Il Pantheon del Tribuno: Hugo ChavezTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Il Pantheon del Tribuno: Hugo Chavez

Il Pantheon del Tribuno: Hugo Chavez

Hugo Rafaèl Chàvez Frìas è uno dei più importanti uomini che hanno donato la propria vita alla causa del progresso dell’ultimo ventennio. Militare e politico venezuelano Hugo Chàvez è riuscito a diventare presidente del Venezuela in modo democratico dal 1999 fino alla morte, avvenuta nel 2013, resistendo anche a un colpo di Stato della destra filoamericana nel 2002. Vulcanico, dinamico e sempre dalla parte dei più umili ha dedicato tutta la sua carriera politica all’edificazione del socialismo, trovando infine una via che si adeguasse al contesto venezuelano: il bolivarismo. 

A differenza di molti personaggi del passato che si sono contraddistinti per la lotta per la liberazione dell’uomo dall’oppressione, la foto di Hugo Chàvez appare ben nitida e colorata. In effetti Chàvez è riuscito a diventare grande quando già il fuoco del “socialismo” si andava estinguendo nel resto del mondo a seguito del crollo del socialismo reale. Militare di carriera Chàvez è riuscito con la sua filosofia politica a trasformare il Venezuela e il Sudamerica con il suo bolivarismo che ha fatto breccia nei popoli del continente, inaugurando così una nuova era di multipolarismo rispetto alla passata e indiscutibile egemonia americana. Amico di Fidel Castro, Chàvez ha costruito il suo potere in modo del tutto democratico, dimostrando come sia possibile anche in pratica fare gli interessi dei più umili, anche a prezzo di decisioni difficili.

Hugo Chavez nacque a Sabaneta nel 1954, nello Stato di Barinas, in una famiglia di origine amerindie, spagnole e afro-venezuelane, fatto questo molto importante dato che nel suo futuro politico lo accrediterà tra gli strati più umili della popolazione come riferimento sicuro. Il padre di Hugo era un maestro elementare ma non se la passava molto bene dal punto di vista economico e infatti fu costretto dalla necessità ad affidare alla nonna paterna ben due dei suoi figli, Hugo e Adàn. Qui l’infanzia di Hugo fu molto frugale, infatti abitava con la nonna in una casetta in stile indio con paglia e fango secco. A differenza di molti altri che hanno dato sfoggio di retorica senza sapere di quel che parlavano Hugo Chavez ha davvero provato sulla propria pelle cosa volesse dire la miseria. Venne infatti respinto dalle elementari in quanto sprovvisto di un paio di scarpe. A diciassette anni ci fu quella che possiamo chiamare una “svolta” nella sua vita in quanto il giovane Hugo si arruolò nell’Accademia Venezuelana di Arti Militari. Fu l’inizio di una fulgida carriera nell’esercito, e infatti spesso la scelta delle armi era quasi obbligata per molti giovani venezuelani che vivevano nella miseria senza alcuna speranza nel futuro. Dopo essersi laureato in Scienza e Arti Militari Chàvez svolse per alcuni anni il servizio militare per poi trasferirsi a Caracas, la capitale, per frequentare la facoltà di Scienze politiche dell’Università Simon Bolìvar, anche se non riuscì mai a laurearsi.

Fu negli ambienti universitari che Chàvez e i suoi compagni riuscirono a sviluppare una dottrina nazionalista di sinistra peculiare che chiamarono “bolivariana” in quanto ispirata al Panamericanismo del rivoluzionario venezuelano dell’Ottocento Simòn Bolìvar, ma anche da Marx e da Lenin. In sostanza Chàvez capì la necessità di adeguare il marxismo al contesto del Venezuela, e in questo il collegamento con Bolìvar, eroe nazionale dell’indipendenza, venne quasi spontaneo. Impossibile non nominare anche Antonio Gramsci, uno dei più fini letterati e intellettuali comunisti italiani, i cui scritti ispirarono Chàvez in profondità. Un altro degli eroi del Pantheon di Chàvez era indubbiamente Giuseppe Garibaldi, personaggio noto anche in Sudamerica per aver partecipato a diverse lotte rivoluzionarie in gioventù. Questa ideologia particolare che declinava gli ideali del socialismo e del comunismo integrandoli con la tradizione nazionale venezuelana portò Chàvez e i suoi compagni ad acquisire credito e popolarità. Sicuramente però il personaggio che più lo formò e lo ispirò fu Bolìvar dato che era affascinato dal suo progetto di integrazione della Grande Colombia composta da Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia. Questo fervore idealistico ed ideologico lo portò ben presto ad avere un atteggiamento critico nei confronti dei vertici dell’esercito che all’epoca veniva utilizzato dal corrotto governo anche come forza di repressione interna del dissenso. Da qui la decisione di fare il passo avanti e di far diventare il “bolivarismo” una vera e propria ideologia politica da diffondere inizialmente proprio all’interno delle Forze Armate. Nel 1983 infatti nacque il Movimiento Bolivariano MBR-200, inizialmente composto quasi solo da ex cadetti delle scuole militari.

