Il Pantheon del Tribuno. Augusto Cèsar SandinoTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Il Pantheon del Tribuno. Augusto Cèsar Sandino

Augusto Nicolás Calderón Sandino è stato uno dei grandi rivoluzionari del XX secolo. Rivoluzionario, guerrigliero, eroe popolare, fu protagonista della guerriglia contro la presenza militare degli Stati Uniti in Nicaragua tra il 1927 e il 1933. Campione della causa dell’anti-imperialismo si impegnò per tutta la sua vita a lottare per il progresso del suo Paese. Grande amico del comunista salvadoregno Farabundo Martì, venne assassinato dal capo della Guardia Nacional Anastasio Somoza Garcìa, che sarebbe diventato il nuovo dittatore del Paese.

Sandino nacque nel 1895 in un paese dal nome impronunciabile, Niquinohomo, del Nicaragua. Figlio illegittimo di un ricco possidente e coltivatore di caffè venne abbandonato dalla madre, una umile impiegata della piantagione, e venne affidato come spesso accadeva a quel tempo alla nonna materna (una somiglianza questa con l’infanzia di Hugo Chàvez). La sua giovane vita fu segnata a fuoco da quanto vide con i suoi occhi nel luglio del 1912, quando nell’assolata estate nicaraguense assistette da spettatore al sanguinoso intervento dei marines statunitensi che erano arrivati per reprimere una rivolta contro il presidente loro protetto, Adolfo Diàz. Il Generale liberale Benjamin Zeledon, capo della rivolta, morì il 4 ottobre dello stesso anno difendendo le colline Coyotepe e La Barranca situate strategicamente all’entrata della città di Masaya. Sandino rimase quindi impressionato dall’immagine di questo patriota e dall’eroismo dei rivoltosi, maturando quindi forte ostilità nei confronti degli “yanquis”. Sandino aveva anche un carattere forte, infatti nel 1921 ferì con un colpo di pistola tale Dagoberto Rivas, il figlio di un simpatizzante conservatore del paese che era reo di aver fatto dei commenti poco eleganti su sua madre. A quel punto Sandino fu costretto a fuggire per evitare ritorsioni o l’arresto e viaggiò lungo tutta la costa atlantica del Nicaragua fino a trovare riparo nel vicino Honduras, dove trovò un impiego in una fabbrica di trasformazione dello zucchero.

Cominciò un periodo di viaggio per Sandino che nel 1923 raggiunse il Guatemala, trovando un impiego nelle piantagioni dell’United Fruit, e poco dopo il Messico, per la precisione Veracruz, dove trovò un lavoro temporaneo per un’impresa petrolifera. Fu il Messico il luogo dove venne per la prima volta a contatto con gruppi organizzati di estrema sinistra e comunisti, uniti da un anti-imperialismo che affascinò non poco Sandino, che ovviamente cominciò a frequentarli assiduamente. Il movimento anarco-sindacalista messicano ebbe una forte influenza nella sua formazione politica e ben presto maturò una forte convinzione nella necessità della nazionalizzazione e dell anti-imperialismo. In quegli anni era molto sentita la disputa circa l’occupazione americana in Nicaragua che era attuata perchè Washington voleva costruire un canale di collegamento tra Atlantico e Pacifico. Nel 1926 Sandino decise di tornare in Nicaragua e proprio in quel periodo scoppiò una importante crisi politica nel Paese con un dirigente conservatore di nome Emiliano Chamorro che diede avvio a un golpe contro il presidente Carlos Solorzano, peraltro anche lui del partito conservatore. Solorazano vistosi a mal partito lasciò il potere al vicepresidente Batista Sacasa del partito liberale ma Chamorro lo obbligò a rassegnare le dimissioni, prendendo de facto il potere. A quel punto la Casa Bianca non riconobbe il governo di Chamorro e impose la sostituzione con Adolfo Dìaz. A quel punto i liberali non riconobbero l’ingerenza degli Stati Uniti e diedero avvio a una guerra che venne soprannominata la “guerra costituzionalista” nella quale chiedevano il ritorno al governo di Sacasa.

