Il Mausoleo della vergogna che celebra Graziani, il "macellaio d'Etiopia" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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Il Mausoleo della vergogna che celebra Graziani, il “macellaio d’Etiopia”

Inaugurato nella vergogna ad Affile, provincia di Roma, il mausoleo del Marasciallo d’Italia Rodolfo Graziani, tristemente celebre come colui che massacrò decine di migliaia di etiopi col gas e che fece il ministro della Difesa nella Repubblica di Salò. Il mausoleo è costato 180.000 euro, una vergogna incredibile che infanga il passato e il presente del nostro Paese.

Una vergogna vera e propria. Così si potrebbe definire con poche parole quanto è stato deciso ad Affile, dove qualcuno è riuscito seriamente a dare l’ “ok” per la costruzione di un sacrario dedicato al Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani, ex ministro della Difesa della Repubblichetta di Salò e che era già stato evocativamente soprannominato “il Macellaio d’Etiopia”. Proprio così, non solo è stato deciso di concedere una onorificenza a uno dei personaggi più terribili  ed esecrabili della nostra storia, ma si è pensato bene di pagarlo 180.000 euro, e questo proprio mentre un numero sempre crescente di italiani fatica ad arrivare a fine mese. Evidentemente i soldi per celebrare uno dei più efferati assassini fascisti si trovano. Ne sa qualcosa la governatrice Renata Polverini, accusata da più parti dopo la costruzione del mausoleo, fortemente voluto dal sindaco di Affile, Ercole Viri. Il mausoleo in onore del gerarca fascista autore di stragi efferate e rigidamente impunite, era già stato bloccato tra gli anni Novanta e il Duemila, ma da circa un anno grazie al prodigarsi del sindaco Viri i lavori sono stati ultimati. Non è una notizia fresca dal momento che l’inaugurazione del mausoleo “della vergogna” è avvenuta sabato 11 agosto con tanto di banda musicale e un centinaio di presenti. La riproponiamo per un altro motivo, ovvero per lumeggiare la figura storica di Rodolfo Graziani e informare gli italiani su chi sono i personaggi cui il nostro Stato permette che vengano  dedicati dei monumenti, pagati peraltro a peso d’oro. Un’indecenza, quella del mausoleo a Graziani, costata 127.000 euro solo per la costruzione del museo e dei locali di servizio, una vera e propria indecenza resa possibile da un escamotage, come ha sottolineato il consigliere regionale Pd Enzo Foschi: “Lo stanziamento complessivo finanziato ammontava a circa 30 milioni di euro riferito al Programma Straordinario Regionale di investimenti per lo sviluppo locale e riguardava ampie porzioni del nostro territorio. Oltre 200 Comuni in tutto il Lazio avevano presentato domanda per interventi e lavori di pubblica illuminazione, manutenzione straordinaria di strade ed edifici scolastici, adeguamento della viabilità, realizzazioni di marciapiedi e parcheggi“. Quindi per edificare il mausoleo a Graziani qualcuno ha mentito, dal momento che il progetto presentato al Comune di Affile prevedeva solo il completamento del Parco Rodimonte entro cui è stato poi edificato. Il Sindaco di Affile, che guardacaso è di centrodestra, ha fatto completare i lavori del parco in queste settimane. Ma Viri ha le idee chiare e sembra anche non vergognosamente: “Il tempo  sarà galantuomo e la revisione storica renderà giustizia“. Tempo galantuomo? revisione storica? Rimaniamo agghiacciati, e scegliamo al posto che lanciare facili invettive che sarebbero comunque viziate dalla soggettività, di raccontare brevemente le peripezie del “Soldato di Affile”.

