Il Pantheon del Tribuno. Salvador AllendeTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Il Pantheon del Tribuno. Salvador Allende

Il Pantheon del Tribuno. Salvador Allende

Salvador Allende non è solo un grande personaggio, è un uomo leggendario. A costruire la sua leggenda non solo la sua tragica ed eroica fine avvenuta l’11 settembre 1973 difendendo eroicamente il “Palacio de la Moneda” dal golpe di Pinochet.  Ricordato come uno dei pochi  presidenti marxisti eletti democraticamente, Allende è anche l’emblema delle ingerenze degli Stati Uniti nelle dinamiche della Guerra Fredda. Ancora oggi Salvador Allende viene ricordato come esempio di presidente del popolo ed è diventato icona della resistenza popolare contro i fascismi e la violenza.

Inutile dire che oggi il  nome di Salvador Allende continua a evocare, anche a distanza di anni dalla sua tragica morte, emozioni forti e non solo in Cile. La sua figura infatti si staglia come quella di un gigante nella storia del XX secolo, e la memoria di quanto successe non accenna a dissiparsi. Motivi per ricordarlo ce ne sono a decine, a cominciare dal fatto che probabilmente è stato l’unico presidente di ispirazione marxista a venire eletto democraticamente in libere elezioni. Peccato che fu anche vittima, proprio per questo motivo, di un barbaro golpe finanziato dagli Stati Uniti che all’epoca come oggi non ritenevano e non ritengono ammissibile che uno Stato osi pensare di ispirarsi al marxismo. Ma Allende è anche simbolo di dignità in quanto decise di morire con l’Ak-47 regalatogli da Fidel Castro all’interno del “Palacio de la Moneda”, non accettando di riconoscere il golpe di Pinochet.

Salvador Allende nacque a Valparaìso il 26 giugno del 1908 figlio di un avvocato e politico cileno di origine basche e spagnole e di madre a sua volta di origine basca che era profondamente religiosa. Salvador ebbe la fortuna di nascere in una famiglia abbiente e borghese che aveva una consolidata tradizione progressista. Suo nonno, Ramòn Allende, era stato Serenissimo Gran Maestro della Gran Loggia del Cile, la principale loggia massonica del Paese, ed era anche il fondatore della loggia di Valparaiso, cui parteciparono Salvador e suo padre. Nel 1940 Salvador Allende sposò Hortensia Bussi da cui ebbe ben tre figlie e si occupò anche della famiglia della giovane cugina Isabel Allende, abbandonata dal padre, e che sarebbe diventata una famosa scrittrice.  In gioventù comunque frequentò il liceo Eduardo de la Barra a Valparaìso, e fu proprio in quel periodo che divenne amico dell’anarchico Juan De Marchi, calzolaio emigrato in Cile da Torino che ne influenzò a fondo la formazione giovanile. Allende era però anche affascinato dal marxismo e del socialismo anche se era non “ortodosso” in quanto rifiutava l’idea, almeno teoricamente, del monopartitismo.

Dopo gli studi avviò la professione di medico nel 1937 Salvador Allende fu tra i firmatari di un telegramma inviato al governo tedesco in cui si protestava contro la persecuzione degli ebrei. Era ateo e un massone, iniziato nel 1935 nella Loggia “Progresso” di Valparaiso, ma nonostante questo si riteneva un marxista convinto e un critico aspro del sistema capitalistico. Questo lo portò ad avvicinarsi al Partito Socialista Cileno del quale sarebbe divenuto cofondatore  e leader. Da sempre vicino alle rivendicazioni dei più umili e dotato di intelligenza raffinata, Allende partecipò da subito alla vita politica del Paese e venne eletto ministro della Sanità incrementando il sistema pubblico a favore dei più poveri. Non solo, da ministro Allende si battè in tutti i modi per introdurre delle riforme sociali progressiste come una legge sulla sicurezza degli operai nelle fabbriche e l’aumento delle pensieri per le vedove. Ma sempre grazie a lui venne introdotta anche una nuova legge sulla maternità e un programma gratuito di forniture di cibo per bambini in età scolare.

