti; in quest’ottica, la decisione di primo grado dei giudici di Torino si presentava come rivoluzionaria in quanto sposava la tesi secondo cui “l’ad Espenhahn si sarebbe dunque rappresentato il rischio, e lo avrebbe accettato, che potesse capitare un infortunio, anche grave e mortale, preferendo non investire nella sicurezza per ragioni di risparmio economico”. Ebbene nella giornata di oggi le lancette della storia sono state riportate indietro, in quanto lasentenza di secondo grado emanata questa mattina ha smentito l’impianto della precedente modificando il capo d’imputazione da omicidio con dolo eventuale ad omicidio colposo, e conseguentemente cambiando le relative pene. Dovranno così scontare delle pene ridotte i manager dell’azienda: 10 anni a Herald Espenhahn, 7 anni per Gerald Priegnitz e Marco Pucci, 8 anni per Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, 9 per Daniele Moroni.

Grande l’indignazione dei parenti delle vittime, presenti in tanti assieme ai familiari delle vittime dell’Eternit. Disappunto che si è subito tramutato in rabbia: “Maledetti!” sono state le prime grida. Poi le urla di disperazione, quindi la decisione di occupare l’aula del tribunale in segno di protesta per quella che è stata accolta come fosse una nuova morte bianca

   Michele Trotta

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top