Il Pd di Renzi: no al proporzionale e una sinistra “senza puzza sotto il naso”Tribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Il Pd di Renzi: no al proporzionale e una sinistra “senza puzza sotto il naso”

Il sindaco di Firenze Matteo Renzi torna a parlare sulla legge elettorale: vuole un Pd che imponga il sistema maggioritario a doppio turno e capace di vincere le elezioni, rivolgendosi anche agli elettori di centrodestra e ai grillini.

Fonte: Oltremedianews

Ancora una volta toni da campagna elettorale, quelli scelti da Matteo Renzi nel suo intervento di ieri al videoforum organizzato da Repubblica.it. Il sindaco di Firenze, candidato super favorito alla sfida per la segreteria del Pd, ribadisce le istanze contenute nella mozione da lui presentata per il Congresso con lo splogan “Cambiare verso”. Il nodo focale è ancora la legge elettorale: Renzi vuole un Pd, il “suo” Pd, capace di imporre un sistema maggioritario a doppio turno, dichiarando definitivamente archiviati i vari Porcellum, Super Porcellum e ogni istanza proporzionalista più o meno presente ad oggi negli schieramenti di maggioranza.

“Se votano per me” dichiara il sindaco “votano per un sistema elettorale con cui si saprà chi ha vinto già la sera stessa, e che garantisca l’alternanza secca, c’è la destra e la sinistra, basta dire che siamo tutti uguali, io sono diverso da Brunetta e Schifani”. Poi continua “Sono bipolarista e voglio fermare il giochino, magari di qualcuno che sostiene gli altri candidati, di poter forzare per arrivare a una legge proporzionale”.

Immediate le reazioni interne al partito. C’è chi, come Epifani, ricorda che “il sistema maggioritario è storicamente la posizione del Pd” e che la questione, semmai, riguarda come realizzarlo. E chi come l’ex segretario Bersani, dichiara :“Non ci sono primattori del maggioritario. Tutti sanno che abbiamo depositato una proposta per il doppio turno”. Tutti lo sanno ma pochi se ne ricordano: qualche giorno fa sembrava che in commissione Affari costituzionali al Senato si stesse per votare un progetto basato su una combinazione di sistema spagnolo e premio di maggioranza italiano, una sorta diproporzionale corretto, e la stessa senatrice Finocchiaro, presidente della commissione, aveva tentato di orientare i lavori verso tale direzione, nel pieno rispetto dei veti imposti dal Pdl.

Altro punto su cui il sindaco torna in modo quasi ossessivo, è la necessità di un partito “vincente e convincente”, capace di sfruttare per lo scopo ogni mezzo e, perché no, di pescare voti anche dal centrodestra e dal M5S. “Basta Pd con la puzza sotto il naso, non ne posso più. La sinistra che si crogiola nel com’è bello partecipare mi manda fuori di testa. Quella sul fatto di guardare solo ai voti dal corpo storico del Pd è una polemica poco comprensibile”.

Parole risolute, quelle di Renzi, che poco convincono le voci interne al Pd. Una su tutte, quella di Massimo D’Alema: “Queste dichiarazioni avrebbero un senso se noi fossimo alle primarie per la candidatura per le elezioni. Ma noi stiamo eleggendo il segretario del Pd. Ho l’impressione che Renzi non si renda conto di qual è l’oggetto. A me non sembra molto normale che il segretario del Partito democratico lo eleggano gli elettori del Pdl. Sarebbe come se l’amministratore del mio condominio lo eleggessero quelli del palazzo di fronte”.

Di più: dalle parole del sindaco sembra emergere un modello di Pd che, se da una parte si presenta a gran voce come totalmente altro da figure come “Brunetta e Schifani”, dall’altra non ha difficoltà nello strizzare l’occhio a ex berlusconiani e grillini, rischiando inevitabilmente di tradire le aspettative del bacino elettorale storico di sinistra e di scivolare nella trappola della demagogia e del populismo, in una facile quanto poco auspicabile ulteriore perdita d’identità del partito stesso.

  Paola Venturini

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