Il Pantheon del "Tribuno": Maximilien de RobespierreTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Il Pantheon del Tribuno: Maximilien de Robespierre

Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre anche detto l’ “incorrutibile” nacque ad Arras nel 1758. Cresciuto sotto l’influsso delle idee dell’Illuminismo, Robespierre rappresenta uno di quei personaggi “scomodi” che dedicò la sua intera vita alla “Rivoluzione” e alla causa della liberazione degli oppressi. 

L’ “incorruttibile” rappresenta una delle pietre miliari del “Pantheon” di ogni “rivoluzionario” che si rispetti. Nacque nella Francia dell’Ancièn Regime e il suo nome ancora oggi scatena della reazioni negative in chi vide in lui un tiranno e un feroce dittatore. Robespierre fu un idealista nel vero senso della parola in quanto fu sedotto e influenzato dalle idee dell’illuminismo tra cui svettava un esponente come Jean-Jacques Rousseau. Ricordarlo semplicemente come un “tiranno” sarebbe comunque oltremodo ingeneroso dato che Robespierre, avvocato che faceva parte della classe colta del paese, fu anche colui che difese la rivoluzione dalla guerra civile e che fu strenuamente un difensore degli umili. Il vento “revisionista” che spirò forte con la Restaurazione ha trasmesso un’idea di Robespierre completamente legata al “Terrore”, ma altri storici come Albert Mathiez agli inizi del Novecento rivalutarono la sua figura identificandolo come uno dei padri della democrazia rappresentativa a suffragio universale.

 Nato ad Arras il 6 maggio 1758 in una famiglia di avvocati e perse la madre quando era ancora neonato. Nel 1765 gli storici sostengono che il giovane Maximilien entrò nel collegio di Arras per poi trasferirsi nel 1769 a Parigi nel Collegio Lous Le Grand grazie a una borsa di studio. Il giovane Maximilien si segnalò subito per una condotta scolastica mirabile e veniva descritto come sognatore, assiduo e solitario. Ironia della sorte nel 1775 fu scelto per pronunciare personalmente un elogio in versi al Re Luigi XVI che si era recato in visita ufficiale al collegio. Divenne subito un maestro dell’oratoria e un amante della cultura classica e romana in generale. Fu probabilmente anche in questo periodo che cominciò ad avvicinarsi a Rousseau che nel 1778 avrebbe incontrato Robespierre. Nel 1780 Maximilien Robespierre ottenne il baccellierato in diritto e si iscrisse al registro degli avvocati cominciando a esercitare la professione ad Arras. Da qui la sua carriera continuerà con varie nomine tra cui quella di giudice del Tribunale vescovile.

In quel periodo, ironicamente, Robespierre era contrario per principio alla pena di morte ma ebbe una crisi di coscienza quando dovette comunque farla applicare nel caso spinoso di un criminale. Questo evento lo turbò al punto da convincerlo di non essere tagliato per la professione di giudice, così rassegnò le dimissioni ed esercitò solo più la professione di avvocato, distinguendosi peraltro in un caso che all’epoca fece scalpore: quello di Clementine Deteuf. Guardarobiera dell’abbazia di  Saint Sauveur d’Anchin, a Pecquencourt, la donna venne accusata dal monaco dom Brognart di furto, e quest’ultimo venne condannato per diffamazione a risarcire la guardarobiera. Fu protagonista anche di altri casi famosi, facendosi segnalare per difensore delle scienze e delle arti in più occasioni. Cercò da avvocato di occuparsi anche e soprattutto di casi che mettevano in discussione il sistema del tempo ma nel corso degli anni cominciò anche a pubblicare diverse dissertazioni tra cui destò successo quella su : “ L’origine dell’opinione che estendeva a tutti i componenti di una famiglia parte dell’ignominia associata alla pena infamante subita da un colpevole”. 

Nel 1786 Robespierre venne persino eletto direttore dell’Académie royale des Belles-Lettres di Arras e nell’esercizio della carica si segnalò come strenuo difensore del principio dell’eguaglianza dei sessi e il diritto delle donne a far parte delle Accademie scientifiche e umanistiche. Non a caso a Robespierre spetta un primato che non viene mai ricordato: fu grazie a lui nel febbraio del 1877 che nell’Accademia di Arras vennero accettate due letterate: Marie Le masson le Golft e Louse-Fèlicitè de Kèralio. Robespierre comunque singolarmente non si sposò mai e nel corso della sua vita ebbe solo alcune frequentazioni che non gli diedero mai dei figli. Tra le donne da lui frequentate tutti ricordavano una ventiseienne di umili condizioni conosciuta nel 1790, tale Elèonore Duplay.

