Il "Pantheon" del Tribuno: Patrice LumumbaTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Il Pantheon del Tribuno: Patrice Lumumba

Patrice Émery Lumumba fu uno dei più grandi rivoluzionari e uomini politici africani del XX secolo. Primo premier della Repubblica Democratica del Congo pronunciò uno storico discorso dell’indipendenza scagliandosi contro l’ingiustizia del colonialismo. Contro di lui i colonialisti finanziarono la secessione della regione mineraria del Katanga e dato che era ritenuto un personaggio filocomunista fu la stessa Cia a impegnarsi per eliminarlo. Lumumba venne giustiziato il 17 gennaio 1961, ma a Mosca reagirono dedicandogli l’Università russa dell’amicizia tra i popoli. 

Se si parla di Africa non si può non parlare di Patrice Emery Lumumba. Nel XX secolo l’Africa era ancora sotto il tacco della dominazione coloniale, forse è anche per questo che nei libri di storia contemporanea si tende a non affrontare fino in fondo un periodo imbarazzante per l’Europa e l’Occidente in generale. La dominazione belga del Congo in particolare fu quanto di più abominevole si potesse immaginare, ancor più che il Congo veniva considerato possedimento diretto del Re del Belgio Baldovino I. Lumumba nacque in quel contesto nel 1925 in una famiglia di media borghesia e frequentò la scuola dei missionari cattolici a Onalaua. Segnalandosi come allievo brillante e portato per gli studi lavorò poi come impiegato in una società mineraria della provincia di Kivu fino al 1945. Colto e dinamico il giovane Patrice divenne anche giornalista a Lèopoldville, oggi meglio nota come Kinshasa. Scrivendo per diversi giornali Lumumba frequentò gli ambienti più colti e attivi del luogo e nel 1954 ricevette lo statuto di “immatriculè”, ovvero il riconoscimento da parte delle autorità coloniali belghe di essere un “evoluè” e dunque non un “selvaggio”. Solo per fare un esempio tale status all’epoca era stato rilasciato solamente a 200 persone su oltre 13 milioni di abitanti. Nel 1955 comunque, appena trentenne, Lumumba che si era già avvicinato alle teorie socialiste e rivoluzionarie, creò l’associazione APIC  (Associazione del Personale Indigeno della Colonia) ed ebbe persino un incontro con il Re Baldovino I sulla situazione drammatica della popolazione congolese.

Fu nel periodo successivo che cominciò a dedicare ogni suo sforzo alla lotta contro il colonialismo. Il giovane Patrice si avvicinò alla politica e nel 1958, in occasione dell’Esposizione Universale, si recò in Belgio dove prese contatti con gli ambienti anticolonialisti. Una volta tornato in Congo formò a Leòpoldville il Movimento Nazionale Congolese (MNC), partecipando anche alla conferenza panafricana di Accra. Qui un giovane Patrice Lumumba catturò l’attenzione generale rivendicando l’indipendenza del suo Paese di fronte a più di diecimila persone. Forte di un grande consenso popolare Lumumba si mise in mostra nella vita politica congolese scatenando ovviamente la reazione delle autorità che lo arrestarono e condannarono a sei mesi di prigione a causa di alcuni scontri che provocarono oltre trenta morti. Venne liberato poi il 26 gennaio 1960 e, con una mossa a sorpresa, il Belgio accordò l’indipendenza al Congo.  Il MNC guidato da Lumumba ottenne una straordinaria vittoria nelle prime elezioni organizzate del Paese e divenne così il 23 giugno del 1960 il primo ministro della Repubblica del Congo indipendente. Fu lui a pronunciare lo storico discorso dell’indipendenza ma non aveva fatto i conti con gli appetiti dei colonialisti che avevano già messo gli occhi sulle regioni più ricche di risorse. Non solo, Lumumba fedele alle sue idee di progresso procedette a sfidare il Belgio proclamando l’africanizzazione dell’esercito che fino a quel momento era rimasto in mano belga. Questa sua decisione suonò come una sfida e infatti il Belgio inviò subito truppe nel Katanga, importantissima regione mineraria, sostenendo la secessione di questa regione con alla guida Mosè Tschombe. In questo momento difficile Lumumba si avvicinò molto all’Unione Sovietica, ancor più che nessuno volle aiutare la Repubblica Democratica del Congo contro i secessionisti.

