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giovedì , 23 marzo 2017
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Il Pantheon del Tribuno. Camilo Cienfuegos

Un eroe silenzioso, Camilo Cienfuegos, spesso oscurato dall’imponente mole di personaggi come Ernesto Che Guevara o Fidel Castro. Eppure Camilo Cienfuegos si staglia con la sua figura di umile guerrigliero e rivoluzionario come uno dei protagonisti assoluti della Rivoluzione Cubana. Eroe popolare ha dedicato la sua intera vita alla causa rivoluzionaria partendo giovanissimo con il “Granma” assieme al “Che” e a Fidel. Morì tragicamente dopo la vittoria della Rivoluzione in un incidente aereo, e ancora oggi migliaia di bambini ogni 28 ottobre lasciano un fiore in mare per ricordarlo.

Cienfuegos è uno di quei personaggi “sfortunati” in quanto oscurati in qualche modo da altri uomini straordinari vissuti nello stesso periodo. Nel suo caso lo si potrebbe anche capire dato che si sta parlando di figure monumentali quali Che Guevara e Fidel Castro, tuttavia sarebbe comunque ingiusto dato che Camilo Cienfuegos è uno degli eroi più amati dal popolo cubano e la sua morte prematura ne ha interrotto il percorso politico anzitempo. Ancora oggi a Cuba la figura del “barbudo” Camilo è familiare e non esiste famiglia che non conosca nel dettaglio tutte le sue straordinarie imprese che ci sono arrivate, nitide e indimenticabili, nelle memorie del “Che” e di Fidel. Il fatto inoltre che fosse genuinamente e orgogliosamente cubano lo ha reso ancora più legato al popolo, forse persino di più dello “straniero” Che Guevara, anch’egli ovviamente considerato un eroe. Persino la sua morte avvenuta a causa di un tragico incidente a bordo di un Cessna è servita ad aumentare l’alone di leggenda intorno a lui, ed è secondo noi assolutamente utile e necessario ricordarlo al pari di altri grandi uomini che hanno dedicato la loro intera vita alla causa della lotta al servizio degli oppressi.

Camilo nacque a L’Avana nel 1932 figlio di due rifugiati spagnoli che erano fuggiti per non subire discriminazioni in quanto attivisti anarchici. Fin da piccolo venne fortemente influenzato dai genitori e si avvicinò agli ambienti anti-imperialisti con vivo interesse. Quando aveva appena diciotto anni cominciò un corso di scultura e lavorò come sarto presso alcune botteghe ma rimaneva sostanzialmente privo di un impiego fisso. Nel 1954 cominciò a frequentare movimenti di studenti rivoluzionari e di estrema sinistra che protestavano contro la dittatura del filoamericano Fulgencio Batista, accusato da più parti di essere un semplice burattino nelle mani del malaffare e dei potentati nordamericani. Cuba era infatti divorata dalla corruzione e la stragrande maggioranza della popolazione viveva in condizioni degradate e nel pressochè totale analfabetismo. Il suo attivismo indefesso lo portò a venire ferito il 7 dicembre del 1955 durante una protesta popolare organizzata in onore di uno degli eroi dell’indipendenza cubana: Antonio Maceo. Dopo essere stato arrestato e privo di lavoro Camilo Cienfuegos capì che forse era meglio cercare fortuna altrove e questo lo portò a decidere di partire per gli Stati Uniti  per un certo periodo.

Qui soggiornò a New York ma venne espulso una volta che gli scadette il permesso di residenza, così fu costretto a riparare in Messico. Qui Camilo Cienfuegos fu molto attivo dal punto di vista politico e conobbe un sacco di personaggi che sarebbero stati importantissimi nel prosieguo della sua vita. Tra loro il più importante fu sicuramente Fidel Castro, che con il suo carisma e la sua carica rivoluzionaria fece subito su Cienfuegos una ottima impressione, convincendolo a unirsi al suo ambizioso piano di organizzare una missione rivoluzionaria per tornare a Cuba e rovesciare Batista. Per il giovane e ambizioso Camilo fu una manna dal cielo conoscere un uomo come Fidel Castro che, come lui, sembrava preferire l’azione alle parole. Fu questa la decisione che cambiò per sempre la sua vita, e infatti Cienfuegos fu uno degli ottantadue rivoluzionari che salirono a bordo del mitico “Granma” nel novembre del 1956 per salpare alle volte di Cuba. Il piano di Fidel Castro rasentava quasi la follia dato che pensava di sbarcare e cominciare la guerriglia contro il dittatore, ma tutti quelli che erano saliti a bordo con lui in qualche modo sapevano che vi era un margine di possibilità di riuscita.

