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giovedì , 25 maggio 2017
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il Pantheon del Tribuno: Ho Chi Minh

Ho Chi Minh nacque il 19 maggio del 1890 in quel di Hoang Tru in Vietnam. Rivoluzionario a tutto tondo, è stato anche primo ministro del Vietnam dal 1946 al 1954 e presidente fino alla sua morte avvenuta nel 1969. Simbolo della resistenza del popolo vietnamita contro il colonialismo prima francese e poi americano, il suo alone di eroismo e di sacrificio per la causa degli ideali di socialismo e progresso è arrivato fino a noi. 

Per parlare di Ho Chi Minh basterebbe dire che la capitale del Vietnam, Saigon, prese il suo nome nel 1975 quando le istituzioni del Paese, ancora scosse a solo sei anni dalla sua scomparsa, decisero di tributargli un ultimo onore. Il suo nome originario fu Nguyễn Sinh Cung e nacque nella provincia settentrionale di Nhe An. Le sue condizioni familiari erano contraddistinte da una certa povertà anche se suo padre era un funzionario della corte dell’Annam ed era uno studioso del confucianesimo. Questo influì profondamente nella formazione del giovane Ho Chi Minh, improntata a una rigorosa educazione confuciana. Le cose per la sua famiglia (aveva due fratelli e una sorella) cominciarono ad andare decisamente male nel 1910 quando suo padre finì in galera con l’accusa di abuso di potere. In realtà suo padre venne probabilmente punito in quanto di forti sentimenti anticolonialisti, e all’epoca il Vietnam era per l’appunto una colonia. Ho Chi Minh ricevette comunque una educazione di forte stampo occidentale e frequentò il liceo di Huè, lo stesso di Giap, leggendario protagonista della lotta anticoloniale. Qui apprese perfettamente la lingua francese e si appassionò di storia e letteratura diventando un sincero amante della cultura. Una volta scarcerato però suo padre venne licenziato dal suo impiego presso la pubblica amministrazione e scelse di andarsene per tentare la fortuna al sud dove sarebbe morto poco dopo.

Nguyễn Tất Thành, questo il nome che assunse da adolescente, andò a sua volta a sud in cerca di fortuna, e dato che all’epoca il mondo era molto più interconnesso di quanto non si creda non erano pochi gli asiatici che tentavano la sorte recandosi in Europa per periodi più o meno lunghi. Ho Chi Minh fece altrettanto nel 1911 partì a bordo di un piroscafo francese come aiuto-cuoco sbarcando a Marsiglia sotto il falso nome di Van Ba.Qui trovò occupazione come addetto alle pulizie, ma ebbe esperienze anche come cameriere e montatore cinematografico. In realtà però amava passare tutto il suo tempo libero nelle biblioteche pubbliche della città divorando letteralmente libri su libri di storia e letteratura per conoscere approfonditamente la società occidentale e il suo funzionamento. La svolta venne rappresentata dall’iscrizione alla  École Coloniale, il luogo dove  veniva formato il personale dell’amministrazione coloniale e dove venivano accettati anche studenti nativi delle colonie che fossero in possesso di una borsa di studio. La sua domanda venne però respinta in quanto doveva essere presentata direttamente in Indocina.

Il mare sembrava comunque essere ancora nel suo destino e infatti nel 1911 il giovane Ho Chi Minh trovò un altro impiego su una nave, cogliendo così l’occasione di visitare il mondo. Sulla nave però studiava per ore e ore ogni giorno, concentrandosi in particolare sull’inglese, e si dilettava soprattutto nell’insegnare ai marinai analfabeti vietnamiti, ma non solo. In particolare rimase stupito di come gli occidentali fossero molto più raffinati e gentili in casa propria piuttosto che nelle colonie, e rimase quindi molto colpito dalle contraddizioni dell’Occidente. Fu proprio in questo periodo che cominciò a ragionare sulla differenza tra il tenore di vita delle classi dominanti europee e la terribile sofferenza cui erano sottoposti gli abitanti delle colonie, gli afroamericani ma anche solo gli irlandesi in Gran Bretagna e le classi subalterne in genere. In questo periodo si avvicinò anche alle teorie marxiste sposando l’internazionalismo proletario e disprezzando il colonialismo e il razzismo. In particolare non si capacitava di come tutti gli alti ideali declamati dalle democrazie liberali venissero disattesi sistematicamente. 

