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sabato , 22 luglio 2017
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Il Pantheon del Tribuno. Jurij Gagarin

“Da quassù la terra è bellissima, senza frontiere nè confini”: lo disse Jurij Gagarin, figlio di contadini e della Rivoluzione di Ottobre che divenne famoso n tutto il mondo per essere stato il primo uomo a orbitare intorno alla Terra nel 1961, merito per il quale venne premiato come “Eroe dell’Unione Sovietica”. La sua celebre e controversa frase: “Non vedo nessun Dio quassù” ha contribuito a creare il meritato alone di leggenda intorno a un uomo straordinario la cui impresa ha mostrato quanto il progresso possa spingersi oltre ogni limite solo con la volontà. 

Jurij Gagarin a differenza di molti altri personaggi noti non è stato un combattente, un guerrigliero o un rivoluzionario, è stato un semplice cittadino dell’Unione Sovietica figlio di falegnami che riuscì a farsi notare per le sue spiccate capacità nelle materie scientifiche fino a diventare il primo uomo a orbitare intorno alla Terra. Una storia fantastica che è entrata di diritto nella storia del XX secolo e non solo. Per raccontare questa storia bisogna però fare un piccolo excursus e ricordare che Gagarin nacque il 9 marzo del 1934 a Klusino, un villaggio nella zona di Smolensk, da parte falegname e madre contadina. Non viveva in un luogo come un altro bensì in una di quelle collettività aziendali sorte in Russia sin dall’inizio della Rivoluzione del 1917, si trattava quindi di nuove comunità innovative che sarebbero state portate avanti con risultati alterni nel corso dei primi decenni della storia sovietica. In ogni caso il piccolo Jurij si mise subito in mostra a scuola (l’istruzione era obbligatoria)  per spiccate capacità nelle materie scientifiche. Nonostante la scienza e le materie tecniche fossero la sua passione fu costretto a interrompere gli studi a causa dell’invasione della Germania di Hitler, una invasione terribile che causò decine di milioni di morti all’Unione Sovietica e distrusse gran parte del suo territorio più ricco.

Sopravvissuto alla guerra Jurij riprese però i suoi studi e lo fece presso l’istituto tecnico industriale di Saratov dove conseguì con brillanti risultati il diploma di metalmeccanico. Nel corso dei suoi studi Jurij capì in modo chiaro e inequivocabile di avere una innata passione per il volo, e a questa passione dedicherà tutto il resto della propria vita. Nel 1955 infatti si iscrisse in un aeroclub dove sperimentò il suo primo volo su uno Yak-18; fu per lui una esperienza incredibile che gli confermò che il volo avrebbe fatto parte per sempre della sua vita. Questo lo portò a iscriversi a una vera e propria scuola di aeronautica dove si mise subito in mostra per il suo talento straordinario. Fu proprio in questo periodo che decise di entrare a pieno titolo nell’aviazione sovietica, e si diplomò con profitto nel 1957 presso l’Accademia Aeronautica Sovietica di Orenburg.

In quel periodo Urss e Usa si trovavano proprio nel mezzo della Guerra Fredda e della guerra spaziale, dove ciascuna delle due potenze cercava un successo tecnologico di fronte al mondo per avvantaggiarsi rispetto all’avversario. Non a caso fu proprio quando Gagarin si diplomava a Orenburg che il Cremlino lanciava nello spazio lo Sputnik 1, operazione con la quale si posero le basi anche per i primi i voli spaziali con esseri umani a bordo. Sempre più deciso che quello fosse il suo destino, e sempre più rinfrancato dal suo talento, Gagarin decise di frequentare le scuole specializzate in aviazione in Ucraina. Qui Jurij svettò nuovamente per bravura e talento al punto che tutti i suoi superiori avevano al punto fiducia in lui da renderlo una sorta di collaudatore d’eccezione per sofisticate apparecchiature di volo. Nel 1959 grazie alla sua genuina passione venne scelto assieme ad alcuni colleghi per l’addestramento da cosmonauta, una esperienza che avrebbe cambiato la sua vita per sempre. Con viva emozione Gagarin si trasferì a quel punto presso Zvëzdnyj Gorodok con altri venti candidati dove avrebbe cominciato tutta una serie di test per selezionare i migliori. Dopo averli superati tutti brillantemente, Gagarin venne ufficialmente scelto per affrontare il primo volo orbitale con un essere umano a bordo. Il suo sostituto fu German Titov, che andò comunque nello spazio qualche mese dopo di lui.

