Il Pantheon del Tribuno. Fidel CastroTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Il Pantheon del Tribuno. Fidel Castro

Pochi uomini come Fidel Castro sono riusciti a lasciare un segno indelebile nella storia del mondo. Idealista, rivoluzionario e capo di Stato, Fidel Castro ha lottato in prima persona per liberare la sua Cuba dal giogo dell’imperialismo e costruire un socialismo che resiste nel tempo e offre un esempio di progresso al servizio del popolo. Un vero e proprio gigante che merita un posto di eccezione nel nostro Pantheon e non solo. 

Forse nessuno ha saputo fare quello che ha fatto lui, Fidel Castro, ovvero credere nell’incredibile e riuscire a realizzare l’irrealizzabile. No, non stiamo esagerando,  davvero l’allora giovane Fidel Castro partì armato solamente del suo idealismo e del suo fervore rivoluzionario per liberare un’isola allora sotto il tacco dell’imperialismo. Una storia di “Davide contro Golia” il cui esito è ancora oggi sotto gli occhi di tutti. La “Rivoluzione” figlia di Fidel Castro, Che Guevara e Camilo Cienfuegos ha cambiato per sempre il corso della storia, ha saputo sopravvivere alle epoche, trovando sempre nuova linfa per rinverdire il proprio obiettivo straordinario di costruire una società giusta e al servizio di quel popolo che prima della “Rivoluzione” era in balìa dell’analfabetismo e dello sfruttamento più abietto. Amico di Nelson Mandela, ma anche di personaggi come Salvador Allende e molti altri, Fidel ha rappresentato e rappresenta il simbolo della lotta dei popoli contro lo sfruttamento e l’imperialismo, il campione delle speranze di riscatto di chi prima di lui era troppo debole e diviso anche solo per sperare in un mondo migliore. Un esempio di idealismo rivoluzionario che è anche una lezione per tutti quanti imputano ai rivoluzionari in genere di essersi sempre e solo limitati ed esibizioni sterili di retorica.

No, Fidel era uno che il mondo voleva cambiarlo davvero, e così ha fatto, sempre coerente a se stesso fino alla fine, divenendo nel contempo un’icona del rivoluzionario tout court ma anche la figura dell’uomo severo e del guardiano della rivoluzione. Non era del resto assolutamente scontato che Cuba riuscisse a sopravvivere alla vicinanza di un nemico ingombrante come gli Stati Uniti, e nessuno potrebbe sostenere che qualcuno ci sarebbe riuscito senza un fortissimo consenso popolare. Non a caso i servizi segreti americani hanno cercato di uccidere Castro diverse volte senza riuscirci e i mass media hanno cercato in tutti i modi di farlo passare come un personaggio negativo, un dittatore come tanti, un caudillo, ma senza riuscirci.

Nato nel 1926 in quel di Biràn, a Cuba, primogenito di un benestante proprietario terriero e di una cubana figlia di immigrati spagnoli delle Canarie. Anche qui notiamo subito quindi come Fidèl fosse figlio di una famiglia sostanzialmente ricca, ma nonostante questo sin da piccolo ebbe sempre una vibrante sensibilità nei confronti delle ingiustizie. E infatti era un vero e proprio privilegiato del tempo dato che, grazie ai soldi dei genitori, venne ammesso nella prestigiosa scuola “La Salle” di Santiago di Cuba, destinato solo ai figli delle famiglie benestanti. Nel 1941 il giovane Fidèl si trasferì a L’Avana, la capitale dove studiò nell’esclusivo collegio de Belén, sotto la guida attenta dei Gesuiti, proprio quando l’esperienza della guerra civile spagnola era ancora indelebile. Fu in quel periodo che Castro venne permeato di idealismo da parte dei gesuiti, una cultura messa in contrapposizione con il materialismo di stampo anglosassone.