Sempre attivo nell’ambito della sinistra cilena Allende nel 1968 si adoperò per dare aiuto ai sopravvissuti della spedizione fallita di Ernesto Che Guevara in Bolivia. Fu grazie al suo preziosissimo aiuto che molti di loro riuscirono a ritornare a Cuba, e fu proprio lui a venire in possesso del diario personale del “Che” redatto pochi giorni prima di morire. Allende comunque non lo tenne per sè e lo spedì a L’Avana all’amico Fidel Castro. Esattamente due anni dopo Allende si candidò per la terza volta dopo le sconfitte patite nel 1952 e nel 1958 alla presidenza. Questa volta però Allende poteva contare sull’appoggio incondizionato degli operai e degli studenti, oltre che della borghesia progressista cilena composta da professionisti e piccoli imprenditori storicamente vicini alle idee di sinistra. Tra loro molti intellettuali come Pablo Neruda, che inizialmente era candidato per i comunisti cileni. Con lui si erano schierati anche importanti artisti cileni come Victor Jara e gli Inti-Illimani, e Allende si presentò ai cileni promettendo che, nel caso fosse uscito vincitore, avrebbe promosso riforme socialiste allo Stato, la cosiddetta “via cilena al socialismo”.

Non bisogna però dimenticare che in quel periodo ci si trovava in piena Guerra Fredda e che gli Stati Uniti non avrebbero mai potuto tollerare che un marxista diventasse democraticamente presidente eletto di uno Stato. Una volta che Salvador Allende trionfò alle elezioni ecco che la Casa Bianca entrò in azione e cercò subito di condurre tramite la Cia delle operazioni per spingere il presidente uscente del Cile, Eduardo Frei Montalva, a bloccare la ratifica dell’elezione di Allende. La Cia voleva in questo modo convincere il Congresso Cileno ad eleggere presidente il rivale di Allende, ovvero il candidato del Partito Liberal Conservatore Jorge Alessandri Rodrìguez, che secondo i piani avrebbe rassegnato le dimissioni subito dopo indicendo così nuove elezioni. In questo modo Eduardo Frei avrebbe potuto ripresentarsi alle elezioni nel rispetto della legalità dato che la Costituzione del tempo vietava più di due mandati presidenziali consecutivi. Frei però nonostante le pressioni di Washington non bloccò la ratifica ad Allende che venne investito come presidente a patto però di firmare uno “Statuto di Garanzie Costituzionali” nel quale garantiva che le sue riforme socialiste non avrebbero stravolto nessun elemento della Costituzione Cilena.

Per gli Stati Uniti era una vera e propria paranoia in quanto lasciare che Allende governasse il Cile significava sdoganare il socialismo e il comunismo come forze democratiche e accettabili, oltre che in grado di battere gli altri candidati cosiddetti “moderati” o “conservatori” che ovunque nel mondo facevano gli interessi americani. Allende però, forte del suo 36% dei suffragi ottenuti, tenne un comportamento moderato chiarendo di sentirsi il presidente di tutti i cileni senza distinzioni. Del resto nella sua coalizione c’erano i comunisti, i socialisti, la sinistra diffusa ma anche i cattolici. Ben presto però i suoi avversari cominciarono ad accusarlo di essersi sbilanciato troppo a sinistra, e ovviamente la stampa legata agli Usa continuava a fomentare la popolazione spingendo su questo tasto.  I motivi per l’isteria Usa non erano solo ideologici ma anche per via degli enormi interessi economici americani in Cile. Recentemente negli Stati Uniti sono stati declassificati alcuni documenti che comprovano in modo inequivocabile che fu la Cia a dare ordini precisi ai propri agenti per prevenire con ogni mezzo l’elezione di Allende, e quando non fosse stato possibile farlo creare le condizioni di un golpe.  Si arrivò quindi al 5 settembre 1970 in un clima di isteria con Allende che trionfò con la sua Unidad popular ottenendo oltre un milione di voti ma non avendo il 50% dei voti (Allende ottenne il 36% contro il 44% di Jorge Alessandri e il 27,4% di Radomiro Tomic del Partito Democratico Cristiano). La Casa Bianca era letteralmente ossessionata che, a causa delle idee socialiste di Allende, il Cile sarebbe diventato una nazione comunista entrando così nella sfera di influenza dell’Urss.