Fu quello il pretesto che gli americani cercavano per intervenire attivamente in Nicaragua, e infatti la Marina Americana prese immediatamente il controllo delle coste, ufficialmente per proteggere “le vite e le proprietà degli Statunitensi”. Con un’agile mossa a quel punto gli americani dichiararono neutrali alcune zone di importanza nevralgica e attaccarono le piazzeforti dei liberali tra cui Puerto Cabezas. Sandino decise di schierarsi con le truppe liberali e con i suoi uomini riuscì a impadronirsi di alcune armi che erano state di Sacasa, cominciando così la guerriglia contro i conservatori filoamericani. Inizialmente uscì diverse volte sconfitto in battaglia ma pian piano le sue truppe fecero pratica nell’arte della guerriglia e Sandino cominciò a collezionare vittorie contro i conservatori, ormai sempre più in difficoltà. Il suo battaglione era chiamato la “colonna segoviana” e contava nelle sue fila quasi un migliaio di cavalieri. Grazie al determinante contributo delle truppe sandiniste i liberali riuscirono a prendere in mano la situazione e ad avanzare verso il Pacifico, ma visto che a quel punto il rischio di un intervento diretto da parte americana si faceva concreto, il leader dei liberali Moncada decise patteggiare per evitare il peggio.Ovviamente alla fine il rappresentante americano Stimson costrinse Moncada alla rese e ad accettare la continuità del governo conservatore fino alle elezioni del 1928, era una resa clamorosa che Sandino non poteva accettare, e infatti il guerrigliero riparò a El Chipote, dove costituì la sua base principale.

Fu nel 1927 che Sandino ebbe un’intuizione decisiva creando un manifesto nel quale si faceva appello a tutti i cittadini indistintamente contro gli invasori americani. Con circa trenta uomini Sandino andò sulle montagne del Nicaragua per cominciare la guerriglia contro i marines americani, e nel giro di pochi mesi il suo battaglione divenne sempre più grande fino a toccare al suo apice oltre seimila combattenti. Molti volontari di altri paesi americani andarono in Nicaragua per arruolarsi con Sandino, e la popolazione credeva in loro come liberatori dato che gli americani si davano a violenze sistematiche contro la popolazione civile. Sandino prendeva parte personalmente ai combattimenti ed era rispettato dai suoi uomini che conduceva sempre e comunque alla vittoria. Celebre fu la vittoria di El Bramadero del 1929 in cui i guerriglieri di Sandino sconfissero nettamente i marines utilizzando nella mischia i celebri machetes. Entrò nella leggenda anche la battaglia di Ocotal in cui Sandino riuscì a conquistare l’intero paese ad assediare gli americani nell’isolato centrale costringendo i marines a utilizzare i bombardamenti aerei per la prima volta in America Centrale per rompere l’assedio.

Come spesso accade gli Stati Uniti si accorsero di non poter vincere sul campo quella guerra, anche perchè Sandino contava sul forte appoggio popolare, così decisero di cambiare strategia e di applicare il “divide et impera” consistente nel mettere le diverse etnie native le une contro le altre con la corruzione. Gli Stati Uniti trovarono quindi dei referenti e costruirono un nuovo esercito nicaraguese da utilizzare contro i guerriglieri sandinisti e interamente equipaggiato da Washington: la Guardia Nazionale del Nicaragua. I sandinisti però continuarono a imperversare nel Paese e estesero le loro zone di operazione fino alla capitale Managua. I sandinisti occupavano e distruggevano tutte le proprietà statunitensi e giustiziarono tutti i collaborazionisti continuando la lotta contro gli americani in tutto il Paese. Negli Stati Uniti però in quel periodo avevano altro a cui pensare dato che nel 1929 arrivò la “grande depressione” e salì al potere Franklin Delano Roosvelt, che saggiamente decise di applicare la politica del “buon vicinato”  in Sudamerica. Roosvelt ordinò quindi la ritirata delle truppe dal Nicaragua anche se ormai erano state sostanzialmente sconfitte, e nel 1933 gli Usa abbandonarono ufficialmente il Paese rinunciando a sconfiggere Sandino. Sandino dimostrò in quel frangente di essere anche un fine politico in quanto propose al nuovo presidente liberale Sacasa di chiedere la pace, che venne firmata il 2 febbraio del 1933. Sandino dovette quindi disarmare il suo esercito mentre la Guardia Nacional formata dagli americani venne incaricata di tenere la sicurezza nel paese. A quel punto il capo della Guardia Nacional, Anastasio Somoza, decise di farla finita con Sandino, troppo pericoloso per via del prestigio che godeva tra le fasce umili della popolazione. Ebbe la sua occasione nel 1934 quando fece catturare e uccidere Sandino assieme ai suoi luogotenenti e distrusse la cooperativa che aveva creato assieme ad altri edifici appartenenti ai suoi sostenitori.

Uomo popolare e pragmatico, Sandino non amava mai parlare di ideologie o di teorie astratte, era un reale difensore del proprio popolo e degli usi e costumi locali, fatto questo che gli permise sempre di contare sul forte appoggio delle masse rurali. Forse la sua mancanza di progettualità politica a lungo termine potrebbe rappresentare il suo unico limite ma Sandino con la sua eroica lotta contro l’invasore americano è entrato a pieno titolo nella storia dei rivoluzionari del XX secolo.

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