Il "paradosso" del 25 ottobreTribuno del Popolo
mercoledì , 23 agosto 2017
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Il “paradosso” del 25 ottobre

La manifestazione del 25 ottobre  rappresenta una pagina importante dell’autunno ormai alle porte. Una giornata che ha visto un milione di lavoratori, studenti, disoccupati e pensionati nella stessa piazza, uniti dalla solidarietà e dalla lotta per il futuro. Il risultato è sicuramente positivo, ma i punti interrogativi sono molti e il destinatario dei messaggi risuonati in tutta la piazza, sembra non essere in grado di recepirli.

Presenti oltre ai leader della sinistra extra-parlamentare, anche Vendola e alcuni esponenti PD, fra cui spiccano Civati e Fassina, la cui presenza in piazza, denota, ulteriormente, la loro incapacità di influenzare la linea del partito, ne’ tantomeno quella del governo. Funzionale, però, a portare acqua e voti, al mulino di chi, è il primo autore degli attacchi ai diritti dei lavoratori, all’università e alla scuola pubblica. Lo stesso Renzi, dal palco della Leopolda, risponde: “Non ho paura che si crei a sinistra qualcosa di diverso, sarà bello capire se è più di sinistra rimanere aggrappati alla nostalgia o cambiare il futuro”. Il punto fondamentale, risiede proprio in queste parole, perché, manifestare in difesa dei propri diritti, che dai primi anni ’90 in poi(con l’abolizione della scala mobile) sono andati via via peggiorando, significa essere nostalgici. Mentre firmare la tessera del PD a Davide Serra, gran capo di Algebris, che nei giorni scorsi ha dichiarato che lo sciopero non è un diritto, significa essere di sinistra, di quelli che al futuro (proprio) vogliono bene.

Si è arrivati all’apice del paradosso: dove, chi difende i diritti è  il conservatore, mentre chi li attacca ogni giorno e ne programma il suo smantellamento è il riformista. Sì, perché approvare il Jobs act, e quindi la cancellazione totale del poco che rimane dell’articolo 18, senza minimamente prevedere un piano industriale per il nostro paese, significa fomentare la macelleria sociale a cui stiamo assistendo.
Le proposte da Piazza San Giovanni sono arrivate, e parecchie. Ma irricevibili per un governo votato al neoliberismo, come una tassa sui grandi patrimoni.
La giornata di sabato ha dimostrato che il popolo della sinistra è vivo e che c’è bisogno di un partito della sinistra, in grado di recepire i bisogni e la disperazione della piazza, senza personalismi, senza chi, la sinistra ha solo contribuito a distruggerla. Una brutta notizia, per chi pensa di entrare in una sede del PD e pensa ancora di trovare Berlinguer.

Francesco Marinozzi

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