Del resto molti industriali americani avevano rilevanti interessi economici in Cile dato che gestivano società come ITT, Anaconda, Kennecott e molte altre. Nixon, presidente americano visceralmente anticomunista, si schierò con violenza contro Allende, al punto di essere pronto a tutto pur di fermarlo Il Dipartimento di Stato americano finanziò in tutti i modi i partiti di destra del Sudamerica per cercare di impedire che comunisti e socialisti trovassero spazio, e ovviamente anche gli oppositori di Allende ottennero finanziamenti dalla Casa Bianca. Del resto fu proprio Henry Kissinger, Segretario di Stato americano e grottescamente premio Nobel per la pace nel 1973, a commentare a riguardo del Cile: “Non vedo alcuna ragione per cui ad un paese dovrebbe essere permesso di diventare marxista soltanto perché il suo popolo è irresponsabile. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.

A spaventare americani e conservatori erano le idee di Allende che avviò un programma di nazionalizzazione delle industrie private che chiaramente andava contro gli interessi delle multinazionali americane. Quando le nazionalizzazioni toccarono le miniere di rame in mano alla Kenecott e alla Anaconda, due aziende americane, ecco che l’intervento americano diventò scontato, ancor più che Allende inaugurò anche una riforma agraria che portò latifondisti reazionari a guardare alla Casa Bianca come possibile salvezza. Allende annunciò anche la sospensione del pagamento del debito estero e non onorò i crediti dei potentati economici e dei governi esteri. Chiaramente questo atteggiamento fece urlare la media e alta borghesia al comunismo, e di conseguenza fu il pretesto per fomentare la lotta sociale contro Allende che però non si fece scoraggiare e inaugurò anche la nazionalizzazione delle banche, delle compagnie di assicurazione, dell’energia, dei trasporti, della siderurgia e di tutti i settori produttivi. Nel 1973 secondo alcune stime lo Stato era in controllo del 90% delle miniere, dell’84% delle banche e del 75% delle aziende agricole. Non solo, con Allende il Cile progredì anche sotto l’aspetto dei diritti, e infatti con lui vennero introdotti il divorzio e l’annullamento delle sovvenzioni statali alle scuole private e religiose. Questo alienò ad Allende la neutralità della Chiesa cattolica che finì per appoggiare in massa l’estrema destra anche se molti preti di base facevano parte della teologia della liberazione e appoggiavano l’Unidad Popular.Tralaltro bisogna segnalare come, con il governo di Allende, vennero varate importanti misure contro l’analfabetismo e per l’aumento dei salari dei lavoratori.

Sempre Allende ordinò personalmente di inviare 55.000 volontari nelle regioni meridionali del Cile per fornire istruzioni e cure mediche di base alle fasce di popolazione più povere. Creò anche una Commissione centrale composta dal governo, dai sindacati e dagli imprenditori e diede avvio a un intenso programma di lavori pubblici, tra cui la metropolitana di Santiago. Nelle zone rurali poi, Allende prese misure a favore dei contadini braccianti e a discapito dei latifondi e delle proprietà maggiori di ottanta ettari che vennero espropriate. Questo netto aumento della spesa pubblica necessitò di uno sforzo per ridistribuire la ricchezza a vantaggio dei più poveri come gli indigeni mapuche. E’ abbastanza provato come questi progetti consentirono a molti poveri di vedere aumentato il proprio salario e quindi innalzare il proprio livello di vita. Il suo governo fu anche amico dell’arte, e infatti cercò in tutti i modi di finanziare e propagandare attività culturali; inoltre concesse il diritto di voto  ai giovani di 18 anni e agli analfabeti, incoraggiando la partecipazione al processo decisionale della povera gente. In ogni caso il governo di Allende fece distribuire tonnellate di libri nelle campagne e soprattutto favorì la costruzione di biblioteche  in organizzazioni comunitarie e in organizzazioni sindacali. Anche nel settore dell’Istruzione grazie alle sue misure i cileni più poveri vennero inclusi all’interno del sistema educativo nazionale grazie a sussidi governativi rendendo così l’accesso gratuito.

