Il malsano intreccio fra impresa e politica. Dall’Ilva alla “spending review” | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Il malsano intreccio fra impresa e politica. Dall’Ilva alla “spending review”

 

Quello che sta succedendo a Taranto in queste ore è una triste sintesi di ciò che è oggi l’industria in Italia. Una politica assente e collusa con imprenditori che traggono profitto eludendo le regole, un sindacato sempre meno rappresentativo e litigioso, la disgregazione di quel patto sociale che dovrebbe essere alla base della civile convivenza di una comunità.

Nel caso dell’Ilva c’è tutto questo. C’è un’ impresa che per decenni si è arricchita senza adottare misure preventive e di bonifica ambientale, inquinando le aree circostanti come in nessun altro luogo d’Europa è accaduto; c’è una classe politica locale e nazionale che ha chiuso entrambi gli occhi fino a quando la magistratura non è stata costretta a intervenire chiudendo i reparti a caldo dell’azienda; c’è un sindacato che fino ad oggi ha perseguito con gli ormai classici paraocchi la linea ufficiale della tutela del lavoro “senza se e senza ma” per poi spaccarsi e indebolirsi quando agli occhi degli stessi lavoratori il disastro ambientale e i gravi rischi per la salute assumevano le proporzioni che conosciamo.

Nel caso dell’Ilva c’è il motivo della debolezza delle aziende italiane e della loro incapacità di trovare spazi nel mercato continentale e globale. Aziende che non vedono la ricerca e lo sviluppo tecnologico come una priorità, che dopano la loro forza lavoro producendo indiscriminatamente precariato e manodopera sempre meno specializzata a basso costo. Aziende che in molti casi senza la tutela e la protezione della politica probabilmente non esisterebbero più da molto tempo. Si potrebbe semplificare affermando che in Italia l’intreccio malsano fra politica e impresa ha prodotto una scarsa classe politica e un’altrettanto scarsa classe imprenditoriale.

Ma ora che la crisi e i cambiamenti globali inchiodano gli stati a ripulirsi delle loro inefficienze per scongiurare il fallimento, c’è da chiedersi se la classe politica italiana – composta da tecnici e non – sarà in grado di trovare quella lungimiranza e quella capacità di programmazione fino ad oggi grandi assenti. Perché oggi migliaia di lavoratori non rischierebbero il posto se l’Ilva fosse stata costruita a 10 km da dove si trova e se negli anni si fossero imposti all’azienda investimenti per l’ammodernamento dei macchinari e la bonifica delle aree. E oggi lo Stato non sarebbe costretto a spendere d’urgenza centinaia di milioni di euro per arrestare il disastro ambientale. C’è da chiedersi se gli imprenditori e le loro associazioni si rendano conto che per essere vincenti sul mercato bisogna puntare sulla qualità del prodotto e non sugli aiuti di Stato, diretti o indotti.

E salta facilmente all’occhio il paragone fra ciò che avviene a Taranto e la discussione in corso sulla “spending review”. Oggi decine di migliaia di lavoratori non rischierebbero il posto se non si fossero create “aziende parcheggio” ad uso e consumo delle macchine del consenso della politica. Aziende che private della protezione e degli appalti veicolati dalla politica non avrebbero la minima possibilità di competere sul mercato, così come gran parte dei lavoratori delle stesse che a causa di politiche aziendali spesso inesistenti non hanno avuto possibilità di formazione e aggiornamento. Anche la “riconversione” di queste aziende e di questi lavoratori, come quella dei reparti a caldo dell’Ilva, graverà come un macigno sullo Stato e su tutti noi.

Fabio Salamida, fonte: http://fabiosalamida.wordpress.com/

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top