Il Pantheon del "Tribuno": SpartacvsTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Il Pantheon del “Tribuno”: Spartacvs

Spartaco nacque in Tracia nel 109 a.c.circa in una famiglia di pastori. Dopo aver combattuto per i romani in Macedonia disertò e venne ridotto in schiavitù. La sua epopea leggendaria lo avrebbe portato a diventare un gladiatore e a combattere nel sangue e nel fango delle arene. Stanco dell’oppressione Spartaco riuscì a organizzare la più grande rivolta di schiavi della storia antica e spaventò a tal punto Roma da entrare per sempre nella storia di chi ha lottato per la libertà e il progresso e contro lo sfruttamento. La sua tragica fine, crocifisso sulla Via Appia, servì solo a rendere la sua figura ancora più eroica ed eterna, non a caso la sua storia ispirò un uomo come Karl Marx. 

“Spartaco è l’uomo più folgorante della storia antica. Un grande generale, un personaggio nobile, veramente rappresentativo del proletariato dell’antichità” 

Karl Marx, Lettera a Friedrich Engels del 27 febbraio 1861

Riavvolgendo il nastro della storia il primo vero “eroe” che meriterebbe di trovarsi nel Pantheon di chi come noi si sente parte dell’immane lotta dell’umanità contro l’oppressione e lo sfruttamento dei pochi sui molti è sicuramente Spartaco. Personaggio leggendario il cui eco è arrivato fino a noi, Spartaco sarebbe nato in Tracia nel 109 a.c., per quanto sia ovviamente difficile ipotizzare una data precisa vista la scarsezza delle fonti. Figlio di una famiglia di pastori della tribù dei Maesi, Spartaco cominciò a svolgere la professione paterna ma gli affari non gli andarono troppo bene costringendolo così a prendere in considerazione di farsi arruolare dall’esercito romano. Dopo essersi arruolato Spartaco andò a combattere in Macedonia in qualità di milite ausiliario e in quella circostanza cominciò a sperimentare sulla propria pelle cosa volesse dire venire discriminato. In quanto trace infatti subiva continuamente atti di razzismo che lo indussero a cercare la fuga, ma non andò lontano in quanto i soldati romani riuscirono a catturarlo e venne giudicato come disertore. Secondo la legge militare romana la pena per la diserzione era quella della riduzione in schiavitù, così nel 75 a.c. fu destinato a fare il gladiatore.

Spartaco era stato venduto a Lentulo Batiato, un lanista importante che era il proprietario di una scuola di gladiatori a Capua. Qui Spartaco dovette ambientarsi in fretta e cominciò subito a segnalarsi per valore nel corso dei combattimenti all’ultimo sangue con belve feroci ma anche con altri gladiatori. Gli schiavi venivano costretti a uccidersi tra di loro per sollazzare il popolo e l’aristocrazia senza alcun riguardo per la dignità di quei poveretti che spesso e volentieri morivano in arena o per conseguenza delle ferite riportate nella vana illusione di potersi riconquistare la libertà. Spartaco non riusciva a tollerare le ingiustizie subite e, stanco dei soprusi, nel 73 a.c. organizzò una vera e propria rivolta contro Lentulo. Con meno di un centinaio di compagni infatti Spartaco riuscì a scappare dall’Anfiteatro capuano e a raggiungere le pendici del Vesuvio. Qui, all’ombra del vulcano, Spartaco e i suoi sconfissero una prima volta i soldati romani, impossessandosi delle loro corazze e delle loro armi. A quel punto quella di Spartaco divenne una vera e propria rivolta e lui venne eletto capo indiscusso assieme a Enomao e Crisso. I ribelli riuscirono a mettersi al riparo nella macchia cominciando così a fare proseliti tra schiavi, contadini e sbandati. Spartaco stava sfidando Roma e soprattutto sembrava esserne consapevole infatti la sua rivolta parlava a tutti coloro che venivano oppressi dal sistema economico e sociale dell’antica Roma.