La situazione economica in Venezuela in quegli anni fu drammatica e infatti nel 1989 esplose una vera e propria protesta popolare contro il caro vita passata alla storia come il “caracazo”. Il governo si spaventò e ordinò all’esercito di reprimere e sparare sulla folla, e infatti in quei giorni vennero operati dei veri e propri massacri che la storia preferisce dimenticare ma che portarono alla morte di migliaia di oppositori. Chàvez e i bolivariani comunque di rifiutarono in modo categorico di eseguire gli ordini e curiosamente non subirono alcun processo nè sanzione. Questo fatto, reso pubblico, cominciò a far crescere l’alone di leggenda intorno a Chàvez, accreditandolo come un militare “amico del popolo”. Promosso a colonnello nel 1991, Hugo Chàvez il 4 febbraio del 1992 tentò un vero e proprio Golpe delle forze militare per rovesciare il presidente Carlos Andrès Pèrez, accusato di essere corrotto e sostanzialmente un burattino degli Stati uniti. Il golpe fallì quasi subito e Chàvez venne arrestato e imprigionato anche se il suo fallimento paradossalmente cominciò a creare le premesse della sua vittoria successiva in quanto il suo arresto causò vasta commozione popolare e la nascita di un movimento spontaneo che ne chiedeva l’immediata liberazione. Chàvez comunque passò del tempo in galera e riacquistò la libertà solamente nel 1994 grazia a una amnistia che lo costrinse però ad abbandonare le forze armate.

Il suo impegno politico però era solo cominciato e infatti Chàvez continuò a propagandare le sue idee fino ad arrivare nel 1999 a giurare come Presidente del Venezuela. Una delle sue caratteristiche era proprio quella di essere un eroe popolare, questo gli permetteva di saper toccare le corde giuste e di ottenere vasti consensi che gli consentirono di trionfare ogni volta che si presentò alle urne. Nel 1997 Chàvez creò infatti un partito politico, il Movimento Quinta Repubblica (MVR) con cui riuscì a trionfare alle elezioni presidenziali del 6 dicembre 1998 con il 56,2% dei voti. Chàvez si era presentato con il progetto per una nuova Costituzione che permettesse una vera rifondazione del Paese passando dalla Quarta” alla “Quinta Repubblica”. Chàvez si proponeva insomma come un rivoluzionario che voleva cambiare davvero l’ordinamento del Venezuela, e su questa base prese voti battendo tutti li oppositori divenendo il paladino della lotta alla corruzione ma anche del rinnovamento dello Stato. A differenza di molti che dopo aver conquistato il potere democraticamente hanno poi disatteso le promesse fatte nelle campagne elettorali, Chàvez si impegnò subito per realizzarle. Indisse subito un referendum, il primo nella storia del Venezuela, per chiedere al popolo il consenso per poter scrivere una nuova Costituzione. Il referendum fu un clamoroso successo con oltre l’80% dei consensi per il “Sì”, era l’inizio del trionfo di Chàvez che ottenne un altro successo anche nell’elezione dei membri dell’Assemblea Costituente con il suo MVR che ottenne più del 60% dei voti.

