Il muro e la globalizzazioneTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Il muro e la globalizzazione

Nuovo millennio, vecchie abitudini. Dopo il Muro di Berlino il mondo gridò ”mai più”, eppure sono tantissimi i muri che dividono il mondo. La maggior parte costruita proprio dopo il 1989

Fonte: Oltremedianews

Sono spesso lunghi migliaia di chilometri, alti dai tre agli otto metri, spinati, a volte elettrificati, con una doppia cinta di mura, sorvegliati da militari, telecamere o droni di ricognizione, spesso rinforzati da mine antiuomo; alcuni servono per contenere l’immigrazione, altri per impedire traffici di droga o contrabbando, altri ancora per proteggere da infiltrazioni terroristiche. Tutti hanno un fattore comune: dividono popoli, culture e con altrettanta certezza si può dire che raramente gli stessi ci riescono. Stiamo parlando dei muri del mondo che ancora oggi sono in piedi oscurando il cielo alla vista di comunità lacerate.

ImmagineEcco una mappa dei muri del mondo. Fonte: panorama.it

Di sicuro la presenza di un muro certifica il fallimento di ogni politica integrativa, diplomatica o preventiva rispetto a fenomeni di massa che una comunità non riesce a gestire. Il più famoso fu il muro di Berlino: figlio della divisione del mondo in due blocchi contrapposti, simbolo di un’umanità in eterno conflitto eppure troppo stanca per affrontare una resa dei conti tra due visioni economiche con nuove guerre.  Il muro di Berluno fu la risposta naturale alla prima grande tematica di natura globale che il novecento poneva: due modi di produzione in competizione tra loro. Non furono le cannonate ad abbatterlo. I media, la propaganda, l’intrecciarsi di relazioni economiche di un mondo globalizzato minavano alle basi ogni idea di chiusura ed isolamento. Così furono gli uomini a votare coi loro piedi non appena le frontiere furono aperte.

Quando nel 1989 il muro crollò in molti gridarono ”mai più”. Niente di più falso. La complessità e l’enorme portata dei fenomeni della globalizzazione si era manifestata solo in parte sino ad allora. Gli anni ’90 e ancor di più questo primo scorcio di millennio hanno invece rappresentato forse solo un assaggio della sconfinatezza di un mondo globale: terrorismo, guerra senza stati, immigrazione, disuguaglianze, lotte per i diritti, criminalità, emarginazione, povertà, ma anche finanza, fenomeni economici che coinvolgono più Stati, guerre commerciali ed erosione dei diritti dei lavoratori. Sono solo alcuni dei caratteri di questo XXI secolo dinanzi ai quali riemerge forse l’eterno vizio della ”comunità-chiusa”: sicuramente un concetto rassicurante con i suoi connotati etnici, religiosi, economici, sociali, eppure prodromici solo di odio, violenza, divisioni, intolleranze.  Così, nonostante quel ”mai più”, la maggior parte dei muri sono stati costruiti proprio dopo il 1989. Vediamone alcuni.

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