Ho Chi Minh comunque non visitò solamente l’Europa, nel 1912 e nel 1913 è segnalato a New York, più precisamente ad Harlem, dove lavorò come panettiere al Parker House Hotel. Non era certo un periodo molto felice per lui dato che viveva in estrema povertà ed era costretto dalla miseria a svolgere le professioni più umili. Rimase qui diversi anni e nel 1917 lui stesso dichiarò di essere diventato dipendente di una ricca famiglia di Brooklyn.In quel periodo seguiva la politica locale e rimase affascinato da Marcus Garvey, sindacalista e agitatore panafricano che influenzò moltissimo il giovane Ho Chi Minh, che peraltro era in contatto con circoli anticolonialisti di vario genere. Poco dopo comunque ritornava in Europa, questa volta a Parigi, dove cominciò a frequentare un gruppo di nazionalisti vietnamiti e qui assunse il nuovo nome di  Nguyen Ai Quoc (Nguyen il patriota).Rimase in Francia perchè qui si trovavano molti espatriati asiatici e vietnamiti, e soprattutto perchè era in atto la Prima Guerra Mondiale e quindi voleva valutare se l’indebolimento dello Stato non avesse in qualche modo potuto favorire l’indipendenza del Vietnam, dove proprio in quel periodo erano scoppiate le prime dimostrazioni anticoloniali. All’epoca però a queste manifestazioni partecipava persino l’imperatore Duy Tan, ma furono comunque tutte represse con il sangue dai francesi. Sempre nel 1917 Lenin guidava la rivoluzione bolscevica in Russia, e Ho Chi Minh ne venne sicuramente influenzato direttamente.

A Parigi sbarcò il lunario con vari mestieri che andarono dall’operaio fino al tipografo, poi però riuscì a trovare uno spazio come giornalista in un quotidiano di sinistra “Le Paria”. Frequentando quegli ambienti arrivò a iscriversi al Partito Socialista Francese e nel 1918 cercò di ottenere l’indipendenza dal governo coloniale, ma senza successo. Attivo all’interno del Partito Socialista, Ho Chi Minh presentò un’istanza per il rispetto dei diritti civili in Indocina francese alle potenze che si erano riuniti per i colloqui di pace a Versailles, alla fine della Prima Guerra Mondiale. Nessuno però ascoltò quanto aveva da dire ma in Vietnam tutti cominciavano a parlare di quell’uomo che in Francia si batteva per l’indipendenza e la sua fama cresceva. Nel 1919 fu tra quelli che optarono per entrare nella terza Internazionale, causando in questo modo la scissione interna al partito in modo analogo a quello che sarebbe successo in altri paesi europei. Nguyễn Ai Quoc divenne a tutti gli effetti un comunista, e infatti insieme all’amico Marcel Cachin nel 1920 fondarono il Partito Comunista Francese. Questa sua passione per il comunismo non poteva che portarlo prima o dopo in Russia, e infatti nel 1923 riuscì ad andare a Mosca dove si legò al Comintern divenendo un informatore della Terza Internazionale per l’Indocina. L’Urss su di lui esercitava un fascino incredibile, reso ancora più forte dalla figura di Vladimir Lenin, uomo che avrebbe voluto conoscere a tutti i costi, anche se non ci riuscì. Fu esattamente in questo periodo che maturò la convinzione che solamente il comunismo avrebbe potuto aiutare le popolazioni oppresse a disfarsi del colonialismo.

