Il Pantheon del Tribuno: Gian Maria VolontèTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Il Pantheon del Tribuno: Gian Maria Volontè

Nel Pantheon del Tribuno merito uno spazio a parte la figura di Gian Maria Volontè. Attore, sceneggiatore, artista ma anche molto di più, Volontè è stato un esempio, un riferimento, un simbolo dell’impegno civile e della storia del cinema. Un uomo da ricordare come uno dei più grandi comunicatori di temi sociali nella storia contemporanea, e non solo. 

Nato a Milano il 9 aprile 1933 Gian Maria Volontè rappresenta una delle figure artistico-intellettuali più importanti dell’ultimo secolo. Considerato a ragione uno dei maggiori attori della storia del cinema italiano, Volontè ha impressionato per la sua capacità di ricoprire ruoli tra loro molto diversi ma anche per i messaggi politici e sociali che era in grado di trasmettere tramite i suoi film. Collaborò con registri di portata internazionale come Francesco Rosi, Elio Petri e Sergio Leone lasciando in ognuno dei suoi film un segno indelebile. Nato a Milano e cresciuto a Torino, Volontè era il figlio di un milite fascista che nel 1944 comandava una delle più feroci Brigate Nere di Chivasso, in provincia di Torino. A causa della militanza fascista del padre Gian Maria trascorse un’infanzia molto difficile ed infelice anche a causa del dissesto economico dovuto all’arresto del padre, peraltro morto suicida in carcere dopo essere stato arrestato per aver fatto fucilare dei partigiani.  Gian Maria fu costretto ad abbandonare gli studi a 14 anni e ad andare a raccogliere mele in Francia per aiutare la madre, poi una volta tornato in Italia cominciò a vivere di espedienti ma si appassionò in modo straordinario alla letteratura divenendo un assiduo lettore di Camus e Sartre.

A soli 16 anni Volontè capì di essere portato per la recitazione e si recò a Roma nel 1954 per unirsi alla Accademia Nazionale di Arte Drammatica dove riuscì a farsi notare come giovane di talento. Da qui cominciò a frequentare gli ambienti artistici e nel 1959 recitò nella compagnia del Teatro Stabile di Trieste. Ben presto si fece in strada in lui la propria inclinazione per il cinema impegnato e politico, e nel 1960 ebbe il suo esordio cinematografico con il film “Sotto dieci bandiere” di Coletti. Il suo primo film da protagonista fu “Un Uomo da Bruiciare” diretto dai fratelli Taviani, un film di denuncia sociale ispirato alle gesta del sindacalista Salvatore Carnevale. Nel 1963 interpretò “Il Terrorista”, un film ambientato in Veneto durante la Resistenza diretto da Gianfranco Bosio, e nel 1964 finalmente venne notato da Sergio Leone che lo volle come co-protagonista in Per un Pugno di Dollari, uno dei film più belli e importante del genere spaghetti-western. Un anno dopo girò anche “Per qualche dollaro in più” e altri capolavori come “Quièn sabe?” di Damiano Damiani, “Faccia a Faccia” di Sollima e “Banditi a Milano” di Carlo Lizzani.

Nel 1970 sempre Volontè recitò nel capolavoro “Indagine sopra un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri, forse una delle più grandi interpretazioni di sempre assieme a “La classe operaia va in Paradiso” nel 1971 e “Uomini Contro” sempre nel 1970 con Rosi. Inaugurò in questo modo un filone molto importante di film impegnati, riuscendo a comunicare messaggi sociali e politici come nessuno. Basti pensare a “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio nel 1972, oppure al “Caso Mattei” di Francesco Rosi. Nonostante il peso ingombrante di suo padre inoltre, Gian Maria Volontè fu un attivista di sinistra in parallelo alla propria carriera da attore, non a caso portò avanti numerose e coraggiose battaglie per i diritti dei lavoratori e ha partecipato alla realizzazione dei “Documenti su Giuseppe Pinelli” del 1970. Premiato nel 1991 con il Leone d’Oro alla carriera, Volontè entrò in quel periodo in una brutta crisi depressiva che lo portò al decesso nel 1994 proprio mentre stava girando “Lo Sguardo di Ulisse” per arresto cardiaco.

Storico membro del Partito Comunista Italiano Volontè dedicò la sua intera vita artistica e politica alla lotta per il progresso. Nel 1975 comparì anche nelle liste elettorali ma venne poi allontanato quando aiutò a fuggire dall’Italia Oreste Scalzone, suo amico e leader di Autonomia Operaia condannato a 16 anni di reclusione. Capace di recitare qualsiasi ruolo e qualsiasi personaggio, con la sua morte ha lasciato un buco incolmabile nella storia dell’arte e del cinema italiano facendoci percepire la sua mancanza anno dopo anno. Un uomo straordinario, un attore, un politico, un intellettuale capace di lasciare un segno non solo in Italia ma nel Mondo. Un gigante.

Gb

 

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