Al momento dell’insediamento di Chàvez come presidente del Venezuela circa l’87% della popolazione viveva in condizioni di povertà e circa il 47% in povertà critica; forse bisognerebbe partire da questo presupposto prima di esprimere giudizi affrettati sull’operato di Chàvez. Non è quindi scontato nè sbagliato dire che Hugo Chàvez rivoluzionò letteralmente il Paese. La nuova Costituzione nata nel 1999 venne confermata da un altro referendum ed è una delle più belle Costituzioni del mondo dato che presta particolare attenzione ai diritti umani, segna il passaggio da una democrazia rappresentativa a una Democrazia Partecipativa, istituisce il referendum revocatorio per le cariche elettive presidente compreso, il cambiamento del nome dello Stato del Venezuela in ”Repubblica Bolívariana del Venezuela”. Sicuro di avere il consenso popolare a quel punto Chàvez rimise il suo mandato ricandidandosi subito dopo per le nuove elezioni presidenziali che videro un suo nuovo netto consenso con il 59,5% dei voti il 30 luglio del 2000. Questo chiaramente fece venire gli incubi alla Casa Bianca che si trovò dall’oggi al domani a perdere un satellite pieno di petrolio e a trovare un oppositore accusato di essere populista e comunista. A capo del nuovo parlamento (rinominato “Assemblea Nazionale”) Chàvez diede subito avvio all’attuazione della nuova Costituzione per una fase che venne chiamata dallo stesso presidente  Rivoluzione Bolívariana Pacifica. Ma non solo, il presidente venezuelano era un vero e proprio vulcano di idee e infatti durante la campagna presidenziale Chàvez parlò per la prima volta di creare  una Banca per lo sviluppo economico dei paesi del Sudamerica, un’idea rivoluzionaria che dava il polso dell’universalismo dei suoi progetti.

Chàvez dimostrò di essere anche un intellettuale di primordine e di avere un’idea molto precisa di quello che stava succedendo nel mondo. Non a caso nel 2005 ospite del Convegno internazionale del Social Forum di Porto Alegre, in Brasile, offrì il suo appoggio alla causa no-global dichiarandosi favorevole a un “socialismo patriottico e democratico che deve essere umanista e deve mettere gli esseri umani e non le macchine in condizioni di superiorità nei confronti di tutto e di tutti”. In politica interna Chàvez però non si limitò alle riforme costituzionali e alle dichiarazioni di intenti, fu anche pragmatico e infatti cominciò a rendere la vita più difficili alle classi più abbienti che detenevano la maggioranza del potere economico e sociale. In questo modo cominciò a redistribuire un minimo di ricchezza e a risanare in parte le disastrose condizioni socioeconomiche della stragrande maggioranza dei venezuelani che proprio grazie al socialismo bolivariano ottennero finalmente accesso a sanità e istruzione. Non a caso Chàvez stanziò ben 314 milioni di euro derivanti dai proventi petroliferi nella ricerca scientifica e aumentò del 40% gli stipendi agli insegnanti e le borse di studio rendendo l’istruzione gratuita per tutti. Inoltre creò una banca popolare per favorire il credito alle fasce più umili per permettere così l’acquisto di alloggi familiari e la nascita di cooperative. Sempre grazie alla sua azione di governo venne abolito il latifondo e venne cominciata la nazionalizzazione dei pozzi petroliferi. A seguito di queste misure Caracas è poi uscita dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale.

Questo però non voleva dire un isolamento economico del Venezuela, anzi Chàvez cercò di rafforzare l’OPEC coltivando ottimi rapporti con tutti i paesi membri. In questa fase si fece apprezzare per le sue doti da stratega in quanto visitò i paesi dell’Opec personalmente, tessendo una utile trama di alleanze. Ma l’innovazione principale da lui voluta fu l’Alianza Bolivariana para Amèrica latina y el Caribe, meglio nota come ALBA. Si trattava di una organizzazione sovranazionale costruita in contrapposizione all’analoga ALCA, Area di Libero Commercio delle Americhe, egemonizzata dagli Stati Uniti. Chàvez fu anche un grande amico di Cuba, paese con il quale ha stretto legami d’acciaio di amicizia e cooperazione. In particolare l’accordo siglato con il Venezuela prevedeva lo scambio tra la fornitura di petrolio venezuelano a prezzi vantaggiosi e l’invio da parte di Cuba di personale medico. Strinse alleanze e amicizie anche con l’Iran e la Bolivia di Evo Morales ma si occupò di tutte le zone calde non esitando nemmeno a riconoscere la Palestina, attirandosi così gli strali di Israele, accusato dal presidente venezuelano di genocidio contro i palestinesi. Nel 2009 infatti Chàvez ha espulso l’ambasciatore israeliano dal Venezuela, interrompendo in poche parole i rapporti diplomatici.