A Mosca si iscrisse all’Università comunista dei lavoratori dell’est e partecipò attivamente ai lavori del V congresso del Comintern. In tutte le discussioni pubbliche cui partecipava continuava senza sosta a perorare la causa della lotta al colonialismo, sottolineando come il benessere dei Paesi colonialisti consistesse proprio nello spoliare le colonie. Nel 1923 partecipò alla fondazione del Krestintern, ovvero l’Internazionale Contadina, e divenne subito una delle figure di spicco dell’organizzazione diventando un comunista prestigioso sia in Russia che in patria. Nel 1924 il Comintern lo inviò a Canton assieme a una missione russa per supportare il rivoluzionario cinese Sun Yat-sen, che in quel periodo si era alleato con i comunisti cinesi. Una volta in Cina Nguyen Ai Quoc collaborò con il Partito Comunista Cinese per addestrare i giovani rivoluzionari indocinesi emigrati in Cina. Una volta a Canton, l’inesauribile Ho Chi Minh creò prima la Lega della Gioventù Rivoluzionaria (Thanh Nien Cach Menh Dong Chi Hoi) e poi la Lega della Gioventù Comunista (Thanh Nien Cong San Doan). Infine  i nazionalisti di Chiang Kai-shek in Cina, ruppero l’alleanza con i comunisti cominciando una campagna di annientamento che costrinse Nguyen Ai Quoc a rifugiarsi nuovamente in Russia nel 1927. Da qui girò ancora un pò per l’Urss per poi tornare a Parigi e visitare vari paesi tra cui la Germania, l’Italia e anche la Thailandia, dove è stato segnalato nel 1928. La sua vita cambiò comunque nel 1929 quando il Comintern lo mandò ad Hong Kong per unificare i movimenti comunisti che si erano formati in Vietnam. Nel 1939 presenziò e presiedette l’assemblea in cui si creò il Partito Comunista Vietnamita che cambiò poi il nome in Partito Comunista Indocinese.

Ho Chi Minh venne arrestato nel 1931 a Hong Kong e la Francia ne chiese l’estradizione, così i suoi amici per evitare la pressione diplomatica sul governatore della colonia inglese cominciarono a diffondere la notizia che fosse morto. Due anni dopo comunque venne scarcerato e trovò curiosamente sistemazione momentanea a Milano, dove lavorò come cuoco  nella tuttora esistente “Osteria della Pesa”, che conserva all’interno un ritratto del futuro presidente vietnamita.Al termine della sua avventura in Italia tornò molto presto in Urss dove si ammalò di tubercolosi, tuttavia nel 1938 eccolo ritornare in Cina dove prese anche parte ad alcune fasi della guerra civile unendosi ai comunisti di Mao Zedong. Fu esattamente in questo periodo che mutò il suo nome in Ho Chi Minh  胡志明, ovvero “Volontà che illumina”, o anche: “Colui che porta la luce”. Nel 1940 Ho Chi Minh si trasferì sempre in Cina, ma questa volta nel sud-ovest a Kunming dove stabilì il quartier generale della sua organizzazione e riprese i contatti con i suoi vecchi compagni. Un anno dopo poteva finalmente tornare nel suo Vietnam dopo oltre trent’anni di assenza, ed è qui che avrebbe scritto la storia sua e del suo Paese. Si sistemò nelle grotte di Pac Bo, nei pressi della frontiera cinese, dove riuscì a partecipare in modo avventuroso all’ottava sessione plenaria del partito. Fu in questa occasione che venne fondato il movimento Viet Minh che includeva patrioti di qualsiasi ideologia per fare fronte comune contro i colonialisti. Esperto politico e fine stratega Ho Chi Minh lavorò per espandere il partito in tutto il territorio vietnamita e consolidare le basi settentrionali in mano ai suoi guerriglieri. I francesi ovviamente reagirono cercando di uccidere tutti i guerriglieri, ma il tentativo delle truppe coloniali fallì e i Viet Minh riuscirono a espandersi in tutta la frontiera settentrionale. Nell’agosto del 1942 però Ho Chi Minh venne arrestato dal Kuomintang e rimase in carcere per due anni prima di riuscire a farsi scarcerare e a guidare un gruppo di guerriglieri armati dai cinesi. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale guidò i suoi uomini nella lotta contro l’occupazione giapponese dato che dal 9 marzo proprio l’esercito nipponico occupò tutto il Paese e disarmò i francesi creando uno Stato fantoccio indipendente ma satellite. Fu in questo periodo di lotta partigiana che Vo Nguyen Giap si mise in mostra, comandante comunista di acume e strategia inarrivabili. Chiaramente fu il periodo del massimo splendore e prestigio dei comunisti che furono assolutamente predominanti nell’organizzazione della lotta al punto che in poco tempo oltre un milione di persone si arruolarono nell’Esercito di Liberazione del Vietnam che sotto la guida di Giap sarebbe poi diventato l’Esercito Popolare Vietnamita. Il 2 settembre del 1945 Ho Chi Minh proclamò ufficialmente l’indipendenza della Repubblica Democratica del Vietnam ispirandosi direttamente alla rivoluzione francese, anche se nessuno aveva ancora riconosciuto il suo governo.

