Il Kurdistan iracheno verso l’indipendenzaTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Il Kurdistan iracheno verso l’indipendenza

Il caos che regna in Iraq sta già causando i primi, importanti, effetti. Il leader curdo Barzani in un’intervista per la BBC ha dichiarato che presto sarà fissata la data per il referendum, che aprirebbe la strada a rivendicazioni anche in Turchia e Siria.

Fonte: Oltremedianews

Le forze curde, Peshmerga, hanno già iniziato a erigere muri e a scavare trincee per delimitare la zona che hanno intenzione di rivendicare, andando aldilà della regione attualmente loro assegnata nella provincia autonoma, anche se al momento affermano che tali barriere servono per proteggere la popolazione, curda e non, dall’Isis. L’attuale amministrazione curda, infatti, ha dichiarato che i confini ufficiali saranno stabiliti solamente in un secondo momento a seguito del referendum. Ora il gioco è nelle mani del Parlamento di Erbil che dovrà fissare la data per il referendum sull’indipendenza della regione.

Nelle ultime settimane la minoranza curda e le sue forze armate si sono distinte nella lotta contro l’Isis quando l’esercito iracheno era costretto a ritirarsi. Grazie a ciò i curdi sono riusciti a conquistare la zona di Kirkuk, città petrolifera abitata da curdi, arabi e turkmeni, sulla quale lo scontro con l’Iraq sarà inevitabile. Va detto che anche senza Kirkuk il Kurdistan supera le riserve di petrolio della Libia.

Queste mosse hanno già intimidito la Turchia che ha fatto sapere, com’era ovvio, che si opporrà con ogni mezzo all’indipendenza curda. La posizione turca è condivisa anche dagli Stati Uniti che temono un’escalation e vogliono che l’unità dell’Iraq sia mantenuta a qualsiasi costo. Di tutt’altra opinione è l’Israele di Netanyahu, che ha espresso la sua approvazione alla nascita del nuovo Stato. Il ministro degli Esteri Lieberman al colloquio con Kerry ha parlato dell’indipendenza curda come di “una conclusione scontata”.

I curdi affermano di aver lottato per dieci anni a favore della costruzione di un Iraq forte, ma ora che il paese cade a pezzi, si sentono legittimati a costruire un loro Stato. Infatti, ora Baghdad si trova nella morsa tra Isis e curdi. Maliki, il premier iracheno, accusa i curdi di “sfruttare il caos iracheno per imporre un fatto compiuto”, ma fa sapere che tale eventualità è fortemente respinta dal suo governo. Sembra difficile, però, pensare che l’Iraq abbia la forza necessaria per combattere su due fronti. Inoltre, in questo momento chi sta cercando di approfittarsi maggiormente della situazione è l’Arabia Sauditache spera di vedere indebolire il fronte sciita e di assicurarsi la supremazia nel settore energetico. È di ieri la notizia del dispiegamento di trentamila soldati lungo il confine per “proteggere il paese dalla minaccia terrorista”. Mai come in questo momento i giochi sono stati così aperti nella regione.

 Elda Goci

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