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domenica , 26 marzo 2017
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Il Movimento Arancione. De Magistris, Ingroia e … molti dubbi

Lanciato ufficialmente ieri a Roma il “Movimento Arancione”con De Magistris e Ingroia. Ma restano ancora da sciogliere diversi nodi. Il sindaco di Napoli sigla l’intesa politica con il procuratore antimafia di Palermo all’assemblea pubblica convocata dai sottoscrittori della  campagna “Cambiare si può”. 

Tratto da Oltremedianews

 

Antonio-Ingroia

Il primo passo è stato compiuto. Ieri al Teatro Vittoria, uno dei più noti della Capitale, al quartiere Testaccio, si è finalmente tenuta l’assemblea “autoconvocata” dai promotori iniziali dell’appello dello scorso 6 novembre “Cambiare si può, noi ci siamo!”, precisamente da quelle 70 personalità del panorama della sinistra diffusa, nel mondo accademico, culturale e dello spettacolo, nonché dei movimenti leader nella battaglia per la difesa dei beni comuni, come quelli per l’acqua pubblica, per il lavoro e per l’ambiente e contro le grandi opere come, fra tutte, la Tav in Val di Susa. Si tratta in pratica di tutte quelle personalità che a maggio-giugno scorso avevano fondato il progetto ALBA (Alleanza Lavoro Beni comuni Ambiente) fra cui ricordiamo, su tutti, l’ex leader dei Girotondi Paul Ginsborg, il sociologo Luciano Gallino, l’operaio Fiom di PomiglianoAntonio Di Luca, il magistrato Livio Pepino e il politologo Marco Revelli. Di questi ultimi due il primo ha tenuto l’intervento di apertura della kermesse, il secondo quello di chiusura.

Al Teatro Vittoria era tutto pronto sin dalle 10 del mattino, ma si inizia mezz’ora dopo anche a causa della notevole partecipazione iniziale verificatasi nelle prime ore da parte del pubblico incuriosito. La platea sarà infatti gremito fino quasi all’ora di pranzo, con i posti a sedere quasi esauriti un po’ di gente a seguire anche all’esterno. Tuttavia l’afflusso è andato pian piano diminuendo nel corso della giornata fino al tardo pomeriggio, è l’iniziativa si è conclusa intorno alle cinque e mezzo del pomeriggio.

Apre Livio Pepino, prosegue Paul Ginsborg, prima l’uno poi l’altro ripetono sostanzialmente l’esigenza ormai inderogabile contenuta nell’appello originario, ossia che non è più possibile stare a guardare perché il sistema sta andando in pezzi, quindi è necessaria fin da ora un’iniziativa politica nuova radicalmente alternativa alle politiche ultraliberiste di stampo Bce di distruzione del welfare e dei diritti portate avanti a livello nazionale e soprattutto europeo che essendo state, purtroppo, ormai totalmente sposate dal Partito Democratico e da tutto il centrosinistra compresa Sel, il nuovo movimento deve essere assolutamente in contrapposizione con detto schieramento che di sicuro porterà avanti, in maniera anche peggiore, le politiche del “tecnico” Monti, quale che sia l’esito delle primarie. Tuttavia non piace neanche Grillo che nonostante, si sostiene, parta da una critica condivisibile a tutto il vecchio e marcio sistema dei partiti (non si salva nessuno!), non offre sufficienti garanzie dal punto di vista della tenuta democratica e su una diversa uscita dalla crisi in atto, culturale e sociale prima ancora che economica. Ovviamente il leit-motiv alla base di tutto è, quindi l’astenersi dal dare qualsivoglia contributo a tutti gli esponenti del vecchio ceto politico dei partiti, o comunque che siano sospettabili di una possibile vicinanza con essi, definiti “cocci di esperienze fallite”. In sintesi, checché se ne dica, un vero e proprio “Quarto Polo” alternativo a “tutto e tutti”, si potrebbe anche dire un “polo dei duri e puri”.

