Il golpe turco e la scintilla nella prateria | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
sabato , 23 settembre 2017
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Il golpe turco e la scintilla nella prateria

Dopo il golpe di Ankara e le liste di proscrizione precompilate di Erdogan il mondo sembra accorgersi per magia di come la Turchia abbia preso da tempo una deriva autoritaria. La sensazione però è che dopo questo fallito golpe nulla sarà come prima e che Erdogan non si fermerà. Ma una Turchia ostile a Washington può essere davvero realistica?

Molti opinionisti all’indomani del golpe fallito di Ankara hanno cominciato a lanciarsi in analisi sulla situazione in Turchia perlomeno superficiali. I media per anni non si sono occupati se non marginalmente della situazione in Turchia, basti pensare alla feroce repressione messa in campo da Erdogan contro i curdi nell’ultimo anno oppure ai legami oscuri di Ankara con l’Isis che vennero denunciati al mondo dalla Russia, senza alcun risultato. Anzi, l’Ue ha versato miliardi nelle casse del Sultano per la gestione dei migranti pur sapendo che Ankara non rispetta minimamente i diritti umani dei suoi cittadini, figurarsi dei migranti. La Turchia inoltre ha partecipato attivamente alla guerra siriana prestando appoggio a gruppi armati che hanno operato e operano in Siria, basti pensare al confine che per anni è stato una sorta di porto sicuro per i combattenti della sedicente “opposizione siriana”. Tutti sapevano e hanno preferito ignorare, così quando il golpe è entrato nelle case di tutti i media si sono affrettati a denunciare la cattiveria di Erdogan salvo poi rivalutarlo man mano che l’improvvisato golpe da operetta di una sera di mezza estate scemava verso un clamoroso fallimento. Ora tutti urlano allo scandalo di fronte alle liste di proscrizione del governo di Erdogan, ma se ci fosse stato un golpe fallito negli Usa o in Germania probabilmente sarebbero state comunque arrestate migliaia di persone. Il punto è che Erdogan era inaccettabile già prima, eppure la Nato e l’Ue preferiscono avere buoni rapporti con Ankara piuttosto che con Mosca, accettando di farsi mettere la scimitarra alla gola forse per rispondere ai diktat della Casa Bianca. E dato che la Turchia di Erdogan ha ormai distrutto la laicità di Kemal Ataturk islamizzando la società progressivamente nel corso degli anni le sue liste di proscrizione non dovrebbero stupire nessuno, avete già dimenticato il direttore del giornale turco che aveva pubblicato foto compromettenti dei legami con Isis condannato all’ergastolo? E con un Erdogan che ha rotto con Assad e che quindi non è certo in buoni rapporti con l’Iran, può essere davvero credibile una rottura con gli Stati Uniti, accusati da Erdogan di essere gli indiretti sponsor del golpe? Forse si a patto di immaginare un riavvicinamento con la Russia. Ma se anche la Turchia si avvicinasse alla Russia, e questo sarebbe positivo per la stabilizzazione della Siria, nulla sarà più come prima in Turchia perchè nessuno potrà più fermare le mire autocratiche del teocrate Erdogan. E con il nervo dei curdi ancora scoperto e la repressione di Ankara anche scenari di guerra civile si fanno sempre più consistenti, con il risultato che il fallito golpe di Ankara potrebbe fungere da scintilla nella prateria. E la prateria potrebbe arrivare fino a noi.

Tribuno del Popolo

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