Poco dopo a settembre il presidente Joseph Kasavubu revocò direttamente Lumumba e gli altri ministri nazionalisti. Si aprì quindi una crisi di governo con Lumumba, anticolonialista, anti-imperialista e comunista, che mirava a diminuire il potere delle tribù per introdurre una maggiore giustizia sociale. In questo modo Lumumba fece leva sul Parlamento e revocò il presidente Kasavubu. Il successore del presidente, Mobutu Sese Seko, forte dell’appoggio dei settori colonialisti e degli Stati Uniti in chiave anti-Urss, fece arrestare Lumumba. Il 17 gennaio 1961 Lumumba e i suoi due fratelli Mpolo e Okito vennero trasferiti a Elisabethville in Katanga di fronte a tutti i loro nemici più acerrimi. Vennero giustiziati di fronte a Tshombe, Munongo, Kimba e di altri dirigenti del Katanga secessionista e i resti delle vittime vennero sciolti nell’acido. Anche molti dei sostenitori di Lumumba vennero massacrati nei giorni successi anche grazie ai mercenari belgi e alla Cia. Il suo assassinio destò scalpore in tutto il mondo, soprattutto nella comunità dei paesi non allineati, e infatti non casualmente lo stesso Ernesto Che Guevara si scagliò violentemente contro il suo assassinio. Nulla però cambiò la sostanza, e cioè che Lumumba fu l’unico dirigente politico liberamente e democraticamente eletto nella Repubblica Democratica del Congo.

Oggi in pochi vogliono ricordare Lumumba perchè ricordarlo significherebbe anche ricordare che la Cia finanziò direttamente i suoi oppositori compreso Mobutu. Anche il governo belga nel 2002 ha ammesso la responsabilità negli eventi che portarono alla morte dell’amato leader: “Alla luce dei criteri applicati oggi, alcuni membri del Governo di allora ed alcuni personaggi belgi dell’epoca portano una indiscutibile responsabilità, negli eventi che hanno condotto alla morte di Patrice Lumumba. Il Governo considera perciò appropriato porgere alla famiglia di Patrice Lumumba e al popolo congolese il proprio profondo e sincero rincrescimento e le proprie scuse per il dolore che è stato loro inflitto da quell’apatia e da quella fredda neutralità”. A Mosca l’Unione Sovietica fondò l’Università russa dell’amicizia tra i popoli il 5 febbraio del 1960. Dopo la tragica morte di Lumumba però, il 22 febbraio del 1961 l’Urss decise di dedicarla proprio a Patrice Lumumba e nel suo primo anno di istituzione vennero immatricolati ben 539 studenti stranieri provenienti da oltre 59 Paesi. Nel febbraio del 1975, l’università è stata insignita dell’”Ordine dell’amicizia tra i popoli” per il suo contributo allo sviluppo umano dei cittadini asiatici, africani e dell’America latina, ma nel 1992 ha cambiato nuovamente nome in ”Università russa dell’amicizia tra i popoli – Istituto Statale d’Istruzione Superiore“.

Il 5 febbraio 1992 l’università è stata ribattezzata “Università russa dell’amicizia tra i popoli – Istituto Statale d’Istruzione Superiore” dal governo della Federazione russa.

Patrice Lumumba, assieme a personaggi come Agostinho Neto e Samora Machel, rappresenta uno dei più grandi rivoluzionari africani che seppe, nel corso del XX secolo, traghettare in qualche modo il continente verso la decolonizzazione. Non sorprende che la sua storia, così come quella di altri eroi africani come Thomas Shankara diversi decenni dopo, venga consegnata all’oblio. Studiandola si potrebbe capire agilmente chi fosse dalla parte giusta della storia, e chi no.

Mia cara compagna, ti scrivo queste parole senza sapere quando ti arriveranno, e se sarò ancora in vita quando le leggerai. Morto, vivo, libero o in prigione per ordine dei colonialisti, non è la mia persona che conta, ma il Congo, il nostro povero popolo. Non siamo soli. L’Africa, l’Asia e i popoli liberi e liberati di tutti gli angoli del mondo si troveranno sempre a fianco dei milioni di congolesi che non cesseranno la lotta se non il giorno in cui non ci saranno più colonizzatori né mercenari nel nostro paese. Ai miei figli che lascio per non vederli forse mai più, voglio si dica che l’avvenire del Congo è bello. Le brutalità, le sevizie, le torture non mi hanno mai indotto a chiedere la grazia, perché preferisco morire a testa alta, con la fede incrollabile e la fiducia profonda nel destino del nostro paese, piuttosto che vivere nella sottomissione e nel disprezzo dei principi che mi sono sacri. Non piangermi, compagna mia. Io so che il mio paese, che tanto soffre, saprà difendere la sua indipendenza e la sua libertà.”

(Patrice Lumumba)

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