La sua ferma passione per la difesa degli oppressi e per la giustizia lo portò a iscriversi nel 1945 alla facoltà di Diritto all’Avana. Qui cominciò a frequentare e conoscere i professori nazionalisti che credevano che il processo indipendentista di Cuba fosse stato bloccato con l’intervento Usa nel 1898 e con il cosiddetto Emendamento Platt, ovvero ciò che sanciva materialmente la sottomissione di Cuba a Washington. In quel periodo Fidel Castro aderì alla lega antimperialista, si avvicinò a idee di sinistra e si schierò apertamente contro il presidente cubano Ramòn Grau, considerato un burattino della Casa Bianca. Inutile dire che in quel periodo le condizioni di vita della maggioranza dei cubani fossero disastrose, e vivendo nella capitale Fidel Castro ebbe modo di rendersene conto toccandolo con mano. Ironia della sorte nel 1948 Fidel si sposò con Mirta Diaz-Balart, una studentessa di filosofia, e i due viaggiarono per le nozze negli Usa, dove trascorsero un breve periodo. Nessuno alla Casa Bianca si sarebbe mai potuto aspettare che quel giovane universitario un giorno avrebbe fatto passare diverse notti insonni ai presidenti americani. Castro fece un praticantato fino al 1952 e intendeva candidarsi al Parlamento cubano nel 1952 per il Partito Ortodosso ma il Golpe del generale Fulgencio Batista cambiò radicalmente le carte in tavola. Batista infatti rovesciò il governo di Carlos Prio Socarras e portò alla cancellazione delle elezioni democratiche. Fidel Castro in quel periodo si scagliava quotidianamente contro Batista e lo denunciò in tribunale per violazione della Costituzione, senza successo.

Per molti una testa calda, per altri semplicemente un uomo di un coraggio e una vitalità senza pari, Fidel Castro organizzò un disastroso assalto alla caserma Moncada nella provincia di Oriente, il 26 luglio del 1953. L’assalto finì molto male e oltre ottanta suoi compagni vennero uccisi mentre lui venne fatto prigioniero e condannato a quindici anni di prigione. Fermamente convinto della giustezza delle sue azioni, il giovane Castro si difese in tribunale con una arringa storica nella quale pronunciò la famosa frase: “La Storia mi assolverà”. Nel 1955 comunque, grazie a una amnistia generale Castro andò in esilio nel Messico e negli Stati Uniti, il luogo da dove avrebbe da lì a poco progettato una pronta riscossa. E infatti sarebbe tornato molto presto a Cuba, alla guida di un gruppo di rivoluzionari e avventurieri che avrebbe, letteralmente, scritto la storia del XX secolo. In Messico infatti Fidel si riunì ad altri esuli cubani ma anche a giovani idealisti e rivoluzionari come Ernesto “Che” Guevara, niente altro che un manipolo di eroi che tentò la sorte imbarcandosi sul “Granma” e sbarcando sulle coste cubane armati solo di pochi fucili. La prima azione del gruppo, che si chiamava “Movimento del 26 luglio”, si svolse nella provincia di Oriente il 2 dicembre del 1956, ma solo 12 degli 80 uomini partiti dal Messico riuscirono a ritirarsi nella Sierra Maestra, tra loro Fidel, suo fratello Raul, Che Guevara e Camilo Cienfuegos.

Sarebbe qui inutile ripercorrere le singole tappe della vittoriosa guerra di liberazione contro il regime di Batista, basti ricordare che grazie a essa Fidel, Camilo e il Che divennero icone leggendarie per la popolazione, divenendo nel contempo anche il simbolo della Rivoluzione su scala mondiale. Nel capodanno del 1959 Batista dovette lasciare il Paese e le forze di Castro entrarono vittoriose nella capitale, era la vittoria della “Revoluciòn”. L’8 gennaio del 1959 Fidel Castro assunse il ruolo di Comandante in Capo delle Forze Armate, era l’inizio di una nuova era per Cuba e per un nuovo periodo di contrapposizione, questa volta con gli Stati Uniti che fino a quel momento si limitarono ad osservare quello che succedeva. Anzi, inizialmente gli Usa riconobbero subito il nuovo governo, ma era chiaro che tra Castro e gli Usa ben presto sarebbero scoppiati malumori, cosa che accadde puntualmente quando il governo rivoluzionario cominciò coerentemente ai propri ideali a espropriare le principali proprietà delle compagnie statunitensi che a Cuba facevano il bello e il cattivo tempo. Venne colpita in particolar modo la United Fruit con il governo cubano che proponeva risarcimenti basati sulla valutazione fiscale delle proprietà, tenute per anni basse dalle stesse compagnie in modo artificioso.

