Il massacro dimenticato dei comunisti d'IndonesiaTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Il massacro dimenticato dei comunisti d’Indonesia

Ogni tanto si parla dei massacri della storia recente con riferimento ad esempio al genocidio dimenticato degli armeni da parte dell’Impero Ottomano agli inizi del XX secolo. In pochi però conoscono, o vogliono ricordare, il terribile massacro dei comunisti indonesiani. Un vero e proprio sterminio di massa organizzato in modo capillare e dimenticato dai benpensanti e dai paladini dei diritti umani di tutto il mondo.

Ci sono massacri e massacri, questo ormai abbiamo imparato a comprenderlo anche perchè basta vedere il modo con cui l’opinione pubblica occidentale reagisce alle varie tragedie per capire come esistano tragedie di “serie A” e tragedie di “serie B”. Per molti tutto ciò è normale dal momento che la nostra visione “eurocentrica” ci impedisce da sempre di avere uno sguardo di insieme. E’ inevitabile quindi che i massacri a noi lontani, basti pensare a quello tra Hutu e Tutsi negli anni Novanta in Africa, vengano percepiti in modo intenso rispetto ad episodi che ci riguardano più da vicino. Così mentre in molti cercano di ricordare episodi rimossi della storia recente, come ad esempio il genocidio degli armeni per mano dell’Impero Ottomano, una ferita aperta nella memoria che infatti Ankara si rifiuta ancora oggi di riconoscere. Nessuno invece intende ricordare il terribile massacro dei comunisti indonesiani, un vero e proprio omicidio di massa passato sotto silenzio, rimosso perchè forse sgradito nella falsa coscienza del mondo nato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sandro Pertini, indimenticato ex presidente della Repubblica, quando era presidente della Camera nel 1965 si rifiutò di incontrare il presidente indonesiano Suharto in visita a Roma “per non dover stringere la mano a un assassino”. Quello che si è preferito dimenticare è che in Indonesia vennero uccisi qualcosa come un milione di persone con l’accusa di essere comunisti, un crimine vero e proprio contro l’umanità perpetrato in nome dell’estremismo religioso ma per interesse delle potenze che avevano tutto l’interesse a sconfiggere il “blocco socialista”. Del resto chi ha mai letto sui libri di storia il resoconto del terribile massacro dei comunisti indonesiani? Chi ha mai sentito nominare la terribile dittatura di Suharto in Indonesia e il numero di lutti e crimini commessi dal suo regime? Nessuno, e nessuno oggi chiede conto all’Indonesia di quanto successo. Infatti un rapporto della Commissione indonesiana per i diritti dell’uomo (Komnas-Ham) ha riconosciuto, per la prima volta nel 2012, il “crimine contro l’umanità” costituito dalla repressione anticomunista del 1965, ma non ci risulta che la notizia sia stata diffusa in Occidente. E dire che nel periodo del golpe di Suharto sparirono qualcosa come tre milioni di persone (secondo alcune stime tra 1-3 milioni), un vero e proprio massacro deliberato realizzato dopo aver ottenuto carta bianca nientemeno che dagli Stati Uniti che avevano tutto l’interesse nel disarticolare il fortissimo Partito Comunista Indonesiano (PKI). In quel periodo infatti la “peste rossa” del comunismo si era affermata in Cina e in Vietnam e minacciava anche di far transitare l’Indonesia nella sfera di influenza del socialismo reale, una minaccia che alla Casa Bianca non vollero nemmeno prendere in considerazione. All’epoca Sukarno fondava il suo potere in un equilibrio di poteri che teneva da un lato i religiosi conservatori dell’Agama e dall’altro i comunisti indonesiani del PKI. Nel 1955 i comunisti ottennero il 16% delle preferenze e nel 1965, alla vigilia dell’eccidio di massa, contava 3,5 milioni di iscritti potendo definirsi a pieno titolo un partito di massa che aveva qualcosa come 20 milioni di simpatizzanti potenziali. Spaventati da un possibile successo dei comunisti gli americani finanziarono in modo capillare il partito islamista Masyumi e nel 1958 la Cia mise a disposizione basi