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giovedì , 21 settembre 2017
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Il Partito Comunista Egiziano sugli sviluppi della situazione nel paese

L’Egitto sta attualmente attraversando una grave e seria situazione all’interno di un quadro globale, regionale e locale che mostra rapidi cambiamenti e numerosi conflitti. A livello globale, le forze dell’imperialismo mondiale guidate dagli Stati Uniti continuano i loro tentativi frenetici di sbarazzarsi degli effetti e delle implicazioni della crisi acuta del capitalismo globale, iniziata nel 2008, che continua a produrre conseguenze anche ora, con l’obiettivo chiaro fin dal crollo del blocco socialista e l’Unione Sovietica negli anni Novanta del secolo scorso, di imporre la loro influenza come un unico polo globale e di imporre il loro progetto di Nuovo Medio Oriente, con l’obiettivo di dominare la regione, e di mettere sotto assedio Russia e Cina quali rivali a livello politico ed economico a livello globale. E ‘particolarmente vero con l’emergere di blocchi economici regionali, come i BRICS, l’ ASEAN, (che comprende le nazioni del Sudest asiatico), il COMESA (che comprende gli stati dell’Africa orientale e il blocco dei paesi latino-americani). 

 
L’obiettivo dell’imperialismo mondiale guidato dagli Stati Uniti in questa fase è quello di dividere nuovamente i paesi della regione e di distruggere e esaurire i loro eserciti ed istituzioni per servire gli interessi imperialisti e sionisti e imporre il loro pieno controllo sulla regione. Per l’attuazione dei loro piani hanno dovuto abbandonare alcuni regimi autoritari senili, nonostante i loro stretti legami, e rafforzare i rapporti con i Fratelli musulmani e i loro alleati (le forze del terrorismo e l’estremismo religioso) e alimentare conflitti armati nella regione su linee religiose, confessionali e settarie. Questi piani hanno portato alla distruzione dello stato iracheno e ad alimentare il conflitto tra sunniti, sciiti e curdi. Hanno inoltre contribuito, in collaborazione con gli Stati reazionari della regione, alla creazione e al finanziamento del cosiddetto Stato del Califfato islamico in Iraq e Sham “ISIS” soprattutto dopo lo scoppio delle rivoluzioni e insurrezioni dei popoli in un certo numero di paesi arabi. L’imperialismo è intervenuto per guidare il corso degli eventi verso guerre civili e conflitti religiosi tribali, come è accaduto in Siria, Libia e Yemen. Tutto ciò ha portato al declino dell’attenzione internazionale e araba verso la causa palestinese.

Queste situazioni hanno dato luogo a contraddizioni tra l’imperialismo e alcuni alleati regionali, in particolare con l’emergere delle ambizioni turche, da un lato, e gli iraniani, dall’altro, con gli Stati Uniti che si orientamento verso un riavvicinamento con l’Iran (il che spiega il comportamento degli stati arabi del Golfo con la eccezione del Qatar) e sul versante del post-30 giugno con l’autorità egiziana, per affrontare la minaccia dei Fratelli Musulmani e dei loro alleati nei gruppi terroristici alla loro sicurezza nazionale, nel contesto del nuovo progetto in Medio Oriente, da un lato, e il rischio di espansione iraniana sotto copertura dottrinale in Iraq e la Siria a nord e in Yemen, nel sud; inoltre hanno contenuto le rivolte popolari arabe nella regione e tagliato la strada a cambiamenti radicali in Egitto.

Il nostro partito riconferma la sua posizione ferma sulla questione palestinese come questione centrale nella lotta nazionale egiziana e araba contro l’imperialismo e il sionismo, il sostegno alla lotta del popolo palestinese per uno Stato sovrano indipendente con Gerusalemme come sua capitale e il ritorno dei profughi, secondo le risoluzioni e le convenzioni internazionali.

