Il Messico brucia e pretende giustizia dopo il massacro degli studentiTribuno del Popolo
martedì , 24 ottobre 2017
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Il Messico brucia e pretende giustizia dopo il massacro degli studenti

Dopo l’ammissione da parte di alcuni dei Narcos che i 43 studenti scomparsi a settembre a Iguala, in Messico,  sono stati bruciati vivi esplode la rabbia dei messicani. A Guerrero diversi giovani hanno dato alle fiamme decine di auto e fermenta l’odio e la rabbia del popolo nei confronti delle autorità che appaiono spesso e volentieri come complici dei crimini dei narcotrafficanti. 

Li hanno bruciati vivi. Ben 43 ragazzi, studenti che il 26 settembre erano scesi in piazza a Iguala nello stato meridionale di Guerrero per protestare contro i tagli del governo centrale all’istruzione nelle regioni periferiche e rurali, sono stati rapiti e bruciati vivi dai sicari del gruppo di narcotrafficanti meglio noto come Guerreros Unidos. I loro cadaveri sarebbero stati ammassati  in una discarica della vicina località di Colula nell’indifferenza generale , l’ennesimo martirio del popolo messicano che avviene nel silenzio complice di media che preferiscono enfatizzare le violazioni dei diritti umani solo dove fa comodo e mai contro gli interessi degli Stati Uniti. Di fronte a questo clamoroso scenario svelato dal  procuratore generale, Jesus Murillo Karam, è comprensibilmente esplosa la rabbia dei messicani con alcuni giovani che hanno incendiato decine di auto di fronte alla sede del governo dello Stato di Guerrero. Da diverse settimane studenti e insegnanti stanno conducendo una protesta stringente nei confronti dei tagli del governo, e anche Amnesty International ha chiamato quanto successo a Iguala come “crimine di Stato”. “Sono conscio dell’enorme dolore che produce questa notizia“, ha detto Murillo all’Ansa, sottolineando che formalmente gli studenti saranno considerati “desaparecidos” finché non si potranno identificare i loro resti, il che non sarà facile perché, dopo averli uccisi, i sicari narcos hanno ricevuto l’ordine di spezzettare le ossa delle loro vittime, per fare sparire ogni traccia della strage. A confessare tre uomini arrestati una settimana fa come possibili autori della strage; i tre hanno ammesso di aver ucciso gli studenti attaccati dalla polizia a Iguala su ordine del sindaco della cittadina, José Luis Abarca, considerato il mandante della strage insieme alla moglie, Angeles Pineda Villa, e al suo responsabile della sicurezza pubblica, tuttora latitante. Chiaramente il dolore e la rabbia della comunità e dei genitori è incommensurabile e i genitori hanno detto di volere delle prove che confermino la versione dei fatti dei sicari. Di fronte a questo la collera aumenta e la sensazione è che se non verrà fatta giustizia ci saranno altre situazioni di tensione. 

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