il "Paradosso di Renzi", ossia della confusione mentaleTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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il “Paradosso di Renzi”, ossia della confusione mentale

Renzi, nell’attuare politiche di destra, sostiene che la sinistra diventi destra qualora non sostenga le scelte di destra da lui adottate. C’è da domandarsi se il cervello sia collegato quando il nostro eroe esprima dai palchi tali concetti.

Neppure Grillo riesce ad arrivare a tanta incongruenza, nonostante i suoi immani sforzi!
Persino il “Paradosso di Zenone” diverrebbe del tutto logico di fronte alle considerazioni renziane espresse in questi giorni. Ad uso di coloro che dovessero chiedersi in cosa consista il paradosso di Zenone: costui sosteneva che il prode e veloce Achille, qualora avesse concesso dieci metri di vantaggio ad una tartaruga e l’avesse sfidata a “correre” sino al lontano traguardo, sarebbe comunque arrivato secondo per il fatto che, prima di coprire i metri iniziali abbonati alla testuggine, ne avrebbe dovuti percorrere cinque e poi due e mezzo e così via sino all’infinito. Per farla breve, l’infinito lo avrebbe portato ad essere comunque un tantino indietro alla flemmatica ma tenace tartaruga.

Insomma, il “Paradosso di Renzi” riferito a destra e sinistra, secondo cui la sinistra arriverebbe sempre e comunque un po’ indietro rispetto alla destra qualora in questa non si immedesimi (tale è la sostanza del suo sentire), somiglia troppo a quello di Zenone. Però, anche il più sprovveduto degli abitanti del globo potrebbe confutare il postulato attraverso la più scientifica delle prove provate, in maniera del tutto artigianale, come fece Diogene di Siope con una tartaruga posizionata davanti a sé, dimostrando che, senza neppure correre, batteva comunque e sempre il rettile corazzato.
I lettori più dotti tra i renziani potranno richiamarsi, in difesa del loro beniamino, al concetto di indeterminazione della meccanica quantistica che, udite, darebbe ragione a Zenone. Peccato, però, che ciò abbia valore solo nel “mondo” subatomico. Come dire: ciò che sostiene Renzi avrebbe valore solo in un mondo nel quale gli elementi assumessero dimensioni infinitesimali. E anche lì sino a prova contraria. Sorvoliamo sulle aritmie cerebrali di Massimo Cacciari in difesa e sostegno del leader PD.

Tra i sostenitori meno “scientifici” troveremo coloro che citeranno Giorgio Gaber e il suo brano “Destra, sinistra” a dimostrazione di quanto siano oramai svuotati di sostanza i due termini. Non ci provino. Si mettano l’anima in pace; non è così. Le differenze ci sono, eccome. Forse mancano le figure capaci di incarnarle.
Insomma, Renzi fa il suo mestiere mutuando sperimentate forme di comunicazione adottate dai vari populismi antichi e moderni, intrise di banalità, quali basi della sua tecnica di comunicazione. Chissà, forse il momentaneo successo deriverà pure dal riuscire a “parlare” a certuni. La sostanza si vedrà a breve. Intanto la sinistra non stia a guardare, ma si organizzi, nell’interesse di tutti, persino di quelli che di sinistra non sono. Si faccia comprendere alla gente che le differenze tra destra e sinistra esistono, eccome, e soprattutto a chi quelle differenze convengano.
Zenone è sconfitto, Diogene di Siope lo ha sputtanato usando la banale oggettività dei fatti. I due citati potrebbero rappresentare i paradigmi di destra e sinistra? Sarebbe auspicabile: forma e apparenza contro sostanza e concretezza. In fin dei conti, mangiamo pane, non balle.

Enzo Sanna

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