Il "grande gioco" dell'Africa torna nei pensieri dell'OccidenteTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Il “grande gioco” dell’Africa torna nei pensieri dell’Occidente

Il “grande gioco” dell’Africa torna nei pensieri dell’Occidente

Dalla Costa d’Avorio e la Libia fino al Mali, alla Repubblica Centafricana, al Congo e a Sud Sudan. L’Africa è tornata a essere una polveriera ed è impossibile non vedere sullo sfondo l’ombra del solito Occidente.

C’è stato un periodo nel XX secolo nel quale i paesi africani si sono guadagnati le prime pagine dei giornali mondiali in virtù della lotta contro il colonialismo, una lotta dura, aspra, nella quale ha sicuramente svolto un ruolo di peso il significato strategico dell’esistenza del blocco contrapposto a quello occidentale, ovvero quello del socialismo reale. Troppo spesso infatti si parla di comunismo e Unione Sovietica senza tenere in debita considerazione i cambiamenti che l’esistenza stessa dell’Urss hanno innestato nelle parti del globo dimenticate, di cui purtroppo l’Africa fa parte. Con la caduta dell’Urss però le guerre non sono finite anzi, abbiamo assistito anche e soprattutto in Africa al rifiorire di vecchie contraddizioni sopite sotto la cenere della guerra fredda, il riesplodere di divisioni lungo linee di divisioni etniche e tribali, nuovamente fomentate da vecchie potenze colonialiste che oggi passano a imporre un neocolonialismo più subdolo e meno appariscente, ma sicuramente ugualmente terrificante.

Negli ultimi tempi l’Africa è stata un susseguirsi di focolai di violenza, una violenza che non ha mai abbandonato il continente ma negli ultimi tempi sembra quasi straripare. Dal Sudan fino alla Somalia passando per Congo, Mali, Nigeria, Centrafrica, si susseguono i bollettini di guerra, le rivolte, le fosse comuni, i golpe militari, le chiese in fiamme i profughi e tutto il corollario degli incubi. E l’Occidente? L’Occidente sta a guardare, le notizie di centinaia e migliaia di morti in Africa non fanno più notizia, così si sceglie semplicemente di non approfondire quanto succede, la solita doppia morale dell’Occidente, miope quando si tratta di vedere i frutti della propria iniquità e della propria fame predatoria. Da sempre infatti l’Occidente ha visto all’Africa come una terra delle opportunità, una terra da utilizzare per perseguire i propri interessi, ovviamente ammantandoli in quest’epoca di apparenza e menzogne globali di propositi civilizzatori e umanitari. L‘Occidente, dall’alto della sua ricchezza, può permettersi di essere ingiusto ma di dichiarare di rappresentare il giusto, può decidere buoni e cattivi, il tutto ovviamente per lasciare inalterata la propria supremazia. Ma ora che c’è anche la Cina a proiettare la sua ombra sull’Africa sub-sahariana, ecco riaccendersi la bramosia europea e americana, un ritorno alle guerre per procura a scopo predatorio che rischiano di ricacciare il continente nel suo turpe passato.

In pochi hanno il coraggio, a parte un ottimo articolo sull’argomento comparso su La Stampa, di sostenere che gli Stati Uniti di Barack Obama hanno scherzato con il fuoco inventando un paese inesistente, il Sud Sudan. Il Sudan infatti nel corso del XX secolo si allineò alla sfera di influenza dell’Urss, e gli Stati Uniti non lo hanno mai dimenticato, mirando a smembrare il grande paese africano al fine di indebolirlo e spoliarlo delle sue risorse energetiche. Da qui la creazione del Sud Sudan nel 2011, un paese inesistente la cui creazione tutti gli analisti sostenevano non potesse che essere un preludio a nuovi lutti e a una nuova terribile guerra civile. Una terra piena di petrolio il Sud Sudan, inventata per permettere all’Occidente di avere un accesso più facile alle risorse, un progetto che ha portato infatti, immancabilmente, alla guerra civile, una guerra che ha già causato migliaia di vittime mentre l’Occidente guarda dall’altra parte festeggiando il Natale. Su una cosa però gli analisti si sbagliavano, la guerra non è tra Juba (capitale del Sud Sudan) e Khartoum (Sudan), come in molti avevano immaginato, ma è guerra tutta interna al Sud Sudan, con i dinka del presidente Kiir contro i nuer dell’ex vice Mahar, una guerra tribale etnica per poche gocce di petrolio, l’acre sapore del neocolonialismo, l’ennesima atrocità da mettere nell’interminabile conto del capitalismo.

Ma non sanguina solo il Sud Sudan, in queste ore si spara e si uccide anche in Centrafrica, uno dei paesi più ricchi di petrolio e diamanti della regione. A Bangui si è combattuto strada per strada, con bande che cercano musulmani e cristiani per perpetuare orribili pulizie etniche, odi esacerbati dalla solita volontà predatoria dell’Occidente. In tutto questo i francesi provano, grottescamente, a mostrarsi come i salvatori dell’Africa, la solita retorica disgustosa della “franceafrique”, una retorica fatta sui morti civili e che porta oro e petrolio a Parigi, la stessa retorica che ha portato Sarkozy e Hollande a distruggere la Costa d’Avorio e la Libia in nome dei diritti umani. Per non parlare del Congo, dove ribelli e gruppi di guerriglieri continuano a combattersi senza nemmeno sapere il perchè. Ed è impossibile dimenticare anche la guerra del Mali, la guerra cui presero parte i francesi ufficialmente per salvare la popolazione dagli estremisti di Al Qaeda, gli stessi, badate bene, che armarono per destituire Gheddafi in Libia. Un continente che sanguina l’Africa, sanguina per colpa del solito Occidente, quello che ci dicono tutelare la pace e la libertà.

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