Ironia della sorte per paura dell’intervento francese Ho Chi Minh chiese nel settembre del 1945 agli Stati Uniti di intervenire contro l’aggressione francese citando la Carta Atlantica delle Nazioni Unite. Per questo scrisse al presidente degli Usa Harry Truman diverse volte ma non ottenne alcuna risposta anche perchè alla Casa Bianca vedevano i Viet Minh come una minaccia in quanto troppo filosovietico. E infatti due mesi dopo divampò davvero la guerra tra francesi e Vietnam del Nord e gli Usa non ebbero dubbi su che parte appoggiare, come ricordato dall’allora segretario di Stato Marshall che ricordò di “non perdere di vista il fatto che Ho Chi Minh avesse collegamenti diretti con comunisti” e che “non siamo ovviamente interessati a vedere soppiantate amministrazioni dell’impero coloniale, da organizzazioni politiche e filosofiche provenienti o controllate dal Cremlino“. I francesi utilizzarono ogni mezzo per tenere il controllo dell’Indocina, e infatti ad Haiphong scatenarono un terribile massacro nel quale uccisero oltre 6000 vietnamiti con un bombardamento terribile. A quel punto Ho Chi Minh dichiarò nullo ogni accordo raggiunto dalla diplomazia con i francesi e dichiarò guerra ai francesi. Per fortuna del Vietnam però i comunisti di Mao avevano appena trionfato in Cina, e questo diede la possibilità a Ho Chi Minh di trovare nuovi alleati. Memorabile il suo viaggio nel 1950 a Mosca dove incontrò Mao Zedonf e Josif Stalin, che in quell’occasione riconobbe il suo governo. Non solo, ottenne anche l’appoggio militare e logistico della Cina, fatto questo che sarebbe tornato molto utile più avanti. La battaglia determinante comunque fu quella di Dien Bien Phu del 7 maggio 1954 e che si concluse con il netto successo delle forze comuniste vietnamite.

