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martedì , 23 maggio 2017
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Il Paese degli schiavi

La schiavitù è reato? La Mauritania nonostante la legge continua a farne largo uso e ora processa il proprio ‘Mandela’.

DAKAR – Il periodo dei grandi movimenti pacifisti e dei grandi personaggi della storia africana degli ultimi decenni non è ancora terminato. In uno Stato, per lo più desertico e sconosciuto a molti: la Mauritania, dal 15 gennaio è in prigione Biram dah Abeid ad Aleg, considerate da molti la Guantanamo mauritana, il presidente del movimento anti-schiavista Ira e premio nobel per I diritti umani nel 2013 insieme a Malala, con l’accusa di aver organizzato una manifestazione senza autorizzazione. La sua colpa è di aver organizzato una manifestazione di sensibilizzazione contro la schiavitù nel paese: fenomeno del quale i neri di etnia harratin subiscono dovendo lavorare gratuitamente le terre espropriate dal governo e vendute alle multinazionali straniere.

La schiavitù è intesa come “il possesso e il controllo di una persona in un modo che possa significatamene privare tale soggetto della sua libertà individuale, con l’intento di sfruttarla attraverso il suo utilizzo, la gestione, il profitto, il trasferimento o la cessione. Tale pratica è raggiunta attraverso diversi mezzi, come la violenza, la minaccia di violenza, l’inganno e/o la coercizione”. Questo fenomeno non appartiene solo al passato ma è ancora presente in questo secolo sotto diverse forme e non va considerato solamente nel significato più stringente perchè al suo interno esistono diverse realtà quali: i matrimoni forzati, il traffico e la vendita di bambini o delle donne  in alcuni paesi il numero degli schiavi è e levato. Secondo il Global slavery index, un recente rapporto della Walk Free Foundation, un’organizzazione australiana per i diritti umani che pubblica annualmente un Indice della schiavitù, ha stimato che in tutto il mondo circa 35,8 milioni di persone sono ridotte in schiavitù. Questo fenomeno riguarda sopratutto dieci paesi che detengono il 70% della quota totale. L’India è il paese che ospita il maggior numero di schiavi, è stato calcolato che il fenomeno riguarda oltre quattordici milioni di persone. La Fondazione a posto la Mauritania al primo posto in Africa, calcolando che oltre 155.000 persone, il 4% della popolazione è soggetta a questo fenomeno.

La situazione in Mauritania è molto critica: come spesso è capitato in Africa, una minoranza etnica e di classe, gli arabo-berberi, detengono il potere politico, economico e militare del paese a scapito delle etnie nere: i Pulaar, i Soninke, i Wolof e i Barbara, mentre l’etnia haratine sono considerate l’ultimo gradino della società mautana. Sovente i neri sono vittime di razzismo, di deportazioni, di estorsioni e di espropriazioni e chi  vive in campagna è confinato in specie di homeland come i territori assegnati ai neri nel Sudafrica durante l’apartheid, privi del minimo necessario per vivere. A parte l’ex dittatore Maawuya Ould Sidi Ahmed Taya, tutte gli altri politici rei di questi crimini sono ancora al comando del paese.

Nel paese la tradizione vuole che la privazione della libertà avvenga per linea matriarcale e i figli nati dalle violenze sessuali, soventemente perpetrate dall’etnia al potere e dominatrice : i mauri, appartengono al padre-violentatore che spesso li utilizza come schiavi nei campi. Questa pratica è in voga in tutto il paese ma è stata abolita nel 1981 e ultimamente il Parlamento ha inasprito le pene il 12 agosto 2015, equiparandola come un crimine contro l’umanità, aumentando la pena a 20 anni di carcere.  Il problema del paese non sono le leggi ma la loro applicazione e recentemente il presidente mauritano Mohammed Abdel Aziz ha sostenuto che in realtà nel paese non esiste la schiavitù.

Il 20 agosto si è svolta una grande manifestazione organizzata dal Ira ad Aleg in sostegno dei compagne tenuti in carcere; i partecipanti sono giunti da tutto il paese. L’affluenza è stata numerosa, perché Biram è un leader molto amato e rispettato, alle scorse elezioni è arrivato second e da molte parti sono giunte lamentele di brogli elettorali che hanno permesso all’attuale president di vincere. Anche per questo Biram è il suo movimento sono molto scomodi per il ceto borghese racchiuso sotto l’ala protettrice di Aziz che difende I loro interessi feudali sui quail Biram si scaglia.

L’Ira è nata nel 2008 ed è l’acronimo di Initiative de résurgence du mouvement abolitionniste, letteralmente Iniziativa per la Rinascita del Movimento Abolizionista la cui missione è quella di rendere gli schiavi, obbligati all’analfabetismo, alla povertà ed a una vita di stenti, consapevoli della possibilità di una vita libera dal loro status di schiavi. Il movimento ritiene che essi sono legati ai loro padroni, non solo a causa della tradizione e delle necessità economiche, ma anche a causa di una errata interpretazione dell’Islam nel paese dove si insegna che la schiavitù è un diritto religioso.  La Mauritania è una Repubblica islamica dove è in vigore la charia (la legge islamica) ma le sentenze estreme, come la pena di morte o di flagellazione, non vengono più applicate da circa tre decenni. Da tempo il movimento ha assunto il metodo della nonviolenza, le loro azioni si svolgono semplicemente con la loro presenza di fronte alle forze dell’ordine con le braccia alzate, innalzando cori e partecipando a dibattiti sulla schiavitù. A volte queste manifestazioni vengono represse con la forza come è avvenuto a fine luglio davanti al Palazzo di Giustizia di Nouackhott la capitale e che ha causato l’arresto di ventidue militanti, mentre i feriti si contano a centinaia. Il movimento non si è mai limitato a denunciare solo il fenomeno della schiavitù, ma spesso ha denunciato direttamente le persone reali e quindi ha urtato gli interessi dell classe politica. La polizia essendo implicata con i politici spesso non da seguito alle denunce e il movimento organizza sit-in davanti ai commissariati a denunciare la loro inerzia o davanti alle case dei denunciati. Negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo e per la prima volta per la storia del paese vi sono state le prime condanne penali contro i padroni di schiavi, come nel stato nel caso dei maitre di Said e Yarg, due ragazzini di 14 e 12 anni, liberati grazie le numerose iniziativa dell’IRA.

Il nome di Biram da anni passa di bocca in bocca come una ventata di aria fresca, il suo nome suscita nuove speranze tra gli schiavi, sogni di una vita nuova e migliore sono ora sempre più reali grazie alla assidua attività del movimento che non si è mai fermato nonostante la repressione della politica maurita.

Marco Napoli fotoreporter per Eikòn Associazione

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