I veri successi comunque si evincono dai numeri: in sette anni di governo il Venezuela è riuscito a sconfiggere completamente l’analfabetismo e ben tre milioni di venezuelani sono stati inseriti per la prima volta nell’istruzione primaria, secondaria e universitaria. Oltre diciassette milioni di venezuelani inoltre hanno ricevuto per la prima volta assistenza medica gratuita, un risultato straordinario per il governo Chàvez che ha conseguito ottimi risultati anche nella lotta all’estrema povertà e nell’approvvigionamento di cibo a prezzi modici per oltre 12 milioni di persone. Visto e considerato che in Venezuela le persone denutrite sono cresciute dal 1992 al 2003 del 7% raggiungendo la cifra di 4,5 milioni si tratta di qualcosa di dir poco straordinario. Attento anche ai diritti umani e civili, Chàvez nel 2009 ha deciso di appoggiare una legge sulle unioni civili e contro l’omofobia, anche se per ora è stata approvata solo dallo stato di Mèrida.

Chiaramente il processo democratico di Chàvez ha procurato la dura reazione di tutti quei pezzi di società interessati a sabotare la via verso il socialismo. Questo portò al golpe tentato dalla destra contro Chàvez nel 2002, quando l’opposizione antichavista fomentata dagli americani tentò la via del colpo di stato non potendo reggere alla nazionalizzazione delle risorse petrolifere. Il golpe venne appoggiato anche dalla chiesa locale, daConfindustria e anche da alcuni sindacati che cercarono di strumentalizzare alcuni scioperi indirizzandoli contro il governo. In quelle ore convulse anche i sostenitori di Chàvez si radunarono intorno a palazzo Miraflores e i cecchini entrarono in azione sparando sia sui sostenitori di Chàvez che contro il corteo dell’opposizione. Alla fine la Guardia Nazionale avrebbe fatto irruzione nel palazzo arrestando cinque persone con documenti falsi, alcuni di origine colombiana. Scoppiò il caos con la polizia che sparava sulla folla e le Tv private favorevoli ai golpisti che cominciarono ad accusare i sostenitori di Chàvez di aver causato i disordini. Ovviamente i media internazionali presero per buona questa versione ma le numerose riprese delle telecamere a circuito chiuso della zona dimostrarono che gli scontri a fuoco non erano tra i componenti delle due marce, ma era la polizia metropolitana a sparare contro i sostenitori di Chávez.  Sulla base della testimonianza di un giornalista della CNN, Otto Neustald, si seppe che un gruppo di alti militari poco prima eseguirono una registrazione di prova del loro pronunciamento in cui disconoscevano l’autorità del presidente parlando dei primi morti e addossandone la responsabilità a Chávez. Questo pronunciamento, registrato prima delle 12,00, fu mandato in onda dopo le prime reali uccisioni. A quel punto Chàvez per evitare la guerra civile decise di consegnarsi di sua spontanea volontà ai golpisti e venne subito arrestato e messo in isolamento. Questa mossa fu un altro successo a posteriori per Chàvez in quanto lo accreditò come uomo misurato e affidabile capace di mettere la patria prima di tutto. Cominciò quindi la grande marcia dei sostenitori di Chàvez che avanzarono verso il luogo della sua prigionia chiedendo la sua liberazione e muovendo una folla oceanica.  Nei giorni successivi il Parlamento venne sciolto, Carmona Estanga si proclamò nuovo presidente e furono destituiti tutti gli altri poteri con il Venezuela che usciva dall’OPEC e ripristinava la vecchia costituzione. Chiaramente gli Stati Uniti riconobbero subito il nuovo governo che a differenza di Chàvez era molto più incline a fare i propri interessi. Anche la Spagna riconobbe il governo golpista con la stampa occidentale che fece di tutto per giustificare il golpe. Peccato che fecero i conti senza l’oste dato che a partire dal 12 aprile a Caracas si scatenarono disordini e la polizia reagì sparando a casaccio e uccidendo oltre duecento persone. La gente rivoleva Chàvez e prese di mira i palazzi del potere, sfidando le autorità. Oltre sei milioni di persone scesero in piazza per difendere Chàvez e chiedere la destituzione dei golpisti, ignorati o quasi dai media mondiali.