Completamente disinteressato dalla religione, Maximilien si riconosceva pienamente nell’illuminismo e nella cultura legata agli Enciclopedisti.Questo suo atteggiamento però si andò lentamente modificando nel corso della sua formazione e arrivò ad avvicinarsi alla posizione di Rousseau che riteneva che la religione svolgesse comunque una vitale funzione sociale anche se era solamente una illusione. Da sempre comunque si distinse per essere un difensore degli umili tanto che difese più volte personaggi ai margini o privi di considerazione. La sua vita da avvocato di provincia cambiò bruscamente con la crisi dell’Ancien Regime, una crisi che lo vide indiscusso protagonista. Quando nel 1788 si era aperta la campagna per l’elezione dei rappresentanti agli Stati Generali, Maximilien Robespierre si distinse per feroci critiche al sistema elettorale vigente che, a suo dire, non era sufficientemente equo e favoriva sempre e comunque la classe nobiliare. Il suo zelo e il suo impegno lo inserirono tra i ventiquattro rappresentanti del Terzo Stato che, il 25 marzo 1789, scrissero di famosi “Cahiers de dolèances”

Da subito fu molti attivo nell’Assemblea costituente tanto che prese parola ben sessantanove volte solo nel 1789, diventando così uno dei più loquaci oratori. Anche per questo non poteva non essere presente nel giuramento della Pallacorda, lo storico momento in cui il Terzo Stato trasformò gli obsoleti Stati Generali in una vera e propria Assemblea Nazionale che permetteva così a fasce di popolazione prima escluse dalla gestione del potere di farsi avanti nella storia. In quel periodo si iscrisse al Club dei Giacobini e fu presente anche alla presa della Bastiglia del 14 luglio, anche se fu un gesto più che altro dal forte sapore simbolico. E’ in questo periodo che cominciò a forgiarsi il mito di Robespierre come nemico dei privilegi della classe nobiliare, tanto che si battè in prima fila per cancellare la concessione al Re del diritto di veto sulle leggi approvate dall’Assemblea. Impossibile poi non ricordare che Robespierre fu uno dei più accaniti sostenitori dell’adozione del nuovo calendario rivoluzionario e della costituzione civile del clero. Ma al suo zelo si dovettero anche l’abolizione della tortura, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e l’abolizione dei reati come l’omosessualità e l’eresia. Un rivoluzionario modernissimo dunque, che aveva molta attenzione per  i diritti civili in netto anticipo rispetto ai tempi.

Dopo il 21 settembre del 1792, con la caduta definitiva della monarchia, si inaugurò la nuova era della Repubblica francese con il potere che venne esercitato a pieno titolo dalla Convenzione Nazionale che vedeva al suo interno diversi gruppi tra cui i montagnardi, e i giacobini. Robespierre divenne uno dei membri del Comitato di salute pubblica nel 1793 e votò a favore della condanna a morte di Luigi XVI, divenendo uno dei personaggi più noti e anche amati dai parigini. Fu comunque sempre fedele alla sua missione di venire incontro agli strati umili della società e infatti non appena entrato nel Comitato varò varie leggi per venire incontro ai bisogni dei poveri e dei sanculotti, che cominciarono a vedere in lui un faro e una guida. Fu anche grazie al suo impegno indefesso nel reclutamento di soldati da inviare nell’esercito repubblicano per difendere i confini che la Francia riuscì a uscirne vittoriosa.

Fu il periodo del cosiddetto “Terrore”, un periodo in cui la Rivoluzione era attaccata da più parti e in cui i filomonarchici provavano a ritornare in sella in tutti i modi. Il vento della controrivoluzione forse avrebbe già travolto tutto ma Robespierre decise di prendere in mano la situazione. Il risultato fu una terribile resa dei conti con decine di migliaia di persone incarcerate e un gran numero uccise ma spesso si tende a dimenticare che all’epoca i metodi dell’Ancien Regime e della monarchia per reprimere il dissenso non erano certo migliori. Inoltre Robespierre non fu mai effettivamente un dittatore, era semplicemente l’uomo più influente di una delle componenti maggioritarie della rivoluzione, di conseguenza una volta cambiata la situazione finì ben presto anche lui nella macina che avrebbe triturato da lì a poco anche Marat.

“Nel sistema instaurato con la rivoluzione francese tutto ciò che è immorale è impolitico, tutto ciò che è atto a corrompere è controrivoluzionario. Le debolezze, i vizi, i pregiudizi sono la strada della monarchia” M. Robespierre

Nel 1793 la Convenzione venne invasa dai sanculotti che imposero il Terrore, un vero e proprio successo per Hèbert, uomo che superò ben presto per radicalismo Robespierre, il quale tentò inutilmente di richiamarli all’ordine. L’Incorruttibile infatti era contrario alla guerra e non avrebbe mai voluto esportare la Rivoluzione “sulla punta delle baionette” come in molti hanno erroneamente detto. Anzi, secondo molti storici lo stesso Robespierre nel periodo del Terrore tentò di moderare i suoi compagni tenendo sempre dritta la barra dell’onestà. Le cose però andavano sempre peggio e infatti tra il 1793 e il 1794 gli arrabbiati e gli hèbertisti riuscirono a ricattare la Convenzione e a condizionarla. A quel punto Robespierre riuscì in una situazione molto delicata a imporre la propria leadership e i capi delle fazioni rivali vennero eliminati; tra loro c’era anche Hèbert. Ma il 4 febbraio 1794 Robespierre riusciva a ottenere l’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi tramite un voto della Convenzione, un successo straordinario che non si tende adeguatamente a ricordare. Fu in seguito che, accerchiato da ogni dove, accettò di adottare leggi più radicali contro i “nemici della Rivoluzione”, ma all’epoca esisteva seriamente la convinzione di dover difendere la Rivoluzione a tutti i costi. In questo senso Saint-Just ebbe a dichiarare: ”Tutto ciò che sta succedendo è orribile, ma necessario“.