Il Senato di Roma ovviamente non poteva tollerare che il suo potere venisse messo in discussione da un manipolo di schiavi così prese la questione di petto e mandò ben due pretori, Gaio Claudio Glabro e Publio Varinio, a sedare la rivolta in Campania. Allora però la questione di Spartaco era ancora considerata di poco conto, alla stregua di una manifestazione di brigantaggio da sedare senza troppi problemi. Anche per questo vennero inviati soldati inesperti o raccogliticci ma Spartaco e i suoi, motivati e decisi a lottare fino alla morte, riuscirono a sorprendere i soldati nottetempo riportando un’altra grande vittoria che passò alla storia come la “battaglia del Vesuvio”. In questa occasione Spartaco mostrò di non essere un semplice ex gladiatore o un brigante ma un vero e proprio generale militare a tutto tondo. A quel punto tutti gli oppressi della zona del Vesuvio, pastori, contadini, schiavi, uomini indebitati, accorsero ad arruolarsi tra le sue fila. Il passo successivo fu la clamorosa vittoria colta da Spartaco e dal suo esercito di rivoltosi contro il pretore Publio Varinio e i suoi legati Furio e Cossinio. Spartaco li sconfisse ma non solo, riuscì anche a impossessarsi dei loro cavalli e soprattutto dei fasci littori del pretore, ovvero oggetti dal fortissimo valore simbolico.

A quel punto il mito di Spartaco era diventato inarrestabile e i suoi uomini si spingevano a effettuare scorrerie fin nei pressi di Pompei ed Ercolano. Le legioni romane di Varino vennero spazzate via anche perchè il Senato non aveva certo inviato le sue armi migliori a sedare la rivolta, considerata ancora un problema di “polizia interna” più che una minaccia alla stessa esistenza di Roma. I due consoli in carica in quel momento, Gaio Cassio Longino e Marco Terenzio Varrone Lucullo sembravano quasi non avere così tanto interesse a sedare la rivolta, in questo modo sottovalutarono Spartaco che continuò ad aumentare le sue schiere, incancrenendo la situazione. Spartaco capì di doversi muovere e diresse il suo esercito a Cuma e i suoi cominciarono persino a fabbricarsi da soli le armi, sfidando apertamente le truppe romane. Fu proprio in questa fase che all’interno degli uomini di Spartaco cominciò a serpeggiare la discordia tra diverse fazioni. In particolare i ribelli Galli e Germani di Crisso ed Enomao volevano riprendere subito le ostilità attaccando direttamente le legioni romane mentre, Spartaco, riflessivo e stratega, consigliava di assestarsi in difesa in attesa del da farsi. A quel punto i ribelli decisero di espandere la rivolta anche in Calabria e Lucania e gli uomini di Crisso e Enomao si diedero a selvagge violenze e al saccheggio sistematico contro le popolazioni locali. Spartaco tentò in tutti i modi di fermare gli eccidi, ma finì per inimicarsi i suoi stessi seguaci. A quel punto Roma non poteva più ignorare le grida di aiuto delle vittime dei ribelli deliberò che i due consoli di quell’anno, Lucio Gellio Publicola e Gneo Cornelio Lentulo Clodiano schiacciassero a tutti i costi la rivolta.

Crisso, che a quel punto voleva mettersi in proprio, scese in Apulia con quasi tutti i ribelli celti e germanici ma qui venne sconfitto nel Gargano dal console Publicola e venne ucciso direttamente dal propretore di Gellio. Spartaco però non si fece scomporre e riuscì a sconfiggere ancora i romani sull’Appennino e a sconfiggere l’esercito del console Clodiano Lentulo nell’estate del 72 a.c.. Anche Gaio Cassio Longino Varo, proconsole e governatore della Gallia Cisalpina, venne sconfitto nei pressi di Mutina dalle truppe di Spartaco, che poco dopo si attestò a Turi, in Lucania. Fu esattamente in questo momento che entrò in scena il proconsole Marco Licinio Crasso, che ottenne l’incarico di sedare la rivolta direttamente dal Senato. Crasso contava su ben otto legioni e non badò a spese per allestire un esercito capace di distruggere le truppe di Spartaco. Con sei legioni più le due consolari ripetutamente sconfitte, Crasso era convinto di poter porre fine alla rivolta, e per farlo utilizzò metodi draconiani contro i suoi stessi uomini utilizzando il sistema della decimazione per verberatio, ovvero per bastonate, per punire gli uomini per la loro codardia dimostrata. A quel punto i soldati romani arrivarono a temere più Crasso che Spartaco e venne ristabilita la disciplina nelle schiere dei legionari.