Il Congresso però tentava in tutti i modi di mettergli i bastoni tra le ruote grazie all’influenza del Partito Democratico Cristiano che continuava ad accusare Allende di voler condurre il Cile verso un regime dittatoriale come quello di Cuba.  Alcuni membri del Congresso arrivarono persino a invocare l’intervento dell’esercito per “proteggere la Costituzione”. Peggiorò la situazione la visita di Allende a Cuba nel 1971, quando Salvador si recò a visitare Fidel Castro a Cuba in una visita durata un mese. Allende era un grandissimo amico di Fidel e annunciò in quella occasione il ripristino delle relazioni diplomatiche con Cuba, facendo così suonare un altro campanello d’allarme alla Casa Bianca, che a quel punto decise di agire. Nixon cominciò a finanziare i partiti rivali di Allende e i suoi oppositori attraverso l’appoggio economico erogato al sindacato dei camionisti, il cui sciopero paralizzò il Paese. Allende peraltro aveva anche ricevuto il premio Lenin per la pace da parte dell’Unione Sovietica, e secondo l’archivio Mitrokhin Mosca cercò di far capire ad Allende di dover riorganizzare l’esercito e i servizi istituendo un rapporto tra i servizi d’intelligence del Cile e quelli dell’Unione Sovietica”. Il Kgb aiutò sicuramente Allende ma del resto il presidente cileno aveva bisogno di aiuti per bilanciare le ingerenze americane negli affari interni del Paese. Fidel Castro per aiutare Allende inviò  uno stock di fucili d’assalto Ak-47 per la guardia personale di Allende, il GAP (Grupos Amigos del Presidente), e infatti li utilizzarono l’11 settembre 1973 per tentare di difenderlo dai golpisti.L’Urss però decise di non aiutare più di tanto il Cile in quanto non aveva alcun interesse a dover gestire una “nuova Cuba” in Sudamerica, di conseguenza tutte le accuse mosse ad Allende di voler realizzare una dittatura filosovietica sono privi di fondamento.

Non potendo tollerare altri paesi socialisti nell’Emisfero Occidentale Nixon diede avvio all’Operazione Condor, ovvero utilizzare militari, estremisti di destra e neofascisti europei riparati in Sudamerica per soffocare ogni governo socialista o di sinistra in Sudamerica. Già nel giugno del 1973 cominciarono i primi tentativi di golpe come quello effettuato dal colonnello Souper che circondò la Moneda per deporre Allende, senza riuscirvi grazie all’intervento del generale fedele ad Allende Carlos Prats. Nell’agosto del 1973 però la Corte suprema accusò il governo Allende di incapacità nell’applicare la legge in Cile e la Camera accusò Allende il 22 agosto di atti incostituzionali dopo il suo rifiuto di promulgare emendamenti costituzionali già approvati dalla camera. Mentre Allende valutava le prossime mosse il 9 agosto nominò il Generale Prats Ministro della Difesa ma nemmeno due settimane dopo fu obbligato a dimettersi a seguito di un incidente forse creato ad arte. A quel punto Allende decise di sostituirlo con Augusto Pinochet, generale di cui si fidava, ignorando quindi  gli avvertimenti di Fidel Castro sulle infiltrazioni della destra cilena nelle forze armate. Fidel Castro suggerì più volte ad Allende di sostituire i militari al potere e di non fidarsi di loro, anzi il suo consiglio fu quello di armare il popolo ma Allende era contrario alle milizie popolari, e questo fu un gravissimo errore.