Il 14 aprile Chàvez tornò a palazzo Miraflores e gli scontri e i saccheggi cessarono,e i golpisti presero atto del loro fallimento anche perchè Chàvez era forte di un larghissimo consenso popolare mentre i militari non ne avevano per niente. Gli alti ufficiali infatti erano contro di lui mentre i quadri dell’esercito e il grosso delle forze armate era rimasto fedele a Chàvez e alla nuova costituzione. Fu la fine di Carmona Estanga che dovette riparare, guadacaso, a Miami negli Stati Uniti, lo stesso luogo da dove sono stati lanciati in passato attacchi a Cuba da parte  dei controrivoluzionari. Non è stta però la fine delle ingerenze americane in Venezuela, con una opposizione da sempre legata per interesse a Washington, non a caso anche il successore di Chàvez, il suo delfino Nicolas Maduro, farà i conti nei primi anni del suo mandato proprio con nuovi tentativi golpisti.

Questo lungo excursus serve a far comprendere ai lettori il difficile contesto in cui Chàvez è stato chiamato a operare. Nel 2006 sempre Chàvez riuscì a farsi rieleggere sempre in elezioni democratiche con  il 62,7% dei voti, confermando quindi il fortissimo consenso popolare di cui disponeva. Fu all’indomani di questo successo che  Hugo Chávez ha proposto di unificare i partiti del movimento Bolívariano nel Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), creando così un nuovo soggetto politico aperto alla base militante del movimento. Ben presto milioni di cittadini si unirono al PSUV e venne formata l’Alleanza Patriottica, una coalizione con il Partito Comunista Venezuelano che ha dato origine a una collaborazione di lungo respiro nella difficile strada del socialismo.Sempre nel 2006 Chàvez venne accusato di autocrazia quando propose di decretare un referendum per poter essere rieletto fino al 2031 se l’opposizione avesse urlato ai brogli alle elezioni di dicembre. In questo periodo comunque la sua popolarità crebbe a livello mondiale e fecero scalpore le sue parole scagliate contro George Bush e gli Stati Uniti, qualificandolo come un nemico dell’imperialismo a tutto tondo. In ogni caso un tumore pelvico cominciò a frenarne l’attività ma questo non gli impedì di trionfare nel 2012 contro il suo avversario Capriles nonostante la solita campagna mediatica contro di lui orchestrata dai media internazionali. Ammalato, Chàvez cedette poco a poco i poteri al suo erede Maduro, che trionferà nelle elezioni subito dopo la sua morte avvenuta il 5 marzo 2013.

Seguì una larga commozione alla sua morte con un intero paese bloccato dal dolore. Con la morte di Chàvez se n’è andato uno dei più grandi rivoluzionari del XX e del XXI secolo, un uomo che ha costruito il suo potere in modo democratico, dimostrando come le idee socialiste possano vincere con il consenso del popolo. Prima di morire fece in tempo a criticare le Primavere Arabe dietro cui vedeva lo zampino del vecchio colonialismo, non a caso prese le distanze dall’assassinio di Gheddafi e dalla guerra contro Assad. Insomma un politico a tutto tondo la cui presenza nel Pantheon di ogni rivoluzionario e amante della lotta per il progresso appare obbligata e la cui eredità politica è ancora presente dato che il “bolivarismo” continua in Venezuela il suo percorso anche dopo la sua morte. Amico dei poveri e degli oppressi, Chàvez rappresenta il simbolo immortale di un socialismo del popolo e al servizio del popolo, un socialismo semplice, capace di inserire le tradizioni nazionali in un più ampio contesto generale. Esperto conoscitore del mondo, Chàvez ha passato una intera vita dalla stessa parte della barricata, la stessa parte scelta da uomini come lui straordinari come Fidel Castro, Che Guevara e molti altri, la causa del debole contro il forte, della dignità e della solidarietà.

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Tomba a Caracas di Hugo Chàvez.

“Oggi gli Stati Uniti hanno perso un amico che non hanno mai saputo di avere. I poveri di tutto il mondo hanno perso un campione. Io ho perso un amico la cui amicizia è stata una benedizione per me. Esprimo la mia vicinanza alla famiglia del Presidente Chàvez e al popolo Venezuelano”     Sean Penn, 6 marzo 2013

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