A livello nazionale il nostro partito ribadisce che entrambe le rivoluzioni del popolo egiziano (quella del 25 gennaio e del 30 giugno) rappresentano un passo importante nel cammino della lotta del popolo egiziano sulla strada della liberazione nazionale, economica, sociale e politica. Questo processo rivoluzionario, con le sue due onde, è considerato un importante episodio della rivoluzione democratica nazionale contro la dipendenza, la tirannia, l’oppressione, lo sfruttamento e la corruzione.

Dopo un anno e mezzo dal 30 giugno, l’Egitto sta attraversando una grave e violenta svolta storica, evidenziata dalla situazione di stallo,volatilità e instabilità in cui viviamo, che hanno portato alla transizione vacillante dalla corruzione e dalla tirannia, e la subordinazione al nuovo sistema per raggiungere gli obiettivi e le richieste delle rivoluzioni del 25 gennaio e il 30 giugno, per porre fine alla dipendenza e raggiungere uno sviluppo autonomo, la giustizia sociale e per completare il processo di trasformazione democratica. Questo è il risultato dei programmi imperialisti guidati dagli Stati Uniti insieme agli alleati regionali (Turchia e Qatar), volti a dividere e frammentare i paesi arabi e accendere guerre civili e settarie, condotte dai Fratelli Musulmani e dai loro alleati di altri gruppi terroristici.

Era naturale e logico che il 30 giugno l’alleanza si dividesse, dopo la rimozione dei Fratelli Musulmani, in un gruppo per il raggiungimento degli obiettivi del 25 gennaio e 30 giugno, finalizzato alla creazione di un moderno e democratico stato civile, e un altro gruppo di sostenitori del vecchio regime, legati ai monopoli e alla classe capitalistica parassitaria che hanno partecipato alla rivoluzione del 30 giugno e si sono attaccati alle sue parole d’ordine, al fine di contenere la rivoluzione, controllare il potere e utilizzare il vecchio apparato statale per mantenere l’orientamento del vecchio regime e continuare le sue politiche e pratiche contro cui il popolo si era ribellato.

Questa situazione di conflitto ha creato un ampio spazio per il ritorno sulla scena politica di alcuni dei simboli e dei sostenitori del regime di Mubarak (grazie ai mezzi di comunicazione e ai canali satellitari), e dei grandi capitali, grazie all’influenza amministrativa e operativa dei loro tentacoli dentro le istituzioni che non sono state ripulite o ristrutturate dopo la rivoluzione.

Tutto questo ha portato a linee e trincee sovrapposte e a mischiare le carte del conflitto con la politica e gli affari pubblici. Ciò ha provocato una discrepanza nelle percezioni e visioni tra le diverse forze politiche, anche quelle che erano nella stessa trincea prima della rivoluzione di gennaio e subito dopo; e anche all’interno di ciascun gruppo o partito politico ha portato a quello che vediamo: un allentamento nella struttura di molte entità politiche, in particolare di sinistra e rivoluzionarie.

Di qui il compito di mantenere la posizione politica corretta dentro queste circostanze politiche contrastanti e turbolenti, il che richiede una precisa e specifica definizione delle contraddizioni principali e secondarie, per non cadere nell’influenza di eventi istantanei e di emergenza che non incidono sulla corrente principale del movimento, e sulla natura dei poteri.

La contraddizione principale

La contraddizione principale che regola la nostra posizione a questo punto è la contraddizione tra il campo della Rivoluzione, che comprende le forze democratiche nazionali che esprimono gli interessi della stragrande maggioranza del popolo egiziano, di operai, contadini, professionisti e grandi segmenti della classe media i cui interessi sono legati all’indipendenza nazionale per uno sviluppo indipendente; e il campo dei nemici della rivoluzione che comprende le forze dell’imperialismo e del sionismo internazionale guidate dagli Stati Uniti e dai suoi agenti all’interno dei gruppi terroristici mascherati dietro la religione così come i simboli della corruzione e della tirannia e i resti del regime Mubarak rappresentanti della grande borghesia compradora e dagli amministratori vicini alla cultura del vecchio regime.