Fidel Castro visitò persino la Casa Bianca dopo aver preso il potere e si incontrò con il Vice Presidente Richard Nixon, incaricato di scoprire se Castro fosse o meno un perfido comunista. All’epoca infatti si era in piena Guerra Fredda e l’ossessione degli Usa era impedire il processo di deconolizzazione nel mondo per evitare che l’Urss se ne avvantaggiasse. Nel febbraio del 1960 Fidel Castro firmò un accordo per l’acquisto di petrolio dall’Unione Sovietica e come facilmente immaginabile le raffinerie cubane di proprietà americana si rifiutarono di raffinare il petrolio sovietico. Castro a quel punto ordinò senza remore la loro espropriazione e gli Usa ruppero per rappresaglia le relazioni diplomatiche con Cuba.

Il presidente Eisenhower tentò quindi di intimidire Castro ma non ebbe fortuna in quanto il Lider Maximo si rivolse con rinnovato vigore all’Urss, trovando diverse intese con il premier Khruscev circa la fornitura di aiuti economici e militari. Fu allora che alla Casa Bianca decisero di farla finita con Castro in modo drastico, utilizzando cioè l’arma del golpe per quello che sarebbe passato alla storia come l’episodio della “baia dei Porci” nel 1961. Andò male però per i golpisti, malissimo, e Fidel Castro dimostrò al mondo di poter contare sull’appoggio incondizionato di un intero popolo. Gran parte dei piani di riuscita dell’operazione infatti si basavano sull’erroneo calcolo della Cia che l’invasione avrebbe innescato una sollevazione popolare contro Castro, ma perchè  i cittadini avrebbero dovuto ribellarsi contro l’uomo che aveva donato per la prima volta loro l’accesso a servizi primari come l’istruzione e la sanità? Il 2 dicembre dello stesso anno Castro si dichiarò un marxista-leninista e informò il mondo che Cuba avrebbe adottato una ideologia di governo comunista.

 

“Il rivoluzionario crede nell’uomo, negli esseri umani. Chi non crede nell’essere umano, non è rivoluzionario” .
Fidel Castro Ruz

Discorso di Fidel Castro all’Onu nel 1979

La figura di Fidel fu talmente odiata dagli Usa che quando Castro per difendersi decise con l’Urss di schierare dei missili nucleari tattici sull’isola si ebbe la cosiddetta “Crisi dei missili di Cuba” in cui il presidente Kennedy davvero fu ad un passo dal premere il grilletto dell’olocausto nucleare.  Per fortuna, anche grazie al ruolo di mediazione di Papa Giovanni XXIII e alla responsabilità di Castro e dell’Urss, si evitò il peggio e Mosca rinunciò a dispiegare i missili anche se gli Usa ne avevano in Turchia puntati proprio verso la Russia. Gli Usa comunque non smisero mai, per decenni e decenni, a continuare a colpire Cuba con attentati terroristici anche sanguinosi e tentativi di omicidio di Castro.

Fidel inoltre sapeva benissimo che il suo modello poteva tranquillamente essere esportato anche altrove, e infatti è sempre stato un convinto internazionalista assieme a Che Guevara, che infatti morì proprio in nome del tentativo di espandere la Rivoluzione a livello globale. In quel momento davvero gli Usa temevano che Cuba potesse essere l’inizio di una rivoluzione comunista globale, e non casualmente tentarono in tutti i modi di diffondere ogni genere di maldicenza nei confronti di Castro, tra cui anche che avesse avuto voce in capitolo nella morte del “Che”, fatto questo assolutamente smentito dai fatti. Grazie al comunismo cubano e al ruolo dirigente di Castro nel giro di pochi anni venne lanciata una campagna massiccia di alfabetizzazione che portò nel giro di pochissimo tempo a porre fine all’analfabetismo atavico della società cubana (nel 1961 il tasso di analfabetismo venne abbassato dal 20% al 3,9%) . Il Museo Nazionale Cubano dell’Alfabetizzazione raccoglie tutt’ora più di 700.000 lettere inviate a Castro da coloro che avevano terminato il corso come testimonianza dell’avvenuta alfabetizzazione. Bisogna inoltre fare notare come Cuba ha conseguito tutti questi risultati nonostante abbia subito e subisce un vergognoso embargo da parte degli Stati Uniti che colpisce in particolar modo soprattutto la popolazione civile e che perdurerà anche dopo la caduta dell’Urss.

