Il Pantheon del Tribuno: Italo CalvinoTribuno del Popolo
giovedì , 20 luglio 2017
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Il Pantheon del Tribuno: Italo Calvino

Un genio, uno scrittore, un partigiano. Stiamo parlando di Italo Calvino uno dei più fini scrittori e intellettuali del dopoguerra che ha lasciato un segno indelebile nella letteratura italiana e non solo. Partecipò alla Resistenza, aderì al PCI da cui si allontanò dopo il 1956 e ci ha consegnato decine di capolavori che gli valgono una menzione tra gli uomini più straordinari del XX secolo.

Italo Calvino nacque stranamente a Cuba nel 1923 dal momento che era figlio di due botanici che vennero chiamati a dirigere una stazione scientifica per lo studio delle piante tropicali. A solo due anni comunque Italo tornava in Italia assieme alla famiglia in quel di Sanremo. Era se vogliamo un figlio d’arte dal momento che sua madre, Eva Mameli, era discendente niente meno che di Goffredo Mameli, mentre suo padre Mario Calvino proveniva da una famiglia di mazziniani massoni. Dunque Italo crebbe in un contesto familiare eclettico e aperto, contrassegnato da una laicità assoluta che accompagnerà tutta la sua infanzia passata a Sanremo. Ovviamente da adolescente Italo Calvino venne subito inserito nella lista nera delle autorità locali fasciste ed etichettato come “anticonformista” dato che venne esonerato dall’insegnamento della religione Cattolica.

Per uno strano gioco del destino andò al liceo assieme a Eugenio Scalfari ma poi abbandonò la Liguria per recarsi a Torino quando ormai la Seconda Guerra Mondiale era già scoppiata. Seguendo le orme dei genitori il giovane Italo si iscrisse alla facoltà di Agraria ma non voleva fare lo stesso percorso dei suoi dato che si interessava al mondo intellettuale del capoluogo piemontese. Fu qui che cominciò a scrivere piccoli saggi e articoli, ma la sua vita cambiò radicalmente, come per altre migliaia di italiani, l’8 settembre del 1943, quando cioè il governo Badoglio annunciò l’armistizio con gli Alleati. Fu l’inizio di un periodo di guerra civile terribile che cambiò per sempre l’esistenza di Calvino che in quel momento era appena ritornato a Sanremo nella sua Liguria., Qui dopo un omicidio fascista Italo decise, preso dalla rabbia e dalla commozione, di aderire alla Resistenza, e lo farà nella  Seconda Divisione delle Brigate Garibaldi con il nome di battaglia “Santiago“.

Fu questo un periodo per lui di dura formazione umana e di privazioni, ma gli servì moltissimo a maturare come uomo. Nel corso della Resistenza Calvino sviluppò idee progressiste che lo portarono al termine della guerra ad aderire al Partito Comunista Italiano. Una volta sconfitto il fascismo e finita la guerra Calvino ritornò a Torino per terminare gli studi e qui riuscì a confrontarsi con quella che si poteva considerare come una “elite intellettuale” del dopoguerra, ovvero personaggi come Cesare Pavese, Norberto Bobbio, Natalia Ginzburg e Elio Vittorini. A partire da questo periodo Calvino cominciò anche a collaborare con l’Unità ma i fatti dell’Ungheria nel 1956 lo portarono a prendere la decisione di allontanarsi dal PCI.

Fu proprio negli anni Quaranta e Cinquanta che cominciò la produzione narrativa vera e propria di Calvino, improntata a un fortissimo neorealismo che riecheggia dalle pagine del suo capolavoro nonchè romanzo di esordio: “Il Sentiero dei nidi di ragno“, basato sull’esperienza della Resistenza e della guerra. Successivamente Calvino accantonò un pò il neorealismo con il suo secondo capolavoro il “Visconte Dimezzato”, primo della trilogia “I nostri antenati” cui seguirono “Il barone rampante” e “Il cavaliere inesistente“. La caratteristica principale di Calvino comunque fu il suo eclettismo letterario, in quanto la sua narrativa sarà sempre in continua trasformazione, basti pensare che negli anni Sessanta tornò al neorealismo con il suo “La speculazione edilizia”. Poco dopo tornava al fiabesco e all’onirico con un vero e proprio capolavoro: “Marcovaldo”, cominciato nel 1952 e portato a termine solo dieci anni dopo. Ma non era ancora finita, Calvino poi abbracciò la semiologia pubblicando le sue opere “Cosmicomiche” e “Ti con zero”.In questo periodo Italo Calvino decise di trasferirsi in quel di Parigi, dove vivrà dal 1967 al 1980.

Era solo l’inizio di una nuova fase nella sua vita letteraria, e infatti cambiò ancora la sua produzione scrittoria muovendosi verso schemi matematico-enigmistici con capolavori come ”Se una notte d’inverno un viaggiatore” e “Palomar”. Merita una menzione particolare infine il suo articolo pubblicato su “La Repubblica” nel 1980 chiamato: “Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti“ nel quale in modo geniale tratteggiava la politica italiana dove era sempre meno facile distinguere tra “lecito” e “illecito. Parole profetiche, potremmo dire, di un grande maestro della nostra letteratura.

Nel 1985 si spense tragicamente a causa di un ictus e venne istituito il premio “Calvino” per iniziativa di personaggi come Cesare Segre, Massimo Mila, Natalia Ginzurg, Norberto Bobbio e tanti altri. L’Osservatorio Astronomico Bassano Bresciano ha dedicato a Italo Calvino il nome del pianetino n.22370 qui scoperto nel 1993. Con la sua morte è rimasto un vuoto incolmabile nel mondo culturale italiano e noi non possiamo che inserirlo a pieno diritto nel nostro Pantheon, suggerendo alle nuove generazioni di scoprire lo scrittore partigiano cominciando a leggere i suoi libri fantastici.

“un paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”

Italo Calvino

Gb 

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