La storia di un criminale di guerra: L’epiteto “criminale di guerra” è l’unico che sembra attagliarsi perfettamente a definire la vita di Rodolfo Graziani, generale e politico italiano che legò indissolubilmente il suo nome al fascismo, e non solo. Esperto di guerre coloniali, Graziani operò con efficacia ma con spietata durezza nella riconquista della Libia a partire dal 1921, guadagnandosi la stima del fascismo nascente che decise di affidare a lui la Guerra d’Etiopia e la repressione della guerriglia abissina a partire dal 1935. L’11 gennaio 1930 Graziani venne scelto direttamente dal Duce come governatore della Cirenaica, e nel 1931 venne inviato in Libia per reprimere sul campo la rivolta anti coloniale di Omar al-Mukhtar. Il “macellaio” riuscì a catturarlo e lo fece uccidere, rigorosamente dopo un processo sommario, il 16 settembre 1931. Graziani però non si faceva mancare nulla e nel corso della sua permanenza in Cirenaica  fece uso di dure misure anche contro i civili, ritenuti potenziali fiancheggiatori dei resistenti. Nota la vicenda della deportazione di centinaia di migliaia di appartenenti alle tribù nomadi della Cirenaica, che furono rinchiuse in campi di concentramento appositamente preparati dove vivevano in condizioni di vita agghiaccianti e morirono a centinaia. Nei campi infatti si registrò un altissimo tasso di mortalità, a causa delle terribili condizioni igienico-sanitarie e della scarsità di cibo e acqua che costò la vita a decine di migliaia di persone. Fu lui dunque uno dei primi precursori della costruzione di campi di concentramento, dove migliaia di civili venivano isolati dal mondo per quello che è stato il primo esperimento di pulizia etnica moderno. Dal 1935 al 1936 Graziani comandò invece le operazioni militari contro l’Abissinia partendo dalla Somalia. Prese parte alla battaglia contro le truppe etiopiche guidate da ras Destà, e riportò la vittoria grazie all’uso di gas asfissianti. Evidentemente i gas dovettero piacergli un sacco, così il 26 dicembre gli italiani deciso di passare direttamente all’uso dell’iprite, vietata dalla convenzione di Ginevra del 1925. Graziani fece largo uso di bombe all’iprite, e di questo ne era informato anche Mussolini in persona.Le proteste internazionali non tardarono e Mussolini criticò l’operato di Graziani e proibì pubblicamente l’uso di aggressivi chimici. Ciò nonostante l’iprite fu utilizzata ancora sul fronte nord da Badoglio in almeno due occasioni, e nessuno potrà mai sapere il numero effettivo di etiopi asfissiati a causa dei gas del “soldato” Graziani tanto caro alla comunità di Affile. Nel 1937 poi, un ordigno ad Addis Abeba ferì gravemente Graziani che ordinò immediatamente una feroce rappresaglia contro gli etiopi. Dal momento che gli attentatori forse si erano nascosti nel monastero di Debre Libanos, i fascisti massacrarono indiscriminatamente i monaci e le suore del monastero. Lo storico Angelo Del Boca ha computato le vittime del massacro a 449, ma un nuovo documento di un ricercatore inglese le ha stimate intorno ai 1600. Moltissimi erano giovani e ragazzi, catechisti e diaconi. Tra le vittime delle rappresaglie anche indovini e cantastorie colpevoli di aver predetto la fine del regime”. Finita qui? Non proprio. Nella Seconda Guerra Mondiale Graziani finì per essere il Ministro della Difesa della Repubblica Sociale Italiana. Nell’esercizio di quella carica così importante Graziani non rimase con le mani in mano e approvò una legge he imponeva l’arruolamento obbligatorio ed un severo addestramento in Germania. Chiaramente coloro che si rifiutava di partire veniva fucilato senza pietà. Il “macellaio” etiopico inoltre pensò bene di firmare  il bando di richiamo alle armi delle classi 1922 e 1923 il 7 febbraio 1944: “Gli iscritti di leva arruolati ed i militari in congedo che durante lo stato di guerra e senza giustificato motivo,non si presenteranno alle armi nei tre giorni successivi a quello prefisso,saranno considerati disertori di fronte al nemico,ai sensi dell’articolo 144 CPM e puniti con la morte mediante fucilazione al petto“. Per sua sfortuna questo bando finì per far fuggire i renitenti alla leva tra le braccia della Resistenza.  Graziani nel corso dell’esercizio della sua carica si sarebbe recato persino in Germania per conferire con il Fuhrer. Graziato inspiegabilmente con soli due anni di carcere, Graziani non si pentì mai e aderì al Movimento Sociale Italiano.

Questo dunque è il personaggio cui si dedicano monumenti a peso d’oro, proprio mentre sempre più italiani sono senza lavoro e si suicidano per la disoccupazione. Un’ennesima italica vergogna.

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