Il principale pericolo immediato nei confronti della popolazione egiziana è la minaccia del terrorismo, che estende la sua influenza in molti altri paesi arabi, e che minaccia la sicurezza nazionale egiziana e araba. Il partito afferma che il terrorismo armato in Sinai dei gruppi terroristici che hanno giurato fedeltà all’organizzazione terroristica ISIS oltre che al crimine brutale compiuto da tale organizzazione in Libia (il massacro di 21 copti egiziani), è strettamente legato alle pratiche terroristiche svolte dai Fratelli Musulmani in diverse province egiziane, che serve solo l’imperialismo, Israele e i nemici della rivoluzione, e in questo senso, riaffermiamo il nostro sostegno e il sostegno del popolo egiziano alle operazioni effettuate dalle forze armate in Libia contro campi terroristi dell’ISIS, nel contesto della guerra contro il terrorismo guidata dall’esercito e dalle forze di sicurezza egiziane, che ha dato loro centinaia di martiri; e osserviamo che per riuscire a sradicare il terrorismo sarà necessaria una risposta globale (per quanto riguarda la sicurezza, l’economia, la società, la cultura e media), a livello locale e regionale per eliminare le sue cause e le radici sia intellettuali e sociali, prosciugando le sue fonti di finanziamento. Questo dovrebbe essere fatto nel quadro di una riattivazione del confronto popolare, e le autorità non dovrebbero prendere alcuna iniziativa che indebolisca il fronte interno e non ci dovrebbe essere alcun giro di vite sulle forze civili pacifiche che chiedono di raggiungere gli obiettivi della rivoluzione per la libertà e la giustizia sociale.

Il nostro partito conferma l’importanza di rinnovare radicalmente il discorso religioso in linea con lo spirito dei tempi, con i moderni concetti di stato civile e con le convenzioni internazionali sui diritti umani, la separazione tra Stato e religione e il divieto di istituire partiti politici basati sulla religione (come affermato nella Costituzione), contro un pensiero estremamente oscurantista, consolidando così i principi di libertà di credo, pensiero e la creatività.

Posizione dell’Autorità egiziana

Il nostro partito ritiene che il presidente Abdel Fattah Al-Sisi, che è stato eletto con la volontà popolare, rappresenta una autorità nazionale che ha effettuato una lotta decisa contro il terrorismo, e ha cominciato a stabilire una serie di grandi progetti nel quadro di sviluppo, specialmente il progetto del Nuovo Canale di Suez, chiedendo una conferenza economica globale con l’obiettivo di attrarre investimenti arabi e stranieri. In questo contesto, il nostro partito conferma che tali progetti devono essere nel quadro di un piano nazionale per lo sviluppo indipendente in cui le istituzioni e i poteri popolari possano partecipare, che siano previste misure di salvaguardia per guidare gli investimenti verso le aree produttive di base che garantiscano il progresso dell’economia nazionale e vadano incontro ai bisogni locali. Le agevolazioni previste per gli investitori dovrebbero essere legate alla compatibilità con questo approccio, dovrebbero contribuire a risolvere il problema della disoccupazione con l’impegno a garantire i diritti dei lavoratori coinvolti in questi progetti.

L’autorità ha preso misure per lo sviluppo della politica estera egiziana, nel tentativo di uscire dal ciclo di completa subordinazione agli Stati Uniti d’America verso un rapporto più equilibrato, sottoscrivendo diversi accordi militari per diversificare le fonti di armi (con la Francia e la Russia) e accordi economici con la Russia e la Cina. Il più importante di questi è l’accordo con la Russia per la costruzione di una centrale elettrica con reattori nucleari in Dabea. Vi è anche una tendenza evidente al ripristino delle relazioni con i paesi africani, in particolare i paesi del bacino del Nilo con un impegno razionale e serio per risolvere la questione della Diga Rinascimento con l’Etiopia, che è considerata una minaccia per lo sviluppo degli egiziani.

Il nostro partito chiede che questi passaggi siano nella direzione di una politica estera strategica e non di piccole manovre, e verso una soluzione politica in Siria, Libia e Yemen, con la partecipazione delle varie parti in conflitto con l’eccezione dei gruppi terroristici religiosi e settari, in modo di evitare il rischio di crollo e di divisione dei paesi della regione, con il rifiuto dell’intervento straniero in tutte le sue forme.