Da questo momento in poi si può cominciare a parlare delle imprese da lui compiute come guerrigliero, imprese che lo resero leggendario in tutto il Paese in men che non si dica. Una volta che il “Granma” sbarcò a Cuba il 2 dicembre del 1956 i rivoluzionari dovettero subito fronteggiare gli attacchi dell’esercito cubano e ritirarsi nella Sierra Maestra per settimane. Manco a dirlo Camilo fu uno dei dodici superstiti della spedizione dopo che per diversi giorni gli uomini di Batista li avevano sorpresi continuamente con imboscate e bombardamenti seguiti da esecuzioni. In quel frangente i superstiti dovettero dividersi e Cienfuegos riuscì a ricongiungersi con Fidel Castro solamente un mese dopo nella Sierra Maestra.

Nel 1957 Cienfuegos era già diventato uno dei più importanti capi delle forze rivoluzionarie e il suo nome era già noto in tutta Cuba e anche all’estero. A scalare la gerarchia ci pensò il suo assoluto valore in battaglia, mentre il suo carisma lo rendeva rispettato da tutti che lo chiamavano con deferenza “Comandante”. Nel 1958 Cienfuegos riuscì a ottenere il comando di ben tre colonne di guerriglieri e li condusse in una marcia forzata sulle montagne per catturare l’importante città si Santa Clara. Le altre colonne erano al comando Che Guevara e Jaime Vega, ma le truppe di quest’ultimo vennero catturate dalle forze di Batista. Cienfuegos e Che Guevara invece riuscirono a raggiungere le provincie centrali e a unirsi con altri compagni di altri gruppi armati. Cienfuegos nel frattempo conduceva i suoi uomini di vittoria in vittoria fino al successo del 30 dicembre 1958, quando nella Battaglia di Yaguajay riuscì a sconfiggere i soldati di Batista conquistandosi l’epiteto di “Eroe di Yaguajay”. La vittoria fu vitale dal punto di vista strategico in quanto consentì a Cienfuegos di avanzare fino a Santa Clara e di ricongiungersi con le truppe di Che Guevara stringendo una tenaglia mortale sul nemico. I due Comandanti entrarono da trionfatori nella città il 31 dicembre, appena in tempo per Capodanno, con molti dei soldati locali che si arresero senza sparare. Il giorno seguente Fulgencio Batista fuggì in fretta e furia da Cuba, era la vittoria della Rivoluzione che incoronava i “barbudos” come i liberatori della nazione.

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In tutte le fasi militari della guerra Cienfuegos era sempre e comunque in prima fila e, pur essendo un Comandante, non rinunciava mai a partecipare anche alle azioni più rischiose e pericolose. Una volta finita la Rivoluzione Cienfuegos accettò la carica di Comandante Supremo delle forze armate rivoluzionarie con l’incarico di sedare eventuali attacchi terroristici e controrivoluzonari. Cienfuegos comunque non rinunciò a ritagliarsi un ruolo importantissimo anche nella politica, e infatti fu determinante nella stesura delle riforme agrarie e il suo giudizio era tenuto in massima considerazione da chiunque, anche da Fidel Castro. Per quanto fosse diventato famoso principalmente per le sue doti di combattente e stratega, Camilo Cienfuegos era un grande appassionato di politica ed era fortemente guidato da una grande carica idealistica. Influenzato dall’anarchismo dei genitori, con il passare degli anni Cienfuegos si avvicinò progressivamente alle idee socialiste e seguì politicamente la visione ideologica di Ernesto Che Guevara, sposando quindi il marxismo. Del resto anche suo fratello Osmany era un attivista di sinistra radicale e questo la dice lunga sull’ambiente familiare che si respirava a casa sua.

Il 28 ottobre del 1959 un Cessna su cui volava Cienfuegos sparì nell’Oceano Atlantico durante il viaggio tra Camaguey e L’Avana, una tragedia terribile che lasciò Cuba attonita dal dolore per diversi giorni. Le ricerche per ritrovare il velivolo cominciarono subito ma non diedero alcun frutto, così Cienfuegos divenne il primo vero eroe della Rivoluzione cubana. Alcuni, cercando come al solito di intorbidire le acque della storia, hanno provato ad addossare la colpa a Fidel Castro ma si tratta di una invenzione bella e buona dal momento che i due erano ottimi e fraterni amici e Camilo Cienfuegos aveva nei suoi confronti una fiducia assoluta. Anche lo stesso Che Guevara, a sua volta uno dei suoi migliori amici, negò ogni coinvolgimento di Fidel. Ancora oggi il popolo cubano lo ricorda con forza e subito dopo la sua morte venne costruito un museo dedicato a lui a Yaguajay, ovvero nella stessa caserma che aveva espugnato alle forze di Batista solo un anno prima. Oggi al posto della caserma si trova un ospedale a lui dedicato e all’interno si trova un diorama della battaglia e tutti i manufatti e gli oggetti personali che in vita appartennero a Camilo Cienfuegos. Proprio all’ingresso del museo inoltre hanno installato una sua grande statua, segno del grande affetto che la popolazione provava per il suo eroe morto proprio all’indomani della vittoria.

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