Ma gli Usa adottarono oltre all’embargo anche il divieto generale di viaggio verso Cuba per i turisti americani (solo ora si sta superando tale scoglio) e hanno utilizzato nel tempo ogni genere di sabotaggio per screditare il socialismo cubano agli occhi del mondo, senza mai riuscirci. L’Onu peraltro ha anche condannato tale embargo, ma nonostante questo negli Stati Uniti la forte lobby dei cubani della Florida continua a puntare per ingerire negli affari interni del piccolo paese caraibico. Fidel Castro ha sempre visto Cuba non tanto come una cosa a sè ma come uno Stato al servizio degli oppressi del mondo, e lo ha dimostrato ad esempio inviando medici in Africa per gestire servizi di base o mandando volontari a combattere per l’indipendenza dell’Angola e contro l’espansionismo del regime razzista del Sudafrica. Non a caso migliaia di cubani sono morti proprio in Angola negli anni Ottanta, quando invece l’Occidente era dall’altra parte, a sostegno del colonialismo e del Sudafrica razzista. Quello che oggi resta del suo immane lavoro è un paese dove istruzione e sanità sono stati resi accessibili per tutti, un paese dove lo stesso Unesco certifica che il tasso di istruzione di base è uno dei più alti al mondo, un paese dove studenti stranieri possono trasferirsi per seguire corsi universitari gratuiti. Attualmente circa 22.000 ragazzi, provenienti quasi tutti dal Terzo Mondo, ricevono istruzione gratuita a L’Avana, ma nonostante questo c’è ancora chi si scaglia contro il governo cubano in tutti i modi. Contrariamente alla situazione riscontrabile in molte altre nazioni latino-americane e caraibiche, nessun bambino cubano vive per la strada e i tassi di mortalità infantile sono inferiori a quelli degli Stati Uniti, forse proprio per questo Fidel Castro e Cuba continuano a fare ancora paura. Anche senza risorse nè denaro, Castro ha condotto Cuba sulla strada di sostanziali progressi nello sviluppo farmaceutico, non a caso Cuba dispone di un portafogli brevetti all’avanguardia e cerca di commercializzare le sue medicine in tutto il mondo.

Il 1 agosto del 2006 comunque, Fidel Castro ha ceduto il governo al fratello Raùl, prima temporaneamente poi in modo permanente, per sottoporsi a un delicato intervento chirurgico, per fortuna riuscito. Nel 2008 comunque ufficializzò la rinuncia alla carica di Presidente del Consiglio di Stato e Comandante in capo, cedendo il tutto a suo fratello, anche lui ex Comandante nella Sierra Maestra. Nel corso della sua vita comunque ha sempre fatto di tutto perchè non si sviluppasse un culto della sua personalità, non a caso è stato raffigurato solo due volte su un francobollo nazionale e a Cuba non esiste alcuna via nè statua in suo onore mentre ce ne sono moltissime in onore di Che Guevara e Cienfuegos. Nonostante venga accusato di essere stato un “dittatore” l’enormità dei progressi e dei successi portati avanti con lui da Cuba si stagliano come una montagna rendendo difficile poter dare di lui un giudizio che non sia lusinghiero. Sempre lucido anche in vecchiaia, Castro continua a tutt’ora a scrivere la sua su importanti fatti di attualità, continuando a denunciare il pericolo che l’imperialismo presto conduca a un collasso dell’ambiente o a una guerra mondiale. Un gigante insomma, che forse non piace alla “moderna sinistra” de-ideologizzata delle anime pure ma che, a differenza di altri, ha saputo tramutare in realtà tutta una serie di cose impensabili e che a oggi rimangono ancora lì.

“Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma mai, senza lotta, si potrà avere la libertà.”  

Fidel Castro Ruz

“Fin dai suoi primi giorni, la Rivoluzione cubana è stata fonte di ispirazione per tutte le persone che amano la libertà. Noi ammiriamo i sacrifici del popolo cubano che cerca di mantenere la sua indipendenza e sovranità davanti alla feroce campagna orchestrata dagli imperialisti, che vogliono distruggere gli impressionanti risultati ottenuti grazie alla Rivoluzione cubana. Lunga vita alla Rivoluzione cubana, lunga vita al compagno Fidel Castro.”

Nelson Mandela

@Tribuno

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