Proprio Saint-Just era uno dei membri del cosiddetto Triumvirato rivoluzionario assieme a Robespierre e Couthon. Ironia della sorte le cose per l’Incorruttibile cominciarono a precipitare dopo la vittoria dell’esercito repubblicano francese a Fleurus, in Belgio, contro le armate di Inghilterra, paesi Bassi e Austria congiunte. Da quel momento in poi la vita di Robespierre all’interno della politica francese divenne sempre più difficile e il 26 giugno 1794 calò finalmente il sipario. Scampò anche a diversi attentati contro la sua vita ma finì per isolarsi sempre di più e rimanere per ben 43 giorni lontano dalla vita pubblica. In quel periodo senza Robespierre a calmare gli animi ci furono i giorni più sanguinosi del Terrore e lo stesso Incorruttibile viveva riparato da tutti trincerato nella sua casa. Ritornò nel Comitato solamente il 23 di luglio, ma allora era ormai finito il clima di guerra e quindi la figura di Robespierre era diventata quasi scomoda. Troppe fasce sociali erano ormai stanche del Terrore e si formò contro Robespierre una vera e propria coalizione che fece crollare il governo giacobino con il colpo di Stato avvenuto nel mese di Termidoro. I suoi avversari fecero girare la voce che volesse restaurare la monarchia costituzionale mettendo sul trono il delfino Luigi Carlo di nove anni e nominando se stesso come reggente. Si trattava chiaramente di maldicenze inventate ad arte, segno che ormai era diventato l’uomo da fare fuori per normalizzare la situazione e porre fine al Terrore anche formalmente. Dopo essere stato arrestato Robespierre però si ritrovò di nuovo libero dato che nessuna prigione accettò di incarcerarlo. L’Incorruttibile si ritirò quindi con i suoi fedelissimi nell’Hotel de Ville ma ormai era tardi per tentare di coinvolgere i sanculotti e il popolo in una insurrezione così la Convenzione si riunì dichiarando fuori legge i membri della Comune e i deputati da essi liberati, tra cui ovviamente Robespierre. Il mattino del 28 luglio 1794 le Guardie Nazionali si impadronirono dell’Hotel de Ville e arrestarono tutti i suoi fedelissimi tra cui Saint-Just e Couthon.

Cosa accadde a Robespierre?

Difficile dirlo. Secondo alcuni cercò di opporre resistenza ma venne ferito da un gendarme, secondo altri come Thomas Carlyle e Albert Mathiez avrebbe tentato di suicidarsi. Poco importa però in quanto Maximilien venne trasportato alla ghigliottina in Place de la Rèvolution. Qui la stessa folla che lo aveva inneggiato urlò di farla finita con il tiranno, e anche se ferito sembra che Robespierre non emise un sospiro prima di venire ghigliottinato. Il suo cadavere venne cosparso di calce viva e gettato in una fosse comune nel Cimitero degli Errancis.Insieme a lui vennero decapitati anche tutti i leader giacobini, lasciando così spazio aperto ai Termidoriani dove, oltre agli ex giacobini, trovarono spazio anche alcuni hebertisti che in passato erano decisamente più estremi dei giacobini e si ritrovarono a diventare uomini di ordine. Quello che in molti non dicono è che al Terrore “rosso” di Robespierre i Termidoriani opposero un altrettanto terribile Terrore “bianco” che prese di mira tutti i simpatizzanti di Robespierre e dei giacobini. Ogni azione politica di Robespierre venne anche diffamata, così anche la sua immagine arrivata a noi è per forza di cose sfuocata.

Insomma una figura importantissima, un vero e proprio “gigante” che ha scritto il suo nome in modo indelebile nella storia. Ispirato da alti ideali Robespierre difese la rivoluzione da vari assalti arrivando anche a concepire di accettare il “Terrore” come male minore. Ma non fu lui a inventarlo, e giudicare il “Terrore” senza tener conto del contesto è lo stesso espediente che viene utilizzato per denigrare personaggi scomodi. La realtà è che Maximilien Robespierre, detto l’Incorruttibile, fu la “spada” degli ideali illuministi e fu l’uomo sempre coerente alle sue idee al punto che in nome di quella coerenza arrivò a farsi nemici sia a destra che a sinistra. Inoltre il “Terrore” dei giacobini è divenuto una sorta di parafulmine che incarna tutto ciò che di negativo è stato fatto nel corso del periodo rivoluzionario. Inutile dire che tale semplificazione è stata propagandata per motivi ben precisi e che i metodi che vennero utilizzati dai termidoriani non furono di certo meno violenti di quelli usati dai giacobini o dall’Ancien Regime. Ma come spesso accade la storia viene fatta dai vincitori.

Dc

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