Il Mezzogiorno dimenticato non è un fardello ma una risorsaTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Il Mezzogiorno dimenticato non è un fardello ma una risorsa

Il Mezzogiorno dimenticato non è un fardello ma una risorsa

Arriva il solito rapporto dello Svimez sul Mezzogiorno del 2015 e ne emerge il solito quadro drammatico di “desertificazione industriale”, degrado, assenza di risorse, che potrebbe condannare il Sud a una situazione di “sottosviluppo permanente”. Ma il Mezzogiorno è anche un possibile volano di crescita economica, a patto che esista però la volontà politica di farlo, e a oggi manca. 

Dal 2000 al 2013 secondo i dati dello Svimez l’Italia sarebbe il Paese che è cresciuto di meno dell’area Euro, piazzandosi incredibilmente persino dietro alla Grecia (+20% contro il +24% di Atene). A dire il vero si tratta di dati parziali in quanto come al solito i meri dati non possono essere in grado di fotografare l’effettiva salute di un Paese, eppure sono dati preoccupanti che ci indicano quanto profondo sia il malessere della nostra situazione economica.  Quando si parla di Mezzogiorno poi, spesso lo si fa con toni drammatici, e del resto il “problema” dello sviluppo del Sud Italia è un problema annoso che trae le sue origini nella storia stessa dell’unificazione italiana. Inutile ricordare che il Mezzogiorno prima dell’unificazione era una zona non depressa, parzialmente industrializzata e comunque promettente dal punto di vista economico. Poi per molti motivi, secondo noi principalmente di scelta politica dei governi unitari, il Sud Italia è diventata una zona di “sottosviluppo” o comunque di bassa crescita economica.

Questa piccola premessa viene fatta per accennare al Rapporto sull’economia del Mezzogiorno 2015 che sottolinea come nel Sud Italia ci sia un forte rischio di “desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente“. Il presidente della Repubblica Mattarella, preoccupato, ha subito dichiarato che il governo non dovrebbe abbandonare Sud e giovani, ma le sue parole sembrano solamente retorica in quanto questo abbandono sembra essersi consumato ormai da diversi anni. Il rapporto evidenzia infatti come il divario del Pil pro capite tra Nord e Sud sia tornato ai livelli del secolo scorso. Solo per fare un esempio il Mezzogiorno nel 2014 sarebbe sceso come Pil pro capite al 63,9% del valore nazionale, un risultato mai registrato dal 2000 in poi. Per non parlare degli occupati che in tutto il Sud sarebbero solo 5,8 milioni, ovvero il livello più basso dal 1977, anno in cui sono cominciate le serie storiche dell’Istat.

Insomma l’articolo lancia dei moniti, evidenziando il rischio di una desertificazione industriale, di una desertificazione dei capitali e degli investimenti che potrebbe far diventare il Sud Italia una zona a sottosviluppo permanente. Quello che però non emerge dai dati è come questa situazione sia sostanzialmente, almeno secondo noi, il frutto di una precisa scelta politica portata avanti sin dall’Unità d’Italia. Il Mezzogiorno necessiterebbe di potenti investimenti statali e di una pianificazione volta a valorizzare i suoi immensi tesori che vanno dall’agroalimentare al turismo, eppure si preferisce continuare a privatizzare e a considerare solo il Nord Italia come zona produttiva e di qualità. Questo induce inevitabilmente i giovani del Sud a emigrare proprio come nel secolo scorso, aumentando la desertificazione e la dissipazione di risorse umane che invece andrebbero incanalate proprio per costruire una nuova crescita per il Mezzogiorno. Basterebbero le sue sterminate ricchezze culturali e storiche per rendere il Sud un immenso Hub turistico nel cuore del Mediterraneo, eppure i nostri governi continuano, passateci il termine, a trattare il Sud Italia un pò come una colonia da utilizzare per supportare la crescita industriale che avviene sempre altrove. Già Gramsci del resto ebbe modo di parlare dei motivi del sottosviluppo nel Sud, e a distanza di decenni sembra che le sue parole siano ancora attualissime.

“Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.”
Antonio Gramsci
Noi non siamo certo filoborbonici o detrattori dell’Unità, ormai è stata fatta ed è inutile parlare del passato. Quello che si può fare oggi è ripensare al Mezzogiorno come volano di crescita economica di tutto il Paese, e la speranza è che prima o dopo se ne accorga anche la classe politica, anche se su questo siamo molto poco ottimisti.

 

 

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