Si era a un passo dallo scrivere la storia, e il maggiore Jurij Gagarin il 12 aprile del 1961 la scrisse all’interno della navicella Vostok 1. La sua avventura, che avrebbe cambiato anche la storia dell’umanità e non solo la sua, cominciò alle 9;07 (ora di Mosca) e lo portò a diventare il primo uomo a compiere una intera orbita ellittica intorno alla Terra raggiungendo un’altitudine massima di 302 chilometri e una minima di 175 a una velocità di 27.400 km/h. Nel corso della missione Gagarin scelse lo pseudonimo di  Кедр “Kedr” (“cedro”), usato durante il collegamento via radio con la casa base. Memorabili le frasi che pronunciò una volta resosi conto di essere riuscito nell’impresa: “la Terra è blu [...] Che meraviglia. È incredibile”, e ancora “Da quassù la terra è bellissima, senza frontiere nè confini”. Si dice anche che abbia pronunciato la controversa frase: “Non vedo nessun Dio quassù”,  frase di cui non sarebbe rimasta la registrazione ma che Jurij Gagarin potrebbe effettivamente aver pronunciato nonostante le accuse di “propaganda”.

Gagarin volò intorno alla Terra per 88 minuti senza avere il controllo della navicella spaziale dato che era guidata da una sorta di computer controllato dalla base. Il volo terminò alle 10:20 ora di Mosca in un campo a sud della città di Engels, leggermente  più a ovest rispetto al sito pianificato di rientro. Ad aspettarlo trovò migliaia e migliaia di cittadini estasiati dalla sua impresa, che ebbe peraltro un grandissimo eco a livello mondiale. Gagarin era riuscito a dimostrare che l’uomo era in grado di superare ogni limite, e divenne logicamente anche il simbolo del progressismo dell’Unione Sovietica, con Nikita Kruscev che lo premiò con l’Ordine di Lenin, la massima onorificenza sovietica che lo rese ufficialmente un “Eroe dell’Unione Sovietica” facendo conoscere la sua figura in tutto il mondo. Negli anni successivi Gagarin ha anche collaborato alla preparazione di altre missioni spaziali tra cui quella della Vostok 6 che portò nel 1963 Valentina Vladimirovna Tereškova nello spazio, rendendola la prima donna in assoluto a compiere una missione di questo genere. Dopo il 1967 infine, Gagarin tornò a pilotare i Mig che aveva utilizzato prima di diventare un consmonauta. Nemmeno un anno dopo, il 27 marxo del 1968, Juirj morì a bordo di un piccolo Mig schiantandosi al suolo prezzo Kirzac a causa di una turbolenza improvvisa causata da altri tre velivoli, tre Sukhoi Su-15, che potrebbe aver fatto perdere a Gagarin il controllo del mezzo.

In ogni caso morì per uno stupido incidente all’età di 34 anni lasciando una moglie e due bambine proprio quando stava pensando di partire per una nuova missione nello spazio. Le sue ceneri sono ancora conservate con grande onore presso il Muro del Cremlino, a Mosca. Ancora oggi in Russia il suo mito è molto forte e infatti nel Paese esistono ancora molti luoghi a lui dedicati come il centro di addestramento “Star City” dove si preparano i cosmonauti odierni, e l’Accademia dell’aeronautica militare dell’Urss, oggi della Federazione Russa. Nel 1980 infine, l’Urss fece erigere a Mosca un gigantesco monumento costruito in titanio proprio presso il Museo della Cosmonautica.In suo onore inoltre  un asteroide è stato battezzato 1772 Gagarin e gli è stato intitolato anche un vasto cratere lunare sulla faccia nascosta della Luna. Noi vogliamo celebrarlo come un simbolo: il simbolo dell’umanità che con la volontà e la forza dell’idealismo riesce a superare ogni limite.

@Dc

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