Peccato perché nel merito le proposte politiche e l’orizzonte che si sono prefissati di perseguire sarebbe altrimenti assolutamente condivisibile. Dopodiché dopo gli interventi dal palco, tra gli altri, dell’operaio Fiom Antonio Di Luca contro le politiche europee, di Vittorio Agnoletto e della leader del comitato “No Dal Molin” sulla base Usa di Vicenza, ecco i due interventi più attesi della giornata, proprio quelli per cui forse si spiega l’iniziale affollamento delle prime ore della kermesse: vale a dire quello del sindaco di Napoli Luigi De Magistris e poi quello, due ore del magistrato palermitano Antonio Ingroia. Ma questi due interventi, a dispetto delle dichiarazioni finali dei promotori di “Cambiare si può”, potrebbero aver comunque deluso le loro stesse aspettative. Perché, cominciando dal primo cittadino partenopeo, De Magistris, pur essendosi dichiarato molto vicino al nascendo movimento e agli obiettivi dello stesso offrendogli di fatto una “sponda” istituzionale, ha esplicitamente affermato che “Io ci sto ma solo a patto che vogliamo vincerle queste elezioni. Altrimenti – ha proseguito – ho già tanti di quei problemi come sindaco, lavoro venti ore al giorno e non ci metterei tanto impegno”. Tradotto significa, non ci vuole molto a capirlo, che o si terrà aperta, almeno provandoci, la possibilità di un eventuale accordo futuro con il centrosinistra, oppure l’ex europarlamentare Idv andrà comunque per la sua strada che non ha mai escluso, appunto, la possibilità se non la necessità di un accordo alla fine anche con Bersani e il centrosinistra. Eventualità questa, come detto in precedenza, che invece i vari leader di Alba-Cambiare si può escludono tassativamente e irreversibilmente. Tuttavia la platea del Vittoria non ha rinunciato agli applausi scroscianti a favore del sindaco, che comunque ha esortato e incoraggiato i promotori ad andare avanti e “a crederci assolutamrnte, perché anch’io all’inizio della mia corsa per il Comune di Napoli avevo tutti contro”, financo Pd e Sel, non parliamo poi – continua -  dei giornali e della camorra”. Prosegue tracciando l’evoluzione o, meglio, l’involuzione del percorso dell’attuale governo tecnico dopo quello di Berlusconi, affermando che “si pensa che il Cavaliere sia stato fatto fuori, ma questo perché i grandi poteri lo hanno ritenuto inaffidabile, da un certo momento in poi, e avendo avuto paura dei movimenti che avanzavano dal basso, si sono buttati nelle ammucchiate”, perciò “noi dobbiamo dare voce alla maggioranza fuori dal Palazzo”, afferma che “la riunione di oggi mi piace perché qui non ho visto padroni né proprietari. Ci sono tante idee, molte delle quali le condivido”. Annuncia intanto un primo candidato della “sua” lista “arancione”, il produttore cinematografico Gaetano Di Vaio, concludendo che “I mafiosi peggiori hanno oggi la fedina penale pulita. Ecco perché io candido un uomo che è un pregiudicato, che però a vent’anni ha fatto un errore come capita a tanti, ma ora viene premiato in giro per il suo lavoro, raccontando di come vivere e combattere per la legalità senza finire in mano alla camorra”. Naturalmente è fuori discussione che De Magistris ha dato il suo appoggio e anche la sua adesione “ideale” al progetto “Cambiare si Può-Noi ci Siamo”, tuttavia i “paletti” posti all’inizio del suo intervento, peraltro il più lungo tra tutti, non sono affatto secondari.

Venendo adesso ad Antonio Ingroia, tornato momentaneamente dal nuovo incarico Onu in Guatemala anche per presenziare alla convention di ieri essendo stato espressamente invitato ai lavori della stessa da un mese a questa parte, il sostegno a detto “manifesto” è parso, almeno a prima vista, più esplicito rispetto a quello del sindaco “ex”-dipietrista : “Io sto con voi”-afferma- e ci starò anche dopo perché oggi l’Italia è un paese a sovranità limitata. Perciò questa vostra iniziativa è non solo lodevole ma necessaria”. Tuttavia non sembra proprio aver gradito il fatto di avere ricevuto degli applausi scroscianti dal pubblico in sala prima ancora di avere aperto bocca per il suo intervento, sentendosi così ingiustamente e indebitamente percepito dal pubblico come il “Salvatore della Patria”. Ma ha proseguito nel suo discorso affermando che“l’attuale classe politica italiana si è oramai e non da oggi troppo compromessa nel puntare solo al contenimento del fenomeno mafioso e non più al suo feroce contrasto, perciò bisogna immettere energie nuove, fresche e autentiche, anche della società civile”. Tuttavia non manca comunque di rimarcare una certa necessità di distinguere e non poco negli aspetti
più negativi e deleteri della politica, il centrodestra di Berlusconi dal centrosinistra, evidenziando comunque che l’attuale declino della classe politica italiana si è sviluppato ed è cresciuto in maniera esponenziale, con Berlusconi capo del Governo con connesse leggi ad personam e compagnia bella.Dice che comunque non sarà presente per il 12 dicembre prossimo a Roma, perchè in Guatemala, per il lancio ufficiale di simbolo, lista e candidature del progetto “arancione” di Luigi De Magistris e non conferma nemmeno il fatto di una sua possibile candidatura a premier per detto movimento, cosa questa che sarebbe naturalmente appoggiata da Cambiare si Può. Rimangono quindi, in sostanza, tutti gli interrogativi della vigilia, anche se forse qualcosa, in un senso o nell’altro potrebbe cominciare a delinearsi fin da domani dopo l’esito definitivo delle primarie del centrosinistra con il secondo turno in programma oggi. In poche parole, la reale volontà netta dei due ad essere inevitabilmente alternativi al centrosinistra è ancora, anche riguardo a ieri, tutta da dimostrare. Riguardo a Ingroia poi anche la volontà o presunta tale di entrare in politica lasciando così la magistratura e il prestigioso incarico Onu in Guatemala.

Infine non erano presenti molti giovani alla convention di ieri, mentre invece lo erano non pochi “anziani” della politica e del giornalismo di sinistra, per quanto rispettabili e autorevoli, come ad esempio Giulietto Chiesa. Presenti poi anche molti esponenti di Rifondazione comunista, tra cui il segretario Paolo Ferrero che tuttavia non ha avuto la possibilità di intervenire, e alcuni sofferenti del “nuovo” centrosinistra delle Primarie di area Sel, come Alfonso Gianni e il presidente del X Municipio di Roma Sandro Medici. Tra i promotori vanno ricordati infine, tra i più importanti, anche Alberto Lucarelli, assessore a Napoli con De Magistris, Moni Ovadia, don Andrea Gallo, Haidi Giuliani, madre di Carlo nonchè ex senatrice Prc, Sabina Guzzanti e Oliviero Beha.

Federico Lauri

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