Tuttavia, questi passi positivi sono stati accompagnati dall’assenza di una visione politica e di un programma da parte dell’autorità sul piano economico e sociale, con un rallentamento del percorso di sviluppo democratico. Sono state varate una serie di leggi che limitano libertà e in conflitto con la Costituzione. La più grave di queste è la legge sulle manifestazioni, che confisca le conquiste più significative ottenute dal popolo in entrambe le rivoluzioni di gennaio e giugno. La legge sulla corruzione nella vita politica inoltre non è stata attivata. Non sono state intraprese misure per isolare politicamente Mubarak e i suoi sotenitori, che sono stati trattati con molta attenzione e processati secondo le vecchie leggi, che hanno portato alla loro assoluzione senza una sola condanna, nello stesso momento in cui i simboli della rivoluzione giovanile di gennaio sono stati condannati con verdetti duri mandando molti dei suoi protagonisti in carcere. La dottrina delaa sicurezza non ha subito variazioni e i cittadini tornano a subire le pratiche repressive dell’apparato di sicurezza, che ha portato a morti per mano della polizia, alla repressione delle manifestazioni pacifiche con forza eccessiva e ingiustificata, come è accaduto con l’assassinio del martire Shaima Sabbagh e in quei tragici eventi che sono costati la vita a più di venti tifosi nello stadio della difesa aerea. Ciò ha coinciso con una campagna mediatica di sospetto dei media e dei canali satellitari di proprietà di imprenditori, per lo più legati al vecchio regime, contro la rivoluzione di gennaio e suoi simboli, con l’intensificazione dell’attacco ai partiti politici, con l’obiettivo di restituire il potere ai proprietari di “denaro politico” (corruttori) organicamente collegati al sistema di corruzione dilagante nelle istituzioni statali.

Queste pratiche sono state accompagnate dalla mancanza di cambiamenti sostanziali delle precedenti politiche economiche e dall’adozione di misure per addossare alle classi popolari il peso della crisi economica. Nessun processo serio è stati avviato contro i corrotti e i ladri che hanno saccheggiato e contrabbandato la ricchezza del popolo, senza alcuna vera misura per la loro restituzione.

Quanto detto sopra rappresenta un timore crescente tra segmenti della popolazione sempre più ampi, in particolare tra i giovani, la paura di un arretramento rispetto ad entrambe le rivoluzioni di gennaio e giugno, che minaccia di provocare una spaccatura all’interno del campo delle forze rivoluzionarie. Inoltre non si può scommettere sulla continuazione di questo sostegno popolare per l’autorità attuale a meno che non venga presentato un piano con una chiara visione politica per raggiungere gli obiettivi per i quali il popolo è insorto, per intraprendere azioni concrete per cambiare le vecchie politiche del regime e per l’adozione di azioni concrete per favorire la stragrande maggioranza dei poveri e dei lavoratori.

Nonostante la nostra comprensione della natura dei limiti e ruolo del parlamento in queste circostanze eccezionali, con il predominio di forze di destra, la nostra perplessità in merito al fatto che nel clima attuale si possano svolgere le elezioni parlamentari e la nostra opposizione ad entrambe le leggi sulle elezioni parlamentari e il ridisegno dei collegi, sottolineiamo l’importanza di combattere questa battaglia come uno dei campi di lotta politica e di massa contro le forze contro-rivoluzionarie e per sostenere i candidati che difendono le due rivoluzioni del 25 gennaio e il 30 giugno, che sono dalla parte degli interessi dei lavoratori, dei contadini e delle masse di persone che lavorano contro i simboli della tirannia e contro gli elementi terroristici soprattutto alla luce dell’intensificazione del conflitto nella comunità e nei circoli di autorità e lobby.