logistiche, denaro, armi e addestramento per una vera e propria ribellione armata a Sumatra. Quel tentativo però fallì schiacciato dall’esercito indonesiano, ma era solo un primo tentativo che servì agli americani a capire la strategia migliore per ingerire in Indonesia.E infatti Washington capì che se voleva schiacciare i comunisti doveva ingraziarsi l’esercito indonesiano cui fece arrivare ben 65 milioni di dollari tra il 1959 e il 1965. Sukarno però all’epoca non era ancora disposto a fare gli interessi degli americani, da qui la decisione di Usa e Gran Bretagna di finanziare le fazioni alla destra di Sukarno e filo-imperialiste. Il 30 settembre 1965 un gruppo di colonnelli infine proclamò un “governo rivoluzionario” e giustiziò alcuni pezzi grossi della fazione centrista dell’esercito. Suharto a quel punto, che comandava le truppe della Riserva Nazionale, occupò Giacarta adducendo il pretesto di difendere il governo Sukarno da un golpe dei comunisti e cominciò il più grande massacro che la storia del Paese può ricordare, anzi “il più grande massacro del XX° secolo”, secondo l’espressione usata dalla stessa CIA in un rapporto del 1968. E infatti proprio la Cia ebbe un ruolo centrale nell’organizzare il golpe con personale statunitense che addestrò gli ufficiali indonesiani in preparazione dell’ora X nella  Scuola degli ufficiali dell’esercito indonesiano a Bandoeng (SESKOAD). Le bande che uscivano fuori da questa scuola erano quelle che materialmente realizzavano i pogrom nei giorni del terrore, uccidendo migliaia di persone in pochi giorni. In quel periodo inoltre gli americani fecero di tutto per diffondere odio nei confronti dei comunisti e vennero fabbricate ad arte diverse notizie volte a rinfocolare l’odio razziale contro cinesi e atei. Non solo, secondo diverse fonti, (vedi rapporto Ossin) l’ambasciata americana avrebbe anche messo a disposizione di Suharto una lista di 5000 quadri da eliminare di presunti comunisti indonesiani. Un ruolo centrale nel realizzare i massacri ebbero anche le milizie civili di estremisti islamici che guidarono una vera e propria Jihad anticomunista con il benestare dell’Occidente. Dunque è proprio in Indonesia che cominciarono i rapporti di collaborazione tra un certo Occidente e un certo estremismo islamico, entrambi schierati dalla stessa parte contro il comunismo. Ma anche gli indù a Bali presero parte al massacro e anche i cristiani a Giava, dove i religiosi contribuirono a epurare i comunisti a tutti i livelli della società. Tralaltro dietro il pogrom di massa dei comunisti si nascondeva in realtà anche una vera e propria lotta di classe dal momento che molti comunisti indonesiani non erano atei bensì spesso e volentieri musulmani. Nell’Indonesia di quegli anni i musulmani più integralisti e anticomunisti erano quelli che facevano parte degli interessi dei proprietari terrieri e infatti odiavano a morte gli islamisti più tolleranti, che erano più permeati dall’ideologia comunista ed erano legati alle popolazioni rurali di braccianti. Peraltro ancora oggi il NU e il Muhammadiyah, ovvero le due organizzazioni islamiste che si macchiarono dei massacri, sono ancora accettate e sono tra le organizzazioni islamiste più potenti in tutto il mondo con qualcosa come 600 milioni di aderenti. Suharto realizzò una sorta di governo corporativo parafascista e nei suoi 32 anni di regno ininterrotto ogni opposizione venne repressa nel sangue eppure in Occidente nessuno ha mai attaccato Giacarta per il mancato rispetto dei diritti umani, come se aver ucciso milioni di comunisti abbia sostanzialmente attirato la simpatia e la benevolenza generale. Proprio Suharto applicò in Indonesia i peggiori programmi neoliberisti, gli stessi che vennero imposti da Pinochet in Cile qualche anno dopo, ovvero austerità di bilancio, riduzione del welfare (sostituito con la carità islamica), privatizzazioni e sconti fiscali per ricchi e imprese. Ma evidentemente ci sono per l’appunto massacri di Serie A e di Serie B.

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