Nella successiva conferenza di Ginevra il Vietnam fu sì riconosciuto indipendente ma venne diviso in due parti: il sud capitalista e il nord comunista. Ho Chi Minh divenne Presidente della Repubblica Democratica del Vietnam, ovvero di quello del nord, e come prima mossa propose un referendum da istituirsi il 1956 per unificare i due Stati. Gli Usa e il Vietnam del Sud però fecero di tutto per porre il veto e il referendum non si fece mai, convincendo sempre di più Ho Chi Minh che doveva guardare a Mosca, verso Stalin e Mao. Ho Chi Minh procedette quindi a una socialistizzazione del paese con nazionalizzazione delle scuole e l’istituzione dell’istruzione obbligatoria per tutti. Non solo il Partito Comunista Vietnamita divenne il partito guida ed assegnò all’Assemblea Nazionale il potere di eleggere il presidente dell’assemblea stessa, il primo ministro e il presidente della repubblica. IL Vietnam del Sud però non aveva alcuna intenzione di far tenere elezioni democratiche in quanto temeva che in questo modo i filocomunisti avrebbero potuto prevalere legalmente. Essendo un satellite degli Usa lo stesso presidente Eisenhower era consapevole che se si fossero tenute delle elezioni i comunisti avrebbero vinto prendendo l’80% dei voti, ancor più che i comunisti erano coloro che avevano lottato contro il colonialismo. Tutto questo preparò il clima allo scoppio dell’insurrezione contro il governo del Vietnam del Sud per salvare il quale gli Usa cominciarono a inviare consiglieri militari nel 1952. Era l’inizio della terrificante guerra del Vietnam, una guerra che Ho Chi Minh nemmeno voleva e infatti scrisse al presidente del Vietnam del Sud Diem per provare a fermare l’orrore, ma era troppo tardi perchè gli Usa volevano usare l’Indocina come teatro della Guerra Fredda e quindi sostituirono il molle Diem con un Colpo di Stato per procedere verso la guerra.

Il conflitto fu terribile e gli Stati Uniti utilizzarono ogni genere di arma per vincerlo. Fu nel contesto dell’emozione globale per la guerra nel Vietnam, con le proteste dei pacifisti di fronte alle foto dei terribili bombardamenti con esfolianti da parte americana, che Ho Chi Minh divenne un’icona della lotta contro l’imperialismo a livello globale. Dato che ormai era vecchio, Ho Chi Minh lasciò guidare le truppe da Giap e i Viet Cong diedero filo da torcere ai marines americani al punto da diventare leggendari. Sarebbe oltremodo inutile ripercorrere per filo e per segno le vicissitudini del conflitto in Vietnam su cui sono stati peraltro prodotti numerosi film cult e libri; quello che ci preme ricordare è come Ho Chi Minh non pensò mai ad abbandonare la lotta nemmeno nei momenti più difficili nei quali si pensava che la vittoria americana fosse ormai imminente. Fu questo anche il banco di prova per Giap che condusse i Viet Cong a una leggendaria vittoria con l’offensiva del Tet che venne abbondantemente celebrate anche da tutti i giovani anticapitalisti che fomentavano le proteste degli anni Sessanta. Nel 1969 quando ormai le trattative diplomatiche erano avviate, Ho Chi Minh però cadde malato a causa del diabete e si ritirò in parte dalla vita pubblica continuando però a prendere decisioni importanti. Ormai esausto Ho Chi Minh morì nel 1969 il 3 settembre a causa di un arresto cardiaco e non venne mai sostituito da un singolo uomo ma da  un collettivo di ministri, militari e uomini politici che proseguirono nel suo intento di liberare tutta la penisola vietnamita. Il giorno del suo funerale migliaia di comunisti di tutto il mondo si recarono a rendergli omaggio tra cui per l’Italia svettava Enrico Berlinguer.

Pur essendo diventato ricco e potente Ho Chi Minh fu sempre alieno dalla cupidigia e venne ricordato per la sua vita semplice, la sua moderazione e la sua assoluta integrità riconosciutagli anche dai suoi nemici. A oggi Ho Chi Minh e Giap rimangono dei simboli fortissimi che resistono al passare degli anni, emblemi di uomini che hanno dedicato l’intera vita a una lotta che ritenevano giusta: quella contro l’oppressione e il servaggio di una popolazione che grazie a loro ritrovò la dignità di popolo e l’indipendenza, sapendola difendere nientemeno che dal fortissimo esercito americano. Il Vietnam divenne anche simbolo di “Davide contro Golia” con Ho Chi Minh che diventò una sorta di “Must” assieme a Che Guevara e Malcolm X di una intera generazione che andava da Los Angeles fino a Berlino. Temuto dai nemici, amato dagli amici, Ho Chi Minh merita un posto di rilievo nel pantheon dei rivoluzionari del XX secolo, e non solo.

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