Il 24 agosto Allende decise di risponde al Congresso accusandolo di stare “invocando l’intervento delle forze armate e dell’Ordine contro un governo democraticamente elettosubordinando alle istituzioni armate la rappresentanza politica della sovranità nazionale, che non possono e non devono farsi carico o funzioni politiche, in quanto essa è la rappresentanza della volontà popolare”. 

Tutti sapevano dunque, anche Salvaro Allende, ancor più che gli scioperi continuavano e l’inflazione continuava a salire a causa del boicottaggio americano nei confronti della sua economica. La destra cilena e gli americani erano ormai riusciti a creare un clima favorevole alla guerra civile e al colpo di Stato, così Augusto Pinochet venne messo a capo delle operazioni come capo delle forze armate. Una campagna di stampa denigratoria venne imposta dai militari contro il governo e cominciarono a girare voci diffamatorie sulla sua vita privata e sul fatto che volesse diventare un dittatore inscenando un colpo di Stato per esautorare il Parlamento.Allende rifiutò fino all’ultimo di usare la forza e la legge marziale, che i poteri presidenziali permettevano, forse perchè sperava di evitare la guerra civile. ormai però era tardi e l’esercito attaccò Santiago prendendo il presidente alla sprovvista mentre si trovava nel palazzo di La Moneda. Era l’11 settembre del 1973 e i soldati massacrarono migliaia e migliaia di oppositori politici di sinistra con Allende che non si capacitava di essere stato tradito proprio da Pinochet.

Cominciò l’assedio de “La Moneda” con Allende che non accettò di arrendersi e combattè fino all’ultimo con l’Ak-47 che gli era stato donato da Fidel Castro. Con lui c’erano i GAP e Allende pronunciò sotto le bombe un ultimo storico discorso alla radio: “ ”Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore”. Secondo alcuni Allende si sarebbe suicidato per non cadere vivo nelle mani dei golpisti, secondo altri morì combattendo, ma quello che conta è che il suo sacrificio lo ha fatto entrare di diritto nel novero dei più grandi politici e rivoluzionari della causa del progresso e della difesa degli oppressi nel XX secolo. Secondo le ultime ricostruzioni comunque Allende avrebbe potuto tranquillamente ottenere un salvacondotto per la fuga,anche grazie ad aiuti dell’ultimo secondo offerti dalla Massoneria, eppure decise di rimanere nella Moneda e di morire per lanciare un segnale al mondo. Dopo la sua morte milioni di persone in tutto il mondo si sentirono toccati e in Italia ad esempio, dove il Pci era fortissimo, ci furono molti scioperi in solidarietà con Allende. Italia e Svezia non hanno riconosciuto mai il regime di Pinochet per tutti i 17 anni della dittatura e ufficialmente accettarono solo gli ambasciatori accreditati da Salvador Allende. In ogni caso i golpisti di Pinochet uccisero migliaia di persone tra cui anche il cantante Victor Jara dopo averli ammassati nell’Estadio Nacional de Chile, e migliaia di sostenitori dell’Unidad Popular vennero sequestrati, torturati o uccisi. Lo stesso Neruda sarebbe poi morto in ospedale in circostanze mai chiarite.

Indicativo che gli Stati Uniti appoggiarono e riconobbero subito il nuovo governo golpista di Pinochet, supportandolo per i successivi diciassette anni senza mai prendere le distanze dalle sue azioni. E lo stesso potrebbe dirsi della Chiesa che, con Giovanni Paolo II, intrattenne coi golpisti sempre ottimi rapporti. Secondo alcuni dati si parla di qualcosa come 40.000 vittime tra desparecidos e persone assassinate. Ancora oggi la storia di Allende serve ad aprire gli occhi di troppe coscienze intorpidite che accettano le categorie di “buoni” e “cattivi” offerta dai media in modo acritico.

dc

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