Ciò implica la necessità di armonizzare gli sforzi delle forze nazionali e democratiche, tra cui le forze di sinistra, per sorpassare l’eredità storica di debolezza e frammentazione causata da fattori oggettivi e soggettivi, con la necessità di continuare la lotta per mobilitare e organizzare masse popolari, in particolare i lavoratori e contadini nella lotta per costruire un nuovo sistema che cerchi di raggiungere i seguenti obiettivi:

1) Confronto globale contro il terrorismo attraverso gli sforzi concertati di tutte le istituzioni statali e le agenzie a tutti i livelli (politico, economico, sociale, culturale e dei media), così come l’unificazione degli sforzi delle organizzazioni popolari e democratiche dentro e fuori l’Egitto, prosciugando le fonti finanziarie ed intellettuali del terrorismo e smantellando le sue istituzioni, e per la soppressione dei partiti politici basati sulla religione, la cui presenza rappresenta una chiara violazione della Costituzione e una minaccia per l’unità nazionale e la pace sociale.

2) Fine della dipendenza e il raggiungimento dell’indipendenza nazionale a tutti i livelli economici, politici e culturali e il rifiuto di prestiti condizionati da eventuali finanziamenti stranieri volti a limitare la volontà nazionale.

3) Il raggiungimento della giustizia sociale schierandosi chiaramente dalla parte dei poveri e dei lavoratori, per la redistribuzione della ricchezza e del reddito, e rispondendo ai diritti fondamentali della stragrande maggioranza del popolo. Il bilancio dello Stato deve essere redistribuito a beneficio dei poveri e dei lavoratori, con l’adozione della tassazione progressiva, e l’integrazione dei fondi speciali nel bilancio dello Stato, per fermare la politica di sostegno degli uomini d’affari. Partecipare all’organizzazione di movimenti popolari più ampi contro ogni attacco ai diritti ottenuti dalle masse, in particolare, il diritto di manifestazione e di sciopero, il diritto di formare partiti politici con una semplice notifica, e la libertà e l’indipendenza dei sindacati e delle organizzazioni della società civile; un’efficace lotta la disoccupazione e per ridurre l’inflazione.

4) Il completamento della transizione democratica con la modifica della legge sulle manifestazione alla luce di ciò che è stato adottato con una decisione congiunta da parte delle forze nazionali e l’immediato rilascio dei manifestanti pacifici arrestati in base alla suddetta legge, resistendo a qualsiasi tentativo di arretramento rispetto alla Costituzione del 2014 da parte delle forze reazionarie attraverso il passaggio a normative volte ad eludere i diritti e le libertà enunciati nel presente documento, non riducendo o togliendo alcun diritto ottenuto dal popolo il 25 gennaio e il 30 giugno, e la necessità di abolire tutte le leggi ereditate dai regimi precedenti, restrittive e ostili ai diritti delle persone che lavorano. Per ottenere tutto ciò è fondamentale la partecipazione popolare e democratica, attraverso l’attivazione del ruolo delle organizzazioni di massa dei lavoratori, dei contadini e degli altri proletari, delle organizzazioni della società civile. Noi crediamo che sia importante concentrarsi sul ruolo delle amministrazioni locali nel completamento di questa transizione democratica.

5)Il raggiungimento del completo sviluppo autonomo, basato principalmente sul ruolo dello Stato e del settore pubblico e del settore cooperativo, sostenuto principalmente dai settori produttivi industriali, agricoli e minerari, con un accento sul ruolo del settore privato produttivo, nel quadro del piano di sviluppo e della riattivazione di aziende saccheggiate e dei terreni e del denaro contrabbandato all’estero.

6) Lotta decisa contro la corruzione e il monopolio in tutti i campi, sia attraverso lo sviluppo della legislazione, o regolando pratiche e procedure, attraverso un piano completo e specifico, senza eccezioni o privilegi. Dobbiamo premere per la pubblicizzazione immediata degli elementi corrotti dai resti del regime di Mubarak all’interno dell’apparato statale, così come le forze mascherate con la religione per impedire loro di entrare furtivamente nel parlamento e nelle amministrazioni locali.

Lunga vita alla lotta degli egiziani per l’indipendenza nazionale, per la libertà, per la giustizia sociale e per la dignità umana.

Comitato Centrale del Partito Comunista Egiziano

da www.solidnet.org
Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

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