Spartaco, sapendo che non avrebbe mai potuto resistere in eterno in Italia, decise di sbarcare in Sicilia per unirsi a un’altra rivolta di schiavi in atto in Trinacria proprio in quel momento. Alcuni pirati cilici però tradirono Spartaco mettendosi d’accordo in segreto con il governatore della Sicilia Verre, così Spartaco dovette rinunciare al piano di raggiungere l’isola anche se provò persino a superare lo stretto a bordo di zattere improvvisate. Crasso ordinò quindi la creazione di una grande muraglia nella striscia di terra che separava lo Ionio dal Tirreno, all’altezza dell’istmo di Catanzaro, in modo che così la Calabria fosse tagliata da mare a mare impedendo così a Spartaco di poter approvvigionare le sue truppe. Ormai il trace poteva contare solo più su disertori, schiavi fuggitivi e briganti mentre gli abitanti delle città e i contadini si rinchiudevano nelle cittadine atterriti e spaventati dalla rivolta. Stanco dalla situazione Spartaco decise di sfondare il muro e di dirigersi verso l’Apulia forse per imbarcarsi verso la Tracia. Crasso a quel punto colse l’occasione e lo prese alle spalle, ma Spartaco riuscì a vincere nella battaglia di Petilia. La sua vittoria però fu inutile in quanto i suoi uomini ormai erano troppo stanchi e i romani riuscirono a farli fuggire verso Brindisi,e poi verso la Lucania. Nella piana di Metaponto Spartaco raccolse degli illusori nuovi consensi con Plutarco che parlò di molti mandriani e pastori che si unirono alle sue schiere. A Metaponto avvenne lo storico incontro tra Spartaco e il pirata cilicio Tigrane per organizzare l’imbarco degli schiavi da Brindisi verso la Cilicia, ma Tigrane fece il doppio gioco e fece fallire il progetto di Spartaco di lasciare l’Italia.

L’esito della rivolta era a quel punto completamente segnato e Crasso, che non voleva che fossero Gneo Pompeo Magno o Marco terenzio Varrone Lucullo a sconfiggere il gladiatore, decise di attaccare per primo Spartaco nel 71 a.c. nei pressi del fiume Sele. Prima della grande battaglia c’erano già stati cruenti scontri con Plutarco che ha raccontato di come poco prima Spartaco avesse ucciso il suo cavallo promettendo che se avessero vinto avrebbe avuto tutti i cavalli che voleva ma che, se avesse perso, “non ne avrebbe più avuto bisogno“. Nel corso della mischia finale Spartaco avrebbe cercato Crasso ma non riuscì a trovarlo e dopo vari atti di eroismo morì combattendo circondato dai nemici. Secondo alcuni storici il corpo di Spartaco non sarebbe stato ritrovato mentre secondo altri venne catturato ancora vivo e crocifisso assieme agli altri schiavi sulla Via Appia. Alcuni reparti di ribelli riuscirono a fuggire e avrebbero fatto operazioni di guerriglia ancora a lungo ma tutti si ricordarono la violenza con la quale i legionari crocifissero gli schiavi nudi da Capua fino a Roma. Qualche migliaio di ribelli che tentarono la fuga verso nord vennero massacrati dalle truppe di Pompeo Magno che stava scendendo in Italia dalla Spagna. Finì così la rivolta del trace che osò sfidare Roma, uomo intelligente, gentile e carismatico che divenne un personaggio leggendario e anche il simbolo del popolo oppresso che combatte in nome della libertà. Esempio di eroe popolare ispirò anche Karl Marx che nel XIX secolo fu molto colpito dalla sua figura, interpretando Spartaco come uno dei primi reali esempi di eroe del proletariato nella sua lotta per liberarsi dallo sfruttamento.

La sua figura ispirò numerosi romanzi, film, ma anche politici a tutto tondo come Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht che in suo nome nel 1919 fondarono la Lega di Spartaco, facendosi chiamare così “spartachisti”.Ma il mito di Spartacvs era molto forte anche nell’ideologia di stampo comunista dell’Urss, dove persino una società polisportiva moscovita prese il nome proprio dal gladiatore trace: Spartak Mosca. Insomma Spartaco come eroe moderno e come testimone della complessità raggiunta dalla società dell’antica Roma, dove esistevano già le classi sociali e cominciava persino una sorta di consapevolezza all’interno di chi ne faceva parte. Un eroe che continua a ispirare i sentimenti di coloro che vogliono ribellarsi alle ingiustizie di un sistema che sembra incrollabile ma che il ricordo del trace serve a mostrare ancora vulnerabile.

GB

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