Il grande inganno della "libertà" come valore primarioTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Il grande inganno della “libertà” come valore primario

Si fa un gran parlare di “libertà”, inteso come valore più alto in assoluto peccato che la libertà possa anche diventare libertà di sfruttare e senza un sistema in grado di porre dei limiti a questa libertà si fa in fretta a passare da valore irrinunciabile a incubo.

La libertà è un concetto bellissimo e soprattutto condiviso da tutti come positivo. Peccato che nel corso del XX secolo sia diventato un concetto declinato come fondante di uno dei due schieramenti della Guerra Fredda,  per la precisione il “blocco Occidentale” che cominciò a parlare di sè come “mondo libero” vista l’importanza sulla carta giustamente concessa alle libertà di ogni singolo individuo. E’ importante ricordare come la patente di “libero” sia stata autoassegnata proprio dal capitalismo che si contrapponeva al socialismo, e lo faceva in quanto anche il lessico aveva una sua importanza nella guerra ideologica che ha contraddistinto la seconda parte del XX secolo. Con la caduta dell’Urss, che secondo l’ideologia americana era nientemeno che “l’Impero del Male”, hanno quindi fatto credere al mondo che avessero vinto i “buoni”, e già qui bisognerebbe fermarsi un attimo in quanto la polarizzazione “buoni vs cattivi” fa parte ormai da tempo della civiltà occidentale, basti pensare alla narrazione del Far West con gli indiani come “malvagi” che facevano gli scalpi e i cow boys come uomini “liberi” che proteggevano gli innocenti dai selvaggi.

La cultura americana è tutta permeata dal concetto di “libertà”, e questo concetto è stato propagandato con meticolosità da un apparato mediatico occhiuto e utilizzato come vera e propria arma politica. Ma la libertà senza dei freni può diventare il suo contrario, arrivando a negare se stessa. Facciamo un esempio pratico: se la libertà diventa ideale assoluto senza restrizione allora chiunque potrà essere “libero” anche di sfruttare gli altri. Si potrebbe ben dire che in realtà lo sfruttamento, sulla carta, dovrebbe essere vietato, ma così non è e basta osservare la società del XXI secolo per averne delle prove plastiche e inconfutabili. La libertà di suo quindi non è un valore in sè in quanto se tutti fossero liberi di fare quello che vogliono ci si troverebbe di fronte a una società di “cane mangia cane”, dove i più forti saranno liberi di schiacciare i più deboli a proprio piacimento. La libertà dunque è un concetto troppo astratto per diventare un “valore primario” in quanto senza determinati paletti può diventare quasi qualcosa di negativo. Senza l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge e la redistribuzione delle risorse, solo per fare un esempio, sarebbe impossibile una “reale libertà” in quanto coloro che possiedono più ricchezze saranno più liberi di altri.

La società americana però si basa su un inganno ulteriore, ovvero che chiunque, se se lo merita, potrebbe diventare ricco e importante. Si chiama l’American Way of Life, o American Dream, ma trattasi appunto di inganno dal momento che il “merito” di suo non esiste ed è solo frutto del contesto e del caso. Anche questo è spiegabile: i figli dei ricchi avranno in percentuale maggiore possibilità di accedere all’istruzione di alto livello, avendo così maggiori possibilità di raggiungere ruoli di potere nella società, e il merito di costoro sarebbe quello di essere nati in una famiglia ricca, ovvero il caso. Questo caso però viene premiato dal sistema capitalistico che utilizza la “libertà” come schermo per mantenere inalterati i rapporti di produzione che sigillano lo status quo.La libertà quindi è un valore, certo, ma solo all’interno di un contesto entro cui sia possibile impedire l’unica libertà negativa: ovvero quella di sfruttare gli altri o di arrecare danno agli altri. E chi, se non lo Stato, può farsi garante di questa libertà? Non certo la “comunità” dato che all’interno della stessa è sempre possibile che un gruppo di persone prepotenti decida di imporre il proprio volere sulle altre, bensì solo un organo esterno che teoricamente rappresenti gli interessi della comunità nel proprio complesso: lo Stato appunto.